
SULL’ORLO DELL’ABISSO. ESSERE FAMILIARE DI PERSONA AFFETTA DA DISTURBO MENTALE
Manuale critico di psichiatria ad uso dei familiari, in “Sull’orlo dell’abisso” Renato Ventura esplora le difficoltà di chi deve affrontare e confrontarsi con il disturbo mentale grave. E analizza l’attuale organizzazione dei servizi di salute mentale
31 Dicembre 2025
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Come si sentono i familiari di persone che soffrono di disturbi mentali? «Ci troviamo ad affrontare situazioni psicologiche che sono simili al trovarsi sul ciglio di un burrone: di sotto il vuoto e la caduta, spesso mortale. Così io percepisco la condizione psicotica e la relazione con lo psicotico: un vuoto (di senso, il non senso) e il pericolo mortale di cadere in situazioni dove domina la non ragione», ovvero «la dissociazione mentale, l’irrazionale, il caos, il sovvertimento degli equilibri emotivi-affettivi». Lo spiega lo psichiatra e psicoanalista Renato Ventura – già neurologo presso l’ospedale milanese San Carlo Borromeo ed ex presidente di un’associazione (purtroppo sciolta nel 2024 in mancanza di un sufficiente ricambio di volontari) di familiari di persone affette da disturbo mentale (La Tartavela) – nel volume “Sull’orlo dell’abisso. Essere familiare di persona affetta da disturbo mentale”, edito da Armando. Come sperimentato dallo stesso Ventura nella sua famiglia, «chi si trova ad affrontare la condizione psicotica e il grave disturbo mentale – situazione di grande impatto emotivo – deve conoscere gli strumenti utili per essere in grado di gestirli. Per affrontare i gravi disturbi mentali occorre conoscerli almeno in modo rudimentale, dotarsi di strumenti interpretativi di tipo psicodinamico e condividere con altri (i professionisti e i familiari esperti) l’esperienza di entrare in contatto non superficiale con il mondo della psicosi. Se ci dobbiamo o vogliamo relazionare con una persona affetta da grave disturbo mentale, il percorso di avvicinamento e il sostegno che potremo dare è subordinato alla nostra capacità di tollerare l’angoscia che suscita il contatto con un mondo rovesciato e incomprensibile dove la logica è assente o sovvertita: l’abisso è sempre davanti a noi».
Una profonda consapevolezza
In questo «manuale critico di psichiatria ad uso dei familiari» per orientarsi nel complesso rapporto con i servizi psichiatrici, Ventura indaga «aspetti psicologici, psicodinamici, relazionali, sociali e il loro riflesso sul triangolo operatori-utenti-familiari», mettendo in chiaro «due rischi: entrare nella relazione con lo psicotico ed essere risucchiati dalle dinamiche psicopatologiche che inevitabilmente percorrono la relazione (cadere nell’abisso della follia) o astenersi, allontanarsi, rifiutare il rapporto». Alla luce di questa situazione, «chi vuole esercitare attività di volontariato, specie se nell’ambito della salute mentale, deve essere messo in grado di mettere a fuoco le motivazioni che sostengono questa scelta. Lo stesso discorso vale per i familiari e le loro associazioni: devono sviluppare questa consapevolezza perché venga diffusa questa cultura, dettata dall’etica prima che dalla deontologia professionale, che impone a chi si occupa di disturbi mentali di essere adeguatamente formato e supervisionato presso le numerose scuole che si occupano di formazione degli operatori». Quindi la scelta «di chi, professionalmente o come volontario, decide di occuparsi di salute mentale non è, e non può essere, banalmente attribuita a una volontà gratuita di fare del bene agli altri. Non è qui in discussione il fatto che la spinta altruistica e solidale verso l’altro sofferente possa nascere e svilupparsi all’interno di una visione etica e morale, in alcuni molto radicata e profonda. Ma una lettura psicologica approfondita del desiderio di essere utili ad altre persone mostra che in realtà curare gli altri è anche curare sé stessi». Si tratta di «istanze riparative che sono alla base del nostro rispecchiarci e assumere o condividere le sofferenze dell’altro. Il vissuto profondo che ci induce a cercare di alleviare (riparare) la sofferenza dell’altro è nelle nostre ferite».
Più una logica securitaria che volontà di integrazione
Al tempo stesso l’autore – consulente in centri diurni e comunità terapeutiche psichiatriche, Rsa, centri diurni e residenziali per disabili – critica «l’assimilazione dei disturbi mentali alla malattia mentale fonte di malintese prassi terapeutiche ad impronta neuro-biologica (con uso indiscriminato di psicofarmaci) e responsabile di un’organizzazione della gestione di tali disturbi in strutture emarginanti, stigmatizzanti e cronicizzanti che rispondono spesso più a una logica segregante e securitaria (vedi le Rems e le Comunità terapeutiche psichiatriche) che a un reale interesse a integrare le persone che non si conformano alla “normalità” comportamentale prevista dalla attuale società dominata da istanze neoliberiste e mercatistiche, nella quale non trovano posto persone improduttive e disturbanti l’assetto sociale ed economico». Emblematica, per sintetizzare questa concezione stigmatizzante, l’immagine in copertina: “La Nave dei folli” di Hieronymus Bosch, dipinto a olio su tavola databile al 1494 circa e conservato nel Museo del Louvre a Parigi, «mostra una folla di personaggi stretti su una piccola imbarcazione, intenti a sprecare la propria vita nei vizi. È una allegoria della follia considerata un vizio».
La critica all’organizzazione dei servizi di salute mentale
Invece Ventura propone di «privilegiare una interpretazione del disturbo mentale grave come espressione di peculiare e singolare – pertanto non facilmente integrabile socialmente, specie nelle attuali condizioni sociali e politiche – modalità di “essere al mondo”, secondo una prospettiva fenomenologica e antropologica-psicodinamica di tipo freudiano (psicoanalitico)». Di qui la critica verso «l’attuale organizzazione dei servizi di salute mentale, orientata a un’interpretazione prevalentemente di tipo biologico del disturbo mentale e in un’ottica di “normalizzazione” invece che alla valorizzazione delle più moderne acquisizioni dell’importanza del substrato psicosociale di tali condizioni, alla luce delle ricerche più recenti della sociologia e della psicologia, che enfatizzano l’importanza della riacquisizione della propria identità delle persone marginalizzate e oggetto di stigmatizzazione per la loro “diversità” e del loro diritto alla inclusione sociale e a tutti i diritti costituzionalmente garantiti».
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Renato Ventura
Sull’orlo dell’abisso
Essere familiare di persona affetta da disturbo mentale
Armando editore, 2025
306 pagine, 22.00 euro







