SUL PATTO MIGRAZIONE E ASILO, IN VIGORE DA OGGI

Oggi diventa operativo negli Stati membri il Patto migrazione e asilo. L'Italia lo recepisce con un decreto legge del 4 giugno. Centro Astalli: «Si preservino le tutele che il diritto internazionale riconosce a chi fugge da persecuzioni e violenze». TAI: «In gioco il rispetto di principi fondamentali come il diritto d’asilo, la libertà personale, la tutela della salute, la dignità delle persone, il divieto di refoulement». Save the Children: «È alle frontiere, nell’applicazione delle procedure e nelle condizioni dei centri di accoglienza che si decide il confine tra protezione e pericolo, in particolare per i minori stranieri in cerca di protezione»

di Redazione

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«Il Patto migrazione e asilo entra nel nostro ordinamento in un momento in cui il dibattito sulla migrazione è sempre più schiacciato sulla logica del controllo e della gestione dei flussi. Ogni volta che si restringe l’accesso all’asilo o si introducono nuovi ostacoli al suo esercizio, non si interviene su principi astratti o categorie amministrative, si interviene sulla vita di persone, donne, uomini e bambini che fuggono da guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani e che hanno già perso tutto». Così P. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, che in una nota esprime profonda preoccupazione per l’entrata in vigore, oggi, del Patto europeo su migrazione e asilo.

Più che una riforma volta a rafforzare la protezione internazionale, si legge, esso rappresenta un progressivo arretramento del diritto di asilo, la cui tutela effettiva rischia di essere subordinata alle priorità del controllo delle frontiere.

Il Patto non cancella formalmente il diritto di asilo, ma lo svuota, moltiplicando gli ostacoli al suo esercizio. Il nuovo sistema sottopone le persone in arrivo a un regime di trattenimento in hotspot per indirizzarle, nella maggior parte dei casi, verso procedure accelerate alla frontiera o al rimpatrio immediato. Così il Centro Astalli, che denuncia come elemento di particolare gravità la valutazione delle domande: sulla base della sola provenienza geografica, le persone sono trattate come se le loro richieste fossero, in partenza, meno meritevoli di tutela. Ma un sistema che presume l’infondatezza della domanda anziché garantire una valutazione piena e individuale indebolisce l’effettivo esercizio del diritto di asilo. Inoltre, valutare le ragioni che hanno costretto qualcuno a fuggire in dodici settimane, come previsto dal decreto legge italiano, in un contesto di privazione della libertà e senza assistenza legale garantita fin dal primo giorno non è una misura neutrale: è una condizione che penalizza chi è più vulnerabile.
Desta inoltre preoccupazione, si insiste ancora nella nota, l’ampliamento del concetto di “Paese terzo sicuro”, che consente di trasferire l’esame delle domande verso Paesi con cui l’Unione ha concluso accordi, anche in assenza di un legame reale con la persona interessata e senza garanzie certe di protezione. Spostare fuori dai confini europei il luogo in cui si decide della vita delle persone non risolve il problema, lo sottrae alla visibilità e alle garanzie.
«È necessario chiedersi quale Europa stiamo costruendo quando la richiesta di protezione viene trattata come un problema da contenere anziché come un diritto da garantire», sottolinea P. Ripamonti, che continua: «La credibilità dell’Unione europea si misura anche dalla sua capacità di tutelare chi cerca sicurezza e protezione, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e degli obblighi internazionali che essa stessa ha contribuito a definire».

Il Centro Astalli chiede alle istituzioni europee e al governo italiano di non misurare il successo di una politica migratoria dal numero di persone trattenute o rimpatriate, ma dalla capacità di garantire a ciascuna un esame individuale, equo e accessibile della propria domanda di protezione. Chiede meccanismi di monitoraggio indipendente alle frontiere e negli hub di rimpatrio; il pieno rispetto del diritto a un esame effettivo delle domande; la tutela del ricongiungimento familiareprotezione rafforzata per minori non accompagnati, vittime di violenza e persone con fragilità psicologica.

TAI: «Sacrificato ancora una volta il processo democratico»

Già nei giorni scorsi il Tavolo Asilo e Immigrazione, di cui sono parte A Buon Diritto, ACLI, ActionAid International Italia, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CIR, CGIL, CIES ETS, CNCA, Commissione Migrantes Missionari Comboniani Provincia Italiana, Emergency, Europasilo, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, International Rescue Committee Italia, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, Recosol – Rete delle comunità solidali, Refugees Welcome Italia, SIMM, UIL, aveva espresso forte preoccupazione e sconcerto sull’accelerazione da parte del Governo sul Patto migrazione e asilo. Ancora una volta e nonostante ci siano stati due anni di tempo per il recepimento delle normative europee, si legge nel comunicato, il Governo sceglie la strada della decretazione d’urgenza e dell’intervento emergenziale, comprimendo il dibattito democratico e svuotando il ruolo del Parlamento. Questa accelerazione, ha ribadito il TAI, appare ancora più grave alla luce delle criticità già emerse nel processo di recepimento del Patto: il rischio concreto di un ampliamento degli spazi di discrezionalità amministrativa; automatismi incompatibili con il principio di valutazione individuale, imposto dal Patto UE, relativo alle richieste d’asilo; una riduzione delle garanzie giurisdizionali. In gioco, sottolinea ancora il TAI, vi è il rispetto di principi fondamentali come il diritto d’asilo, la libertà personale, la tutela della salute, la dignità delle persone e il divieto di refoulement, tutelati dalla Costituzione italiana, dal diritto dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali.

Fatarella (Save the Children): «È alle frontiere, nell’applicazione delle procedure e nelle condizioni dei centri di accoglienza che si decide il confine tra protezione e pericolo»

Save the Children richiama l’attenzione sui minori stranieri in cerca di protezione, che, come sottolineato dall’organizzazione, affronteranno nel territorio dell’Unione Europea un rischio maggiore di controlli biometrici coercitivi e di trattenimento. «Il valore reale del Patto sulla migrazione si misurerà nella sua capacità di proteggere i minori e tutte le persone più vulnerabili. L’Europa è di fronte a una scelta: attuare un sistema che li tuteli davvero o esporli a rischi ancora maggiori, oltre a quelli che già affrontano attualmente. Senza garanzie chiare, i confini rischiano di diventare luoghi di nuove sofferenze per bambini e adolescenti già segnati da violenze, povertà e abusi. È alle frontiere, nell’applicazione delle procedure e nelle condizioni dei centri di accoglienza che si decide il confine tra protezione e pericolo», è la dichiarazione di Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, che continua: «Esiste il serio rischio che questo Patto possa rendere il trattenimento dei minori la nuova normalità alle frontiere. Sebbene lo stesso diritto europeo stabilisca chiaramente che il trattenimento debba essere la soluzione di ultima istanza e gli standard internazionali di protezione del minore non la considerino mai nel superiore interesse, la realtà è che essa è diventata sempre più una prassi in tutta Europa». Questa riforma epocale, si legge ancora nella nota pubblicata sul sito dell’organizzazione, traccia dei confini angusti per i diritti dei migranti, ma lascia agli Stati membri alcuni importanti margini di discrezionalità tali da consentire, qualora vi sia la volontà politica, di prendere le decisioni più tutelanti possibili nei confronti delle persone vulnerabili, inclusi i minorenni. Alle istituzioni italiane Save the Children chiede di dare priorità alla tutela dei diritti dei minori, non accompagnati e in famiglia, e a rispettare il loro superiore interesse in ogni procedimento che li coinvolge. L’Italia, infatti, per la sua posizione geografica, è, assieme agli altri Paesi di primo ingresso, tra gli Stati membri più coinvolti dall’attuazione delle nuove norme discendenti dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che avranno inevitabilmente un impatto sui diritti e sulle traiettorie di tanti minori, anche soli, che arrivano in Europa tramite il Mediterraneo o i Balcani.

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