
«LA SCUOLA VALDITARA CHIUDE E SEPARA. NOI RACCOGLIAMO PRATICHE CHE SANNO DI COMUNITÀ» VERSO CONVERGENCES 2026
«Poiché emerge ancora e con chiarezza che le Nuove Indicazioni Valditara separano la scuola dalla società e sembrano più interessate a costruire una visione nazionalista e identitaria che a permettere a ciascun alunno la libera ricerca di sé, della propria identità e del proprio percorso di vita, è urgente raccontare le esperienze e le azioni educative che edificano una possibile geografia della speranza». Una riflessione di Maria Grazia Cotugno, insegnante, educatrice, attivista della rete Cemea a valle dell’incontro del Tavolo nazionale per la scuola democratica del 13 giugno scorso
di Redazione
23 Giugno 2026
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Pubblichiamo una riflessione a valle dell’incontro del Tavolo nazionale per la scuola democratica del 13 giugno scorso.
A condividerla è Maria Grazia Cotugno, insegnante ed educatrice che dal 1997 approfondisce la pratica educativa con seminari di educazione attiva al Cemea del Mezzogiorno e nella rete dei Cemea, così come l’educazione Montessori e Waldorf.
Ho partecipato all’ incontro del Tavolo nazionale per la scuola democratica il 13 giugno e ho letto con interesse l’articolo pubblicato sulla giornata e sulle ragioni di molte componenti della società civile e della scuola stessa per confutare e osteggiare le Nuove Indicazioni nazionali, che – in questo momento critico in cui la spinta al riarmo e alla divisione nazionalista costruisce una narrazione disumanizzante dell’altro come nemico – presentano una scuola chiusa e omologata. Con grande frustrazione, con le Nuove Indicazioni 2025, vediamo imporre ai bambini e alle bambine, che si affidano alla scuola pubblica ,un’istruzione gerarchizzata, eterodiretta, già codificata, chiusa nelle mura culturali della storia nazionale invece che una aperta al mondo alle culture che impreziosiscono ogni aspetto della nostra vita.
«Guardando a Convergences 2026 raccogliamo le buone pratiche di educazione democratica»
Di questi temi c’è bisogno di parlare in un quadro internazionale e noi Cemea, MCE e Polo Europeo della Conoscenza lo faremo a Covergences 2026, la Biennale per l’ Education Nouvelle.
In attesa di questo incontro internazionale dove sarà possibile incontrarsi e confrontarsi (educatori, attivisti e formatori), rafforzare una pedagogia emancipatrice e solidale fondata sui principi dell’educazione attiva, popolare, globale e democratica, approfondire temi di attualità educativa, fare rete per costruire una visione comune per valorizzare la pedagogia attiva nelle agende pubbliche e istituzionali , “raccogliamo” le buone pratiche .
E il 13 giugno, in un contesto che ha guardato alle problematiche dell’educazione e si è chiesto quale sia il futuro per la scuola della Costituzione, è stata portata, da Giulio Bodini, del Movimento di Cooperazione Educativa, l’esperienza di una classe cooperativa che dimostra quel lavoro di ricerca rigoroso di un movimento storico che promuove contesti educativi democratici in cui sbriciolare l’individualismo, la competizione, l’economizzazione della cultura tramite la promozione di una didattica attiva basata su decisioni condivise, usando fra i tanti strumenti di apprendimento il giornale scolastico e la corrispondenza interscolastica.
Come insegnante e militante dei Cemea aggiungo un’altra realtà. Quella dei Centri di esercitazione ai metodi dell’Educazione Attiva. I Cemea difendono un’educazione emancipatrice che vede la scuola come luogo in cui la comunità di adulti e bambini si ritrova intorno all’espressione di sé, nella scoperta del gruppo e del mondo. Promuovono un’educazione che sia attiva e che passi attraverso l’esperienza, la scoperta della propria fisicità, affettività, sensibilità e intelligenza.
Poiché emerge ancora e con chiarezza, anche dagli interventi fatti, che le Nuove Indicazioni del ministro Valditara separano la scuola dalla società e sembrano più interessate a costruire una visione nazionalista e identitaria che a permettere a ciascun alunno la libera ricerca di sé, della propria identità, della propria personalità e del proprio percorso di vita, è urgente raccontare le esperienze e le pratiche e le azioni educative che edificano una possibile “geografia della speranza”. Occorre proprio allargare il nostro sguardo e considerare la questione da più punti di vista e l’appuntamento è a Verona dal 29 ottobre al 1 novembre.
«Teniamo presenti quelle realtà che dal basso possono scardinare un meccanismo scolastico che rischia di chiudersi in sé stesso»
Intanto “nel nostro piccolo” teniamo presente la scuola e non solo. Facciamo respirare il nostro appartenere ad una comunità umana. Includiamo in questo agire possibile il terzo settore, i genitori, le buone pratiche presenti e attive in molte esperienze locali. Teniamo presenti quelle realtà che dal basso possono scardinare un meccanismo scolastico che rischia di chiudersi in sé stesso.
Portiamo le esperienze dei patti educativi di comunità come testimonianze di “geografie del possibile”, come esperienze concrete della realizzazione di sistemi integrati fra scuola, territorio e adulti che possano incidere sulla scuola e a cui la scuola può appoggiarsi per sostenere cambiamenti che siano condivisi e partecipati. Creare una rete di ascolto dei bisogni e di progettualità, anche con i patti educativi di comunità, significherebbe attivare un motore per scardinare il sistema chiuso delle Nuove indicazioni.
Le Nuove indicazioni del ministro Valditara separano le componenti della società, non riconoscendo un ruolo alla formazione integrata di scuola, famiglia e territorio, ognuna di queste componenti agenzia di per sé, ma non considerata in una visione ampliata. Emerge dalle Nuove indicazioni una visione dell’educazione che non solo non riconosce pari dignità alle agenzie educative, ma settorializza le realtà e abolisce l’idea di inclusione e commistione di azioni nuove e complesse. Rimettiamo al centro le persone più che i contenuti, consideriamo le comunità stesse fucina di forze, in cui promuovere un’educazione emancipatrice.
Per uscire dai muri della scuola nazionalista e identitaria costruita dalle Nuove indicazioni occorre realizzare una scuola che sappia aprirsi e allearsi e fare patti educativi con le realtà territoriali. È urgente agire e progettare un coinvolgimento dal basso che renda più partecipato, più allargato, più sensato e più efficace contrastare, insieme alle molteplici agenzie educative, le Nuove Indicazioni.
In questa direzione di progettualità possibile e, per creare una collettiva geografia della speranza, ci sarà la Biennale per l’educazione attiva Convergences 2026 a Verona.
Per la prima volta si svolgerà in Italia, con Cemea, MCE, Polo della conoscenza. Un incontro di tutti movimenti internazionali di educazione attiva e non solo che avrà come tema centrale la ricerca di come riumanizzare l’educazione.
Perchè Convergences
La Biennale di Convergence(s) per l’Éducation Nouvelle è una rassegna internazionale dedicata all’educazione nuova, alle pedagogie attive e all’educazione emancipatrice, ispirata al modello pedagogico-educativo dell’Éducation Nouvelle sviluppatosi in Francia nella prima metà del Novecento. Promossa da una rete europea di movimenti e associazioni, vuole essere uno spazio di scambio, formazione, riflessione e creazione di reti, proponendo a educatori e docenti momenti di formazione, laboratori, conferenze e manifestazioni culturali capaci di promuovere un’educazione più libera, solidale e trasformativa.
Le prime due edizioni della rassegna si sono svolte a Poitiers (Francia) nel 2017 e nel 2019. Istituita ufficialmente nel 2021 in occasione del centenario del Congresso di Calais del 1921, la Biennale di Convergence(s) per l’Éducation Nouvelle si è successivamente svolta nel 2022 a Bruxelles (Belgio), conclusasi con la firma di un manifesto, e nel 2024 a Nantes (Francia).
La prossima edizione, la prima in un paese non francofono, si terrà in Italia, a Verona dal 28 ottobre al 1° novembre 2026.
La Biennale è uno spazio per incontrarsi e confrontarsi (educatori, attivisti e formatori); rafforzare una pedagogia emancipatrice e solidale fondata sui principi dell’educazione attiva, popolare, globale e democratica; approfondire temi di attualità educativa; fare rete per costruire una visione comune per valorizzare la pedagogia attiva nelle agende pubbliche e istituzionali.
L’invito dunque è quello di “convergere” alla Biennale, in un tempo dedicato a riunirsi, a scambiarsi pratiche educative, a nutrirsi di un respiro ampio e collettivo per domandarci insieme quale educazione vogliamo.






