CONTRO LA POVERTÀ EDUCATIVA, SERVONO “STELLE DI PERIFERIE”

Così si chiama il progetto del Centro Alfredo Rampi, che con Terzo settore e scuole di periferia vuole costruire "avamposti civili di conoscenza"

di Paola Springhetti

Nel Lazio sono sette i progetti contro la povertà educativi finanziati dall’Impresa sociale Con I Bambini, grazie al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile istituito nel 2016. Uno di questi, Stelle di periferia, è stato presentato ieri, 3 ottobre, a Roma e l’evento è stato anche l’occasione per parlare di tutti i progetti (uno dei quali è “Tutti a Scuola”, che ha per capofila Cesv).

Ogni progetto ha le proprie specificità, ma tutti si svolgono nelle periferie, là dove la dispersione scolastica è più alta, molto più della media nazionale. Secondo i dati del 2011, ad esempio, nel Municipio 5 (Prenestino) soltanto il 57% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni risultava iscritto ad una scuola secondaria.

 

scuole di periferia
Roma, 3 ottobre. La presentazione del progetto “Stelle di periferie”

GLI OBIETTIVI. I progetti hanno alcuni obiettivi in comune: combattere la povertà educativa aiutando i ragazzi a riscoprire a valorizzare le proprie potenzialità, coinvolgere le famiglie in percorsi di consapevolezza (tanto più che la povertà educativa non è un problema solo dei bambini e dei ragazzi), costruire o potenziare la comunità educante. E, naturalmente, supportare le scuole di periferia – che sono oggi il luogo in cui sistematicamente si riversano tutti i problemi sociali – e collaborare con loro per la costruzione di percorsi inclusivi. Molte scuole sono fortemente impegnate sul tema e mettono in campo iniziative e progetti, che però non raggiungono risultati soddisfacenti se non si situano all’interno, appunto, di una comunità educante.

 

scuole di periferia
Il logo del progetto

STELLE DI PERIFERIE. Il progetto “Stelle di periferie – Scuole attive per l’inclusione” vede come capofila il Centro Alfredo Rampi ed è nato dalla sinergia tra quattro Municipi di Roma (5, 6, 10 e 14), cinque istituti scolastici, dieci enti di Terzo settore. Prevede diverse azioni: attività sulla sicurezza dell’edificio scolastico e del quartiere, counseling, potenziamento del metodo di studio, corsi di italiano, laboratori ludico-espressivi. E un’idea condivisa anche dagli altri progetti: le scuole di periferia come spazi aperti, che i ragazzi sentano come propri. Obiettivo del progetto è «far diventare la scuola un centro di aggregazione pomeridiano per genitori e ragazzi sul modello del campus americano». Si cercherà inoltre di rendere le famiglie protagoniste e si prevede «un forte affiancamento agli insegnanti per implementare il loro impegno “di trincea” con le risorse della comunità educante».

 

SCUOLE DI PERIFERIA, SCUOLE DI VITA. È noto che successo scolastico e successo esistenziale sono strettamente collegati: anche per questo è essenziale il contrasto alla povertà educativa «lì dove i valori si formano» (Eleonora di Maggio, Cesv). Le scuole di periferia sono il luogo in cui tutte le diversità si incontrano, e quindi sono luoghi di inclusione, ma anche luoghi di elaborazione di nuovi modelli di dialogo, convivenza e conoscenza,  tanto che  possono diventare «avamposti civili attraverso la conoscenza» (Daniele Biondo, centro Alfredo Rampi). E sono luoghi di costruzione di quella fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità indispensabile per un percorsi di vita soddisfacente.

La costruzione di una comunità educante che le sostenga, da una parte valorizza quelle risorse che nelle periferie esistono e che sono spesso sottovalutate (associazionismo, movimenti, creatività), dall’altra è il presupposto per vincere la povertà educativa e dunque, ridando un futuro ai ragazzi, darlo alla società tutta.

 

 

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