
SBELLICHIAMOCI, FLAVIO LOTTI: «ABBIAMO PERSO LA MEMORIA DI COME SI FA A FARLA, LA PACE»
Il 16 e 17 gennaio la prima Conferenza nazionale delle Scuole di Pace, alla Sapienza. Flavio Lotti, coordinatore dell’iniziativa: «La scommessa è creare un dialogo stabile tra istituzioni, reti, organismi. Abbiamo bisogno di formare nuove generazioni che siano capaci di amare la pace e poi di farla concretamente»
15 Gennaio 2026
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«Oggi l’educazione alla pace è un prerequisito per la sopravvivenza», si legge nella locandina di Sbellichiamoci, la prima Conferenza nazionale delle Scuole di Pace, in programma alla Sapienza Università di Roma il 16 e 17 gennaio prossimi. Un appuntamento, organizzato dall’ateneo romano insieme alla Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace, che riunisce tutte le principali reti italiane impegnate nell’educazione alla pace, dall’infanzia all’università. Attesi, per l’occasione, 300 tra dirigenti scolastici, docenti, professori universitari, dottorandi ed esperti, provenienti da 156 scuole di 116 città e 18 regioni italiane. Nella due giorni (qui il programma) per la prima volta si ritroveranno quattro grandi reti nazionali: la Rete nazionale delle Scuole per la Pace, la Rete delle Università per la Pace (RUniPace), il Dottorato di interesse nazionale in Peace Studies e il Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani. «La scommessa è creare un dialogo stabile tra istituzioni, reti e organismi diversi e far crescere una comunità di professionisti “esperti”», dice Flavio Lotti, direttore della Rete Nazionale delle Scuole di Pace e coordinatore della Conferenza.

Lotti, come nasce questa iniziativa?
«È un punto di arrivo e di partenza. È un punto di arrivo di oltre trent’anni di lavoro educativo che stiamo portando avanti, costruendo la rete delle scuole di pace e cercando di promuovere l’impegno educativo degli enti locali. Sbellichiamoci è il risultato di un lungo cammino che stiamo sviluppando di collaborazione con la rete delle università italiane per la pace. È la prima volta che si organizza una conferenza con tutte le principali reti istituzionali che cercano di promuovere l’educazione alla pace in Italia, dall’infanzia all’università».
Educazione alla pace che sembra più che mai necessaria oggi
«Oggi è diventato evidente quello che stiamo dicendo da tanto tempo, cioè che è urgente educare alla pace perché abbiamo perso la memoria di come si fa a farla, la pace. Oggi abbiamo poche persone, poche istituzioni davvero impegnate a fare la pace, così come si dovrebbe. Per questo abbiamo bisogno di formare nuove generazioni che siano capaci di amare la pace e poi di farla concretamente».
Qual è la scommessa di quest’iniziativa?
«La scommessa pratica è una scommessa importante: creare un dialogo stabile tra istituzioni, reti, organismi. È importante far crescere una comunità di professionisti “esperti”. Questa conferenza è già un punto di arrivo importante del processo di costruzione di quella che si chiama comunità di pratica, cioè una comunità di persone che tutti i giorni ci mettono qualche cosa di più nel lavoro educativo, per farne un lavoro di qualità».

C’è qualcosa che ognuno di noi può fare nel quotidiano, come genitore, come cittadino, nella costruzione di una comunità di pace?
«La pace è una responsabilità di tutti. Questa è una cosa che dobbiamo riscoprire perché ci fanno pensare che la pace dipenda dai grandi, dai potenti, che invece poi fanno la guerra e non la pace. La pace è una responsabilità di tutte le persone che veramente la desiderano ed è il frutto possibile dell’impegno condiviso di tutti e di tutte perché si parte naturalmente dalla vita quotidiana, quindi dall’assunzione di responsabilità. In tutte le cose che facciamo, possiamo generare dei conflitti o costruire un po’ di pace, collaborazione anziché competizione, generare armonia. Sono tutte cose che dipendono da ciascuno di noi in qualsiasi luogo, città, in cui ci troviamo a vivere».
La conferenza del 16 e del 17 gennaio è la prima, c’è l’intenzione di organizzarne in futuro altre?
«Il lavoro educativo e operativo ha bisogno di continuità. Questa conferenza cercherà di definire un percorso di lavoro che attraversi questo tempo perché purtroppo siamo in guerra ed è diventato sempre più difficile anche parlare di pace, oltre che educare alla pace. Ci sono delle cose che dobbiamo fare subito. Sbellichiamoci è il progetto che stiamo cercando di diffondere perché ciascuno di noi deve togliersi dalla testa l’idea che si possa fare la guerra. Allo stesso tempo dobbiamo anche guardare ai tempi lunghi, dobbiamo far sì che queste istituzioni non siano dei luoghi morti, ma delle vere istituzioni di pace, dei luoghi dove si vive, si sperimenta, si insegna, si studia, si impara a fare la pace».
Non siamo impotenti di fronte alla guerra. È questo il senso di iniziative come Sbellichiamoci ?
«Ognuno di noi può fare qualcosa, nel proprio piccolo e nel proprio grande. Si comincia dal piccolo, ma bisogna sempre avere lo sguardo aperto al mondo intero perché oramai il nostro destino è unito a quello di tutto il resto della famiglia umana».
Immagine in copertina della Rete nazionale delle Scuole per la Pace







