GIOCARE È PIÙ BELLO, SE IN SQUADRA CI SONO RAGAZZI STRANIERI

Sport e integrazione è un binomio vincente. Lo ribadisce una ricerca dell'Irpps. Ma bisogna incentivare la partecipazione sportiva

di Ermanno Giuca

In campo non si fanno differenze e si trovano persino più amici. A confermarlo è la recente indagine su Sport e integrazione svolta dall’IRPPS insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha visto coinvolti oltre 1.200 studenti delle scuole medie italiane insieme ad alcuni loro docenti. Da Genova a Bari, da Trieste a Latina i ricercatori hanno testato quanto il gioco di squadra influisca sul rapporto tra adolescenti di diversa nazionalità.

sport e integrazioneL’80% degli studenti fa uno sport. Otto adolescenti su 10 praticano almeno uno sport fuori dall’orario scolastico e oltre la metà di questi predilige sport di squadra come il calcio e la pallacanestro. Le motivazioni sono diverse e vanno dal semplice piacere e divertimento all’opportunità di socializzare e stare bene in salute. Le percentuali di accesso ad uno sport, però, diminuiscono per gli studenti stranieri: solo il 63% di questi svolge attività sportiva.

sport e integrazione7 ragazzi su 10 sono contrari a squadre di soli italiani. I bambini e adolescenti nel nostro Paese sono oltre 10 milioni e di questi circa il 10% sono nati da genitori non italiani: nelle scuole, gli studenti con cittadinanza non italiana sono 814 mila. Per i coetanei italiani, però, il fatto di condividere il campo con amici dal colore di pelle diversa, non costituisce un problema: il 70% dei ragazzi con genitori italiani è contrario a squadre composte da soli italiani, opinione condivisa dal 90% degli stranieri.

Chi fa sport ha più amici e discrimina meno. La possibilità di instaurare nuove amicizie, attraverso il gioco di squadra, è un altro dei risultati emersi dalla ricerca. Uno straniero su due, praticando sport, riesce ad avere più di cinque amici, a differenza di chi non lo pratica (29% degli stranieri intervistati). Ogni esperienza sportiva vissuta insieme porta con sé benefici abbattendo barriere, differenze e pregiudizi sugli altri.

sport e integrazioneI ricercatori hanno, inoltre, chiesto ai ragazzi se qualcuno dei loro amici li avesse mai presi in giro e per quale motivo: il 47% di loro ha risposto che è accaduto per motivi di “tecnica e bravura in campo”, il 28% perché “erano più grandi o molto più piccoli degli altri” e il 25% perché “aveva fatto perdere la propria squadra”; solo il 7% ha dichiarato di essere stato preso in giro perché “proveniva da un Paese diverso” o, ancora, il 2% perché “non parlava l’italiano”.

Tifoserie violente. Se sulla differenza di nazionalità lo sport diventa luogo di incontro e di scambio reciproco, dissonante è il dato relativo all’uso di gesti violenti quando si fa il tifo per la propria squadra. Anche se la maggioranza degli intervistati rigetta questa possibilità di tifoseria, il 35% dei ragazzi è d’accordo e l’11% dichiara persino di essere “molto d’accordo” su fatto che l’aggressività possa essere una componente delle manifestazioni di sostegno alla propria squadra del cuore.

La ricerca, infine, mette in luce che i principi fondanti dello sport appaiono ben radicati all’interno del sistema valoriale dei giovani, ed è per questo che vanno sostenuti e incentivati con politiche in grado di produrre pratiche educative efficaci. perché sport e integrazione è un binomio vincente.

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