ROMA. POLI CIVICI, LA PERIFERIA CHE SI FA CENTRO

Le esperienze delle reti di mutualismo di Quarticciolo ed Esquilino raccontano di territori in cui la realizzazione dei Poli Civici è possibile

di Lucia Aversano

Quarticciolo, Esquilino, Tor Bella Monaca, Tor Sapienza, Corviale, Tufello e molti altri territori hanno sviluppato reti locali di mutualismo volte a garantire i diritti sociali fondamentali lì dove l’azione pubblica non arriva. Nel Rapporto pubblicato da LabSU DICEA, Fondazione Charlemagne e Associazione Fairwatch, Reti di mutualismo e poli civici a Roma, queste realtà sono state mappate e analizzate. Il lavoro condotto, oltre a tracciare la mappa della partecipazione civile, ha approfondito due casi studio ritenuti interessanti: Quarticciolo ed Esquilino, dove lo strumento del Polo Civico può essere attivato con successo.

Quarticciolo: la borgata che resiste

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La Casa di quartiere ospita la Palestra Popolare, il Comitato di quartiere, l’Associazione Età Libera e l’Ambulatorio Popolare di Roma est. Foto Red Lab Quarticciolo

Sono circa 5 i kilometri che separano il Quarticciolo da Porta Maggiore; non una grande distanza se si ragiona in termini di collegamenti odierni, anzi, ma pensando al 1940, anno in cui quest’ultima borgata costruita dall’IFACP veniva realizzata, la distanza è considerevole. Talmente rilevante, da conferirle il nome in quanto nata sul quarto miglio di via Prenestina. Come le altre borgate di epoca fascista, la sua distanza dal centro della Capitale era funzionale all’allontanamento dei ceti popolari dal centro città. Oggi il Quarticciolo non è più geograficamente estrema periferia della città, ma resta un territorio ultrapopolare caratterizzato da assenza di servizi, alta densità abitativa, alti tassi di disoccupazione e criminalità. Oltre alla mancanza di servizi, l’amministrazione è stata assente anche nella pianificazione urbanistica degli ultimi anni che, da un lato, ha dato via libera alla grande distribuzione danneggiando il tessuto commerciale locale e dall’altro, ha soppresso due importanti punti di aggregazione del quartiere: la piazza principale, chiusa per ristrutturazione circa vent’anni fa e la piscina comunale, chiusa definitivamente nel 2014. Se si esclude la realizzazione del Teatro-Biblioteca Quarticciolo nel 2014, l’amministrazione pubblica ha lasciato gli abitanti di questo quartiere al loro destino.

La rigenerazione degli spazi nasce dal basso

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Pietro Vicario: «Per il momento qui ci sono le associazioni, c’è l’università e ci sono anche le Fondazioni. Quello che manca è la pubblica amministrazione». Foto Palestra popolare Quarticciolo

Il grande vuoto delle istituzioni è stato in parte riempito dalle iniziative dal basso che, a partire dal 2014, sono nate all’interno della borgata. A cominciare da Red Lab Quarticciolo, realtà nata nel contesto dell’occupazione abitativa che progressivamente ha iniziato a promuovere relazioni sociali sul territorio attraverso iniziative autonome e autogestite. Anche la Palestra Popolare Quarticciolo, nata grazie alla ristrutturazione di un ex locale caldaie dell’Ater, (e ora trasferita nella nuova casa di quartiere in via Ugento) in un momento i cui la piscina comunale chiudeva per sempre – e con lei l’unico spazio sportivo del territorio – ha dato vita a un luogo che presto è diventato punto di riferimento per giovani e giovanissimi.  La riappropriazione degli spazi pubblici e la riattivazione di luoghi aggregativi non ha lasciato indifferenti gli abitanti. «Solo la palestra accoglie oltre un centinaio di persone», spiega Pietro Vicario della Palestra Popolare Quarticciolo, «e le potenzialità del luogo sono tante se davvero venisse realizzato un Polo Civico. Per il momento qui ci sono le associazioni, c’è l’università e ci sono anche le Fondazioni. Quello che manca è la pubblica amministrazione».

Poli civici: proposte di sviluppo fatte per durare nel tempo

 Le istituzioni non vedono, o forse non vogliono vedere, a detta degli abitanti, i tanti e gravi problemi presenti sul territorio, a partire dalla situazione degli alloggi ERP. Il quadro generale è questo, anche se però «nello specifico qualcosa siamo riusciti a conquistare», prosegue Pietro  Vicario. «Siamo riusciti a portare via le famiglie dalla “favelas” (edifici in via Ugento destinati a una demolizione mai avvenuta); i servizi sociali indirizzano i ragazzi che hanno bisogno di sostegno verso la nostra Palestra; il Dipartimento Urbanistica di Roma Capitale ha aperto un laboratorio di quartiere per ragionare sulle opere incompiute dal precedente Contratto di Quartiere. Il Polo Civico sarebbe il tentativo di costruire una maniera di lavorare meno episodica, che riconosca il territorio, e che investa competenze, capacità e risorse qui, dove sono necessarie.» Il Polo Civico del Quarticciolo dunque assumerebbe una dimensione strategica e si declinerebbe su tre attività già individuate: il Laboratorio, per definire interventi materiali e immateriali da portare avanti; lo Sportello, attraverso l’istituzione di un PUA (Punto Unico di Accesso ai servizi); e l’Hub dell’economia locale: per l’occupazione lavorativa attraverso l’attivazione di spazi per la produzione e l’artigianato locale.

Poleis: il progetto del polo civico dell’Esquilino

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Ieri la presentazione della ricerca Reti di Mutualismo e Poli Civici a Roma con un focus sull’esperienza del Polo Civico Esquilino.

La periferia sud-est non è l’unico territorio in cui si sono sviluppate reti di mutualismo. All’Esquilino, per esempio, sono più di trenta le associazioni e le realtà civiche attive. Nonostante la sua posizione centrale, il quartiere presenta al suo interno delle vulnerabilità sociali evidenti. La convivenza all’interno del rione spesso è difficile: circa il 21% dei suoi abitanti è di origine straniera, le povertà sociali ed educative, insieme alla precarietà abitativa, sono in crescita. Anche qui il vuoto lasciato dall’amministrazione pubblica è stato in parte colmato dalle diverse associazioni della società civile presenti sul territorio, e la realizzazione di un Polo Civico permetterebbe non solo di semplificare la vita degli abitanti ma anche quella delle stesse istituzioni. È di questo parere Michelangelo Ricci, di Spin Time Labs, il quale ritiene che il Polo Civico «sarebbe un connettore importante tra la cittadinanza e un welfare che oggi non è più erogato solo dal pubblico ma anche da una rete di Enti del Terzo Settore a cui di fatto sono state appaltate delle funzioni, ma sempre con un ruolo ancillare.» E non solo il Terzo Settore ha fatto da stampella per colmare le insufficienze dell’amministrazione ma «per anni il pubblico ha alimentato, attraverso i bandi, una logica che spingeva le associazioni a competere tra di loro, invece bisogna ripensare i servizi in un’ottica di cooperazione».

La città dei 15 minuti che già c’è

Fino ad oggi, il sostegno da parte delle amministrazioni pubbliche è stato pressoché insufficiente, secondo la rete dell’Esquilino, nonostante ci siano delle aperture e nonostante l’idea dei Poli Civici faccia il paio con il modello di “città dei 15 minuti” che questa amministrazione si prefigge. Sebbene dunque il progetto dei Poli Civici rappresenti l’esito naturale delle politiche perseguite da quest’amministrazione, e sebbene ci sia una forte apertura in questo senso «ci si domanda il perché ancora non si sia giunti a una sua concretizzazione, visto che a mio avviso sarebbe molto miope non sostenere esperienze di questo tipo fino in fondo.» L’obiettivo del progetto Poleis è quello di sviluppare un sistema di co-governo del territorio che si basa sulla cooperazione di tutti gli attori in campo, che comprenda oltre alle istituzioni pubbliche e al Terzo Settore, anche i cittadini attivi, gli enti profit socialmente orientati, le scuole, le università e tutti gli organismi che  mirano a migliorare la qualità della vita del territorio. Al momento, all’interno del progetto Poleis sono stati istituiti alcuni gruppi di lavoro impegnati sugli ambiti: Diritto all’abitare; Comunità educante; Welfare comunitario, Food policy e Rigenerazione urbana.

Per approfondire i casi studio è possibile consultare l’ebook del rapporto di ricerca

 

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