SKOLÉ: DA 15 ANNI SI CRESCE INSIEME, DIVERSI, MA UGUALI

In 15 anni la scuola popolare del Borgo Don Bosco l'hanno frequentata in 500. «Un posto dove i ragazzi di ogni provenienza possono studiare e svagarsi».

di Ermanno Giuca

Accogliere, formare e integrare. Sono questi i tre valori che da 15 anni animano, Skolé, la scuola popolare ed interculturale nata all’interno del Borgo Ragazzi Don Bosco di via Prenestina a Roma. Supporto scolastico, laboratori musicali, attività ricreative con lo scopo di creare un dialogo interculturale tra ragazzi italiani e stranieri, contenendo gli alti tassi di abbandono scolastico in cui da anni versano i quartieri limitrofi alla struttura.

L’esperienza di Skolé è iniziata nel 2003, quando Luigi e altri volontari del complesso gestito dai salesiani, pensarono ad un progetto di didattica interculturale all’interno delle scuole del prenestino. «All’inizio non pensavamo di creare una scuola, ma di realizzare all’interno delle classi alcune lezioni sull’integrazione. In quegli anni nell’opinione pubblica serpeggiava già un po’ di scetticismo nei confronti degli immigrati e questa poteva essere un’occasione per dimostrare il contrario. I presidi delle scuole, però, non ci accolsero volentieri, così prendemmo noi l’iniziativa chiedendo al Borgo dei locali dove accogliere i ragazzi. Pensavamo un posto dove i ragazzi di qualsiasi provenienza potessero studiare ma anche svagarsi, così fondammo una Skolé, ossia il luogo dove i giovani dell’Antica Grecia trascorrevano il loro tempo libero, leggendo e pensando».

 

skolèGUARDAMOSE NELL’OCCHI, SEMO TUTTI UGUALI. In questi primi 15 anni, hanno frequentato Skolé oltre 500 ragazzi e ragazze sia italiani, sia provenienti da altri 38 Paesi del mondo. Più di trecento gli operatori e volontari che hanno accompagnato i ragazzi puntando su una didattica individuale. «Il successo “educativo” di questa scuola è consistito nell’investire in risorse e competenze sempre fresche», spiega Maurizio Puce, ex coordinatore della struttura. «Da qui sono passati diversi tirocinanti in psicologia, scienze dell’educazione, in servizi sociali, ciascuno di loro appassionato dal progetto. Un punto di forza fu il contatto con le scuole e in particolare con i genitori che spesso ci chiamavano dicendo: “Prendeteli voi questi ragazzi perché rischiano la bocciatura e noi non sappiamo cos’altro fare”. Abbiamo vinto tante sfide scolastiche ma soprattutto abbiamo dato loro alcuni strumenti per crescere».

Sanel, 25 anni, è stato uno degli alunni di Skolé e oggi, da pasticcere esordiente, ricorda gli anni passati con i suoi amici. «Devo ammettere che all’inizio era un po’ noiosa ma poi, grazie alle persone che ho conosciuto, è diventata la mia seconda casa. Qui sono cresciuto soprattutto nelle relazioni, con alcuni miei ex compagni sono rimasto in contatto su Facebook e ancora ci scriviamo. Ricordo ancora quando gli educatori mi dissero: “Sanel, ormai sei grande, è ora che te ne vai!” ci rimasi davvero male perché mi ero affezionato a quel posto».

 

skolèUn’altra scommessa del progetto educativo di Skolé è stato creare una rete di contatti con enti pubblici e privati del municipio. «Negli ultimi anni abbiamo stretto rapporti con le scuole, le ASL, i servizi sociali e le stesse famiglie. E non per ultimo una collaborazione con il Centro di Formazione Professionale del Borgo che ha permesso ad alcuni dei nostri ragazzi di inserirsi nei corsi di meccanica, informatica e cucina: una buona opportunità per chi vuole trovare subito un impiego».

Chi oggi frequenta Skolé, sa che finiti i compiti, si può andare in Oratorio, festeggiare un compleanno, suonare insieme o improvvisare una cena etnica. Ma la partita che continua a vincere questa scuola popolare è il far giocare tutti crescendo insieme a chi è diverso da te.

E come dar torto a Manuel, 17 anni, che col suo accento confessa: «Guardamose nell’occhi, semo tutti uguali!”.

 

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