QUARTICCIOLO, NELLA VOCE DEI RAGAZZI UN QUARTIERE INTERO: «VOGLIAMO PIÙ SERENITÀ»

Il Doposcuola Quarticciolo e la Palestra Popolare hanno realizzato una serie di laboratori sulla questione abitativa. Le parole, la rabbia, le speranze di bambini e ragazzi già troppo consapevoli sono diventati un libretto, “È giusto che tutti abbiano una casa”. Visconti: «In questo anno di decreto Caivano quello che non è cambiato minimamente sono gli sfratti»

di Maurizio Ermisino

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«Le case di Quarticciolo sono piccole, ad alcune case gli piove dentro casa, ad alcuni non gli si chiudono le finestre. Allora la colpa è del Atere e anche un altro male è che a causa delle pioggie forti indeboliscono il tetto e può cadere. Una cosa che dovrebbero migliorare sono il di fuori e l’interno delle case. L’Ater deve preoccuparsi di tutto il palazzo». A scrivere queste parole, in tutta la sua spontaneità, errori di ortografia compresi, è un ragazzino delle scuole elementari. Per il quartiere del Quarticciolo, a Roma, la questione abitativa è un problema serio da anni, e i bambini lo hanno ben presente. È quello che leggiamo nel libretto nato da un bellissimo progetto realizzato dal Doposcuola Quarticciolo con la Palestra Popolare, con una serie di laboratori sul tema. È giusto che tutti abbiano una casa, questo è il titolo del libretto. Poche pagine, 14 in tutto, che i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato ai laboratori e al progetto hanno riempito di senso, in modo semplice e senza giri di parole.

Il Quarticciolo rientra nei quartieri del Decreto Caivano bis. Il modello Quarticciolo è l’esatto contrario, parte dal basso

Il Doposcuola Quarticciolo è frequentato dai ragazzi del quartiere, ma anche dai ragazzi dei quartieri vicini, come l’Alessandrino e Centocelle. È nato durante la pandemia, seguendo l’esempio del primo presidio sorto nel quartiere, la Palestra Popolare. Insieme alla Micro Stamperia e all’Ambulatorio Popolare costituiscono una rete, una sorta di resistenza, un progetto di intervento sociale nato dal basso una decina di anni fa per rispondere ai bisogni del quartiere. Della rete fanno parte il Comitato di Quartiere e, da un anno, il Polo Civico. Ascoltando i ragazzi che frequentavano la palestra, ci si è resi conto che a scuola c’erano delle problematiche. «Prima ancora di leggere i dati, che vedono il Quarticciolo come uno dei quartieri con il più alto tasso di abbandono scolastico della città, avevamo l’esperienza pratica» ci racconta Lorenzo Visconti, 35 anni, professore di scienze al liceo, che si occupa del Doposcuola. «L’idea prende vita durante gli anni della pandemia, con le persone costrette dentro casa in abitazioni fatiscenti, con sei o sette persone in locali di 30 metri quadri, senza un luogo dove poter studiare». «Abbiamo capito che la dispersione scolastica era sintomo di un problema ben più ampio» ci ha spiegato. «Un problema strutturale che in questa borgata è facilmente associabile alla condizione abitativa dei ragazzi e delle ragazze. È banale dire che se un ragazzo o una ragazza vive in condizioni problematiche avrà problemi nello studio, nella salute, in tutti gli aspetti che riguardano la propria vita». È questa la prima riflessione da cui si è pensato di far nascere questo tipo di lavoro. Anche perché, da un anno, il Quarticciolo rientra nei quartieri del cosiddetto Decreto Caivano bis, un modus operandi in cui le indicazioni arrivano dall’alto. Il modello Quarticciolo è l’esatto contrario, parte dal basso. Dieci anni fa era stato redatto “Abbiamo un piano”, progetto che aveva mappato le esigenze del quartiere, con un ascolto e confronto con gli abitanti.

quarticciolo

«Il Signor Hater non interviene»

È stata una cosa naturale parlare dell’emergenza abitativa al doposcuola, che è il cuore del quartiere, il posto dove si sente tutto quello che si respira qui. «In questo anno di decreto Caivano quello che non è cambiato minimamente sono gli sfratti» commenta Lorenzo. «Qualche mese fa è stata sfrattata una donna con disabilità, senza che le sia stata data alcuna opportunità alternativa. L’anno scorso famiglie e donne con figli a carico sono state mandate via. In questo quartiere la questione abitativa si vive sempre». Questione abitativa che, da un lato, è riuscire ad avere una casa,  dall’altro, avere una casa dignitosa. «Ci sono ragazzi o ragazze che frequentano il doposcuola che hanno ricevuto lo sfratto», commenta Lorenzo. «Questo è un tema che attraversa i nostri spazi. Uno dei motti del quartiere è “Il Quarticciolo alza la voce”. L’idea è stata questa: è un tema che sentiamo; come possiamo dare forma a questa voce, che è anche la vostra? È stato disarmante e interessante vedere la consapevolezza che avevano questi ragazzi dai 5 ai 13 anni». Ragazzi e ragazze di nove anni che dicono «L’Ater non ha idea di cosa si prova a vivere in case in queste condizioni. Non è perché sono case popolari allora le puoi abbandonare. Non siamo abitanti di serie B». «Voglio sentirmi libero di uscire. Non è possibile che persone vivono a casa con la muffa. Il signor Hater non interviene; è un malfamato. Voglio che si prende le sue responsabilità».

«Lo Stato sistema o pulisce questo quartiere soltanto quando devono venire le persone importanti o la Rai»

 Un sentimento che ricorre molto nelle parole dei bambini e dei ragazzi è la rabbia. Lorenzo ci legge alcuni dei loro pensieri. «Allo Stato non interessa niente di questo quartiere. Da quando vivo qua i palazzi non sono stati ancora restaurati». «Lo Stato sistema o pulisce questo quartiere soltanto quando devono venire le persone importanti o la Rai». «I soldi andrebbero in parte usati per l’apertura dei negozi e per dare vita a questo quartiere». «Non è possibile vivere con la muffa attaccata ai tetti. Perdiamo soldi. Si deve prendere le proprie responsabilità l’Ater». «Noi abbiamo solo dato il là» spiega. «Abbiamo dato loro voce, anche solo chiedendo che cos’è che ti piace e cosa miglioreresti. Ci sono anche le cose belle: i ragazzi si trovano bene a vivere con la famiglia, i fratelli e le sorelle».

L’inverno dentro casa con le bacinelle

Di recente il quartiere ha fatto un presidio davanti all’Ater portando delle bacinelle. Perché le persone, d’inverno, dentro casa, lo passano con le bacinelle. Ma c’è la sensazione che qualcosa si stia muovendo? «In questo momento ci sono molti annunci» ci spiega Visconti mentre passeggiamo lungo il quartiere verso la Palestra Popolare. «La Regione Lazio ha annunciato lo stanziamento di decine di milioni di euro, ma bisogna vedere se queste cose verranno messe in pratica. Siamo davanti a due palazzine che dovevano essere sistemate, sono le cosiddette favelas, ma a distanza di anni sono ancora qui. Questa casa qui vicino è stata completamente rifatta, ma dentro non c’è ancora nessuno. C’è il grande assente in tutto questo: non si prende le sue responsabilità non ci mette la faccia. Il Presidente della Regione Rocca è venuto a farsi un giro, a fare un video, a dare pacche sulle spalle alle persone. Ma in concreto non è cambiato niente».

Quarticciolo «è rappresentato in modo brutto, ma ci sono anche cose belle»

E così arriviamo alla Palestra Popolare. È qui che incontriamo Cristina, 13 anni, una delle ragazze che ha partecipato ai laboratori, mentre si sta allenando nella boxe. «Per me è impensabile che certa gente che non ha le possibilità di vivere in una casa dignitosa debba andare a vivere in queste condizioni», ci spiega subito, quando le chiediamo il perché ha partecipato al progetto. «Ho avuto un’infanzia che è stata ancora peggiore di quella delle case popolari» ci racconta. «Ho vissuto ai campi rom. Dopo un po’ ce ne siamo andati e abbiamo vissuto in una delle tante case popolari per qualche anno. Abbiamo fatto la domanda per una casa del Comune, abbiamo aspettato diversi anni. Nel frattempo mia madre ha avuto altri due bambini. E la casa dove stiamo adesso, che è comunale, è troppo piccola. Ma è in buone condizioni». Ma come è iniziato per lei il laboratorio? «Ci è stata fatta una domanda: cosa vorresti cambiare di questo quartiere?» ci spiega. «Secondo me è rappresentato in modo brutto, perché ci sono delle persone brutte. Ma ci sono anche delle cose belle. Siamo nella fase della preadolescenza, e vorremmo uscire, divertirci, andare al parco con i nostri amici. Ma i nostri genitori pensando che fuori ci sia gente con cattive intenzioni, non ce lo lasciano fare. Abbiamo poca libertà rispetto ad altri ragazzi della nostra età». Che cosa ne sa delle condizioni in cui vivono le altre persone della sua età? «Una mia amica vive vicino a questo quartiere» risponde Cristina. «Dentro la casa ha la muffa. E infatti la nonna, che abita insieme a lei, che soffre d’asma, si è ammalata a causa della muffa».

«La nostra intenzione è questa. Migliorare le nostre case, migliorare il quartiere»

Come gli altri ragazzi, Cristina è ben consapevole della situazione in cui vivono in tanti nel suo quartiere. «L’Ater, o qualsiasi altro ente ha in carico queste case, se ne dovrebbe occupare. Se in una casa ci sono le muffe, i tetti che cadono, le finestre rotte, le conseguenze non sono solo per la casa, ma ricadono sulla persona. E di trovare un’altra casa le persone non se lo possono permettere».

«Quando è venuto il Papa volevamo fargli presente questa cosa. E provare a migliorarla» continua. «La nostra intenzione è questa. Migliorare le nostre case, migliorare il quartiere. Secondo me cambierà poco. Sul momento ti fanno promesse, ma alla fine i risultati non li vediamo. Ci stiamo lamentando, stiamo facendo proteste per farci ascoltare. Però non vediamo risultati, più andiamo avanti e più vediamo che la situazione sta peggiorando». Chiudiamo questa storia con la pagina che chiude il libretto. Un cuore grande, viola, e le parole «Vogliamo più serenità».

QUARTICCIOLO, NELLA VOCE DEI RAGAZZI UN QUARTIERE INTERO: «VOGLIAMO PIÙ SERENITÀ»

QUARTICCIOLO, NELLA VOCE DEI RAGAZZI UN QUARTIERE INTERO: «VOGLIAMO PIÙ SERENITÀ»