RAPPORTO ISTAT 2023. INVESTIRE SUL BENESSERE DELLE NUOVE GENERAZIONI

Nel paese dei grandi anziani chi è povero resta povero, la spesa per l'istruzione è sotto la media UE, l’occupazione giovanile è in sofferenza. Chelli: «Investire sul benessere dei giovani per far sì che l’insufficiente ricambio generazionale sia compensato dalla loro maggior valorizzazione»

di Laura Badaracchi

Luci e ombre, come di consueto, emergono dal Rapporto annuale 2023. La situazione del Paese, stilato dall’Istat e presentato nei giorni scorsi a Palazzo Montecitorio dal presidente dell’Istituto, Francesco Maria Chelli. «Terminato nel primo trimestre 2022 lo stato di emergenza sanitaria nazionale, nel corso dell’anno sono emersi nuovi elementi di criticità. Il forte rincaro dei prezzi dell’energia e delle materie prime, accentuato dal conflitto in Ucraina, ha condizionato l’evoluzione dell’economia, con rilevanti aumenti dei costi di produzione per le imprese e dei prezzi al consumo per le famiglie. Nonostante l’attenuarsi della fase più critica della crisi energetica, nel primo trimestre 2023, l’andamento dell’inflazione condizionerà l’evoluzione dei consumi e dei salari reali nel prossimo futuro», ha spiegato.

Lavoro: un giovane su due mostra segnali di deprivazione

Rapporto Istat 2023Però, secondo quanto emerge dal Rapporto Istat 2023, «dati incoraggianti arrivano dal mercato del lavoro, in cui all’aumento degli occupati si è associata la diminuzione dei disoccupati e degli inattivi». Infatti il tasso di occupazione di 15-64enni «è salito nel 2022 al 60,1 per cento (+1,9 punti percentuali in un anno), collocandosi al di sopra di quello osservato nel 2019. Si registra inoltre un forte calo del numero di persone in cerca d’occupazione (-339 mila unità) rispetto all’anno precedente. Il numero di inattivi di età compresa tra i 15 e i 64 anni, ridottosi già nel corso del 2021, è calato ancora (-484mila unità) scendendo sotto il livello pre-crisi. Per quanto riguarda l’occupazione giovanile (25-34 anni) risultano occupati nel 2022 quasi 8 giovani su 10 nel Centro-Nord a fronte dei 5 circa nel Mezzogiorno». Tuttavia lo scorso anno «quasi un giovane su due (47,7 per cento dei 18-34enni) mostra almeno un segnale di deprivazione in uno dei domini chiave del benessere (Istruzione e Lavoro, Coesione sociale, Salute, Benessere soggettivo, Territorio). Di questi giovani oltre 1,6 milioni (pari al 15,5 per cento dei 18-34enni), sono multi-deprivati ovvero mostrano segnali di deprivazione in almeno 2 domini. I livelli di deprivazione e multi-deprivazione sono sistematicamente più alti nella fascia di età 25-34 anni, che risulta la più vulnerabile».

Povertà, povertà educativa, numeri sui Neet drammatici

Rapporto Istat 2023Non solo: «In Italia il meccanismo di trasmissione intergenerazionale della povertà (trappola della povertà) è più intenso che nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea: quasi un terzo degli adulti (25-49 anni) a rischio di povertà proviene da famiglie che, quando erano ragazzi di 14 anni, versavano in una cattiva condizione finanziaria. La spesa pubblica per istruzione in rapporto al Pil mostra un minore impegno del nostro Paese per questa funzione rispetto alle maggiori economie europee (4,1 per cento del Pil in Italia nel 2021 contro il 5,2 in Francia, il 4,6 in Spagna e il 4,5 in Germania) e in generale rispetto alla media dei paesi Ue27 (4,8 per cento)». E siamo fanalino di coda per le prestazioni sociali erogate alle famiglie e ai minori: l’Italia spende una quota rispetto al Pil «molto esigua, pari all’1,2 per cento a fronte del 2,5 per cento della Francia e del 3,7 per cento della Germania». Triste anche il dato sull’accessibilità delle scuole statali e non: «Poco più di un terzo è privo di barriere fisiche, con una forbice di quasi 8 punti tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno a sfavore di quest’ultimo. Solo il 16% delle scuole dispone di “segnalazioni visive” per studenti con sordità o ipoacusia, mentre le “mappe a rilievo e i percorsi tattili”, necessari a rendere gli spazi accessibili agli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell’1,5% delle scuole». Drammatici i numeri sui Neet: «Nel 2022 quasi un quinto dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione. Il tasso italiano di Neet è di oltre 7 punti percentuali superiore a quello medio europeo e, nell’Unione europea, secondo solo alla Romania. Il fenomeno interessa in misura maggiore le ragazze (20,5 per cento) e, soprattutto, i residenti nelle regioni del Mezzogiorno (27,9 per cento) e gli stranieri, che presentano un tasso (28,8 per cento) superiore a quello degli italiani di quasi 11 punti percentuali; questa distanza raddoppia nel caso delle ragazze straniere, per le quali il tasso sfiora il 38 per cento».

Rapporto Istat 2023: l’Italia dei grandi anziani

Rapporto Istat 2023Sul fronte demografico, evidenzia il Rapporto Istat 2023, «gli effetti dell’invecchiamento della popolazione si fanno sempre più evidenti: il consistente calo delle nascite registrato nel 2022 rispetto al 2019, circa 27 mila nascite in meno, è dovuto per l’80 per cento al cosiddetto “effetto struttura”, ovvero alla diminuzione delle donne tra 15 e 49 anni di età e per il restante 20 per cento al calo della fecondità: da 1,27 figli in media per donna del 2019 a 1,24 del 2022. L’invecchiamento è destinato ad accentuarsi nei prossimi anni, con effetti negativi sul tasso di crescita del Pil pro capite». Infatti «i 15-64enni scendono a 37 milioni 339mila (sono il 63,4 per cento della popolazione totale), mentre i ragazzi fino a 14 anni sono 7 milioni 334mila (12,5 per cento). Gli scenari demografici delineati all’interno del Rapporto Istat 2023 prevedono un consistente aumento dei cosiddetti “grandi anziani”. Nel 2041 la popolazione ultraottantenne supererà i 6 milioni; quella degli ultranovantenni arriverà addirittura a 1,4 milioni». Soluzioni possibili? Secondo il presidente dell’Istat, «investendo sul benessere delle nuove generazioni, si può fare in modo che l’insufficiente ricambio generazionale sia in parte compensato dalla loro maggiore valorizzazione. Gli indicatori che riguardano il benessere dei giovani in Italia sono però ai livelli più bassi in Europa. Le notevoli risorse finanziarie messe in campo per uscire dalla crisi dovrebbero supportare investimenti che accompagnino e rafforzino il benessere dei giovani nelle diverse fasi dei percorsi di vita, intervenendo fin dai primi anni di vita.

Per quanto riguarda i flussi migratori, negli ultimi 20 anni hanno fatto registrare «un sostanziale equilibrio di genere. Al 1° gennaio 2022, le donne rappresentano il 49,3 per cento del totale degli stranieri non comunitari di 18 anni e più con un regolare permesso di soggiorno. Molto evidente la struttura per genere a forte connotazione femminile della collettività ucraina: le donne rappresentano più dell’80 per cento degli ingressi, senza variazioni negli ultimi quindici anni».

A questo link il Rapporto Istat 2023 e i materiali completi.

 

 

RAPPORTO ISTAT 2023. INVESTIRE SUL BENESSERE DELLE NUOVE GENERAZIONI

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