A TRASTEVERE, RIPA DEI SETTE SOLI SPERIMENTA L’ACCOGLIENZA

Non è né uno Sprar né una casa famiglia. Ma grazie ai Frati minori, ogni anno 60 giovani adulti trovano una comunità

di Ermanno Giuca

Trasformare la vita contemplativa di cinque frati in un grande progetto di accoglienza per i giovani a rischio di esclusione sociale. È quello che nel 2011 è accaduto nel convento francescano di Ripa, nel cuore di Trastevere, quando alcuni religiosi chiesero ai propri superiori di aprire la loro casa a chi rischiava di perderla: i neo maggiorenni usciti dalle case famiglia, ragazzi in detenzione domiciliare, giovani rifugiati in cerca di un luogo sicuro. Non solo accoglierli, ma condividere con loro la propria vita in fraternità.

 

San bFrancesco a Ripa, trastevereUn’intuizione che in questi anni ha donato alla città Ripa Dei Sette Soli.  Ripa sta per  Rinascere Insieme Per Amore ed è un progetto di accoglienza promosso dai Frati Minori del Lazio, che oggi, solo nel convento trasteverino di San Francesco a Ripa, ospita ogni anno oltre cinquanta giovani in difficoltà, dai 18 ai 35 anni.

«Quello di Ripa è un esperimento d’accoglienza molto particolare», racconta Marcella, una delle volontarie della struttura. «Gli ospiti condividono con i frati la vita quotidiana, ricevono supporto umano, e, se lo desiderano, anche spirituale. Attualmente i giovani presenti sono principalmente stranieri (provengono dalla Tunisia, Albania, Togo, Mali, Guinea, Afghanistan) e di diversi credi religiosi. Ecco perché uno dei momenti più belli è quello prima della cena in cui tutti preghiamo insieme, ognuno a suo modo».

 

Ripa dei Sette SoliNÉ SPRAR NÉ CASA FAMIGLIA. L’accoglienza, che si respira tra queste mura, ha una grande dimensione fraterna, ma non viene trascurata anche quella tecnica. Sono circa 20 i volontari che a turno si alternano per garantire ai ragazzi non solo i pasti, ma anche l’ascolto delle loro difficoltà, l’orientamento al mondo del lavoro o l’adempimento di pratiche d’ufficio. Per ciascun volontario è previsto un corso formativo con degli esperti, per creare relazioni efficaci con gli ospiti, con particolare attenzione al tema dell’interculturalità. «Ospitando persone adulte», continua Marcella, «la struttura non beneficia di contributi statali e contiamo sull’aiuto concreto di persone che ogni giorno riforniscono la nostra dispensa, oppure ci portano indumenti o altri materiali. Sia per noi volontari, che per gli ospiti, abbiamo adottato un regolamento che permette di gestire meglio la stessa struttura».

Un ramo del progetto Ripa dei Sette Soli si trova anche nel Convento Sant’Angelo di Valmontone, dove ad essere accolti sono uomini e donne con problemi economici o in uscita dal carcere.

«In convento non abbiamo aperto uno Sprar, né una casa famiglia», ribadisce fra Massimo Fusarelli, responsabile del progetto. «Nei nostri ambienti (come in tutti quelli religiosi) è prevista la clausura, per permetterci una vita quanto più contemplativa. Qui invece insieme ai superiori abbiamo colto la sfida di aprirci alla vita di quei giovani che attraversano momenti difficili. Nel segno della fraternità, vogliamo rendere queste persone protagoniste della loro vita. Parliamo di migranti, rifugiati, ma anche di italiani con storie di disagio alla spalle. In questi anni ci sono stati ragazzi, che hanno conseguito con noi gli esami di maturità o chi, dopo un corso professionale, ha avviato un’attività».

 

Ripa dei Sette SoliE POI IL PUB. Per ampliare sempre più le reti con il territorio e creare un contatto con il quartiere, Ripa dei Sette Soli ideato il Friar Pub Ripa: una volta al mese la sala della parrocchia si trasforma in un pub, cioé in  uno spazio di relax e socializzazione, dovi si può ascoltare musica, bere una birra a mangiare. Il servizio è affidato ai volontari e agli ospiti del progetto.

Un esperimento coraggioso quello del convento di Ripa, che riporta alle radici storiche del luogo: fu lo stesso Francesco d’Assisi, in uno dei suoi viaggi romani, a destinare quel luogo ad un lazzaretto, scegliendo di vivere con i lebbrosi, gli emarginati, prendendosi cura degli ultimi del suo tempo.

 

 

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