STRADA, CAMMINO, SOLE E VENTO, PER CRESCERE DAVVERO

"Un Cammino di Giustizia": 140 km a piedi in sette giorni. Così i giovani in "messa alla prova" riscoprono le relazioni

di Laura Badaracchi

«Tanta strada, tanto cammino, tanto sole, tanto vento. Essere insieme, armonizzare i ritmi di cammino, accettare i propri limiti, incontrare il volto dell’altro riscoprendo la tenerezza del proprio». È uno dei post pubblicati sulla pagina Facebook della onlus Setting in cammino, che domenica 27 giugno ha concluso la nuova esperienza di una settimana di cammino lungo la via Francigena del Lazio per quattro giovani, autori di reato, in “messa alla prova” dal Tribunale per i minorenni di Roma, affiancati da un pedagogista e da una psicoterapeuta dell’associazione. Il progetto pilota “Un Cammino di Giustizia 2021”, giunto al terzo anno consecutivo, è stato realizzato in collaborazione con il Ministero di giustizia, il Tribunale per i minorenni di Roma, il Centro di giustizia minorile (Lazio, Abruzzo, Molise), l’Ussm (Ufficio di servizio sociale per i minorenni della Giustizia minorile, che prende in carico e assiste i minori autori di reato) di Roma le Università Roma Tre e La Sapienza, con il patrocinio della Regione Lazio. L’iniziativa è stata finanziata dal Dipartimento di giustizia minorile e di comunità – Ministero di giustizia con l’associazione Inventare percorsi onlus e la Confraternita di Santiago de Compostela.

Un cammino di giustizia

Nell’ultimo tratto simbolico del percorso iniziato a Bolsena il 21 giugno, da Monte Mario alle porte del Tribunale per i minorenni di Roma, si è unita al gruppo la presidente del Tribunale Alida Montaldi.

CAMMINO DI GIUSTIZIA
I ragazzi in cammino lungo la via Francigena

«Con questo suo gesto ha mostrato come l’autorità giudiziaria minorile sia simbolicamente e concretamente a fianco dei giovani autori di reato impegnati nei percorsi di riorientamento delle proprie vite personali», sottolinea il pedagogista 45enne Luca Ansini, presidente della onlus Setting in Cammino, che ha vissuto in prima persona anche questa esperienza e spiega le sue peculiarità. «La relazione di aiuto nel Setting di Cammino è un’immersione in un vissuto complesso, ricco, reale: un viaggio pedagogicamente progettato e orientato, un rito che segna un passaggio, un processo di aiuto costruito con gli strumenti dell’analisi transazionale applicata ai campo educativi. In sette giorni si percorrono 140 chilometri e il corpo è al centro, integrato con la mente e il sentire. Insieme ai processi del fluire, dentro se stessi e nel mondo percorso a piedi, agli incontri, le accoglienze, le riflessioni, le opzioni e le intuizioni maturate nei “process group” serali, riunioni di condivisione in cerchio. Il tempo e lo spazio diventano qualitativi, centrali la cura di sé e dell’altro».

Il ragazzo che aveva due zaini

I frutti sono positivi anzitutto per i ragazzi, evidenzia Ansini: «L’esperienza è centrata sul fare, ma con un obiettivo che ciascun ragazzo si prefissa di raggiungere. È importante ciò che accade interiormente, durante la semplicità del cammino, metafora della propria vita, nel contatto con se stessi e con gli altri all’interno di un piccolo gruppo. Un esempio? Un ragazzo aveva due zaini e questo vuol dire un peso maggiore da portare, essere disponibile a condividerlo, a farsi aiutare dall’altro, quindi un processo di aiuto non solo cognitivo e riflessivo, ma che coinvolge la dimensione corporea. Avviene un’integrazione fra pensare, sentire e il proprio corpo».

Questa attività si inserisce a pieno titolo nell’itinerario di messa alla prova che i ragazzi stanno vivendo, costellato anche di attività socialmente utili e percorsi psicologici. E questo progetto «non è estemporaneo né generato dalla cultura positiva del concetto del camminare, ma un modo per concretizzare la relazione di aiuto che si attua nel mondo attraversato a piedi», esemplifica il pedagogista, che ha approfondito il tema fin dalla tesi di laurea nel 2003 e in quella di dottorato, quattro anni dopo, dove ha illustrato i primi risultati della metodologia da lui sviluppata in Italia «sul Cammino a piedi come vero e proprio “setting di relazione di auto” e di formazione per operatori». Il lavoro di ricerca, La funzione educativa del cammino, è stato pubblicato nel 2009 da Armando editore.

Setting in Cammino, l’associazione

La onlus Setting in Cammino, nata nel 2018, «promuove esperienze di aiuto al di fuori dei “contesti tradizionali”, lungo itinerari storici e culturali come la Via Francigena. Lo staff è formato da un gruppo multidisciplinare di professionisti. L’intervento educativo è finalizzato a promuovere il benessere, la salute e l’integrazione sociale».

 

CAMMINO DI GIUSTIZIA
L’arrivo, dopo 140 km

Si occupa della formazione anche online di operatori, pedagogisti, psicoterapeuti, assistenti sociali; il cammino, progetto di punta, si svolge dal 2019 due volte all’anno, una settimana a giugno e una a ottobre. «Gli enti preposti selezionano i ragazzi, che noi della onlus incontriamo prima e dopo l’esperienza in un’ottica di co-costruzione, stilando una relazione su ciascuno di loro dopo averli osservati in un contesto immersivo: emergono risorse talvolta inedite e problemi irrisolti». In una settimana intensa anche dal punto di vista emotivo, sperimentano «partenza, separazione e allontanamento dal loro contesto, incontro con ragazzi e operatori nuovi, apertura agli eventi. Una fase trasformativa che ha esiti entusiasmanti anche per le comunità e le famiglie di provenienza, le istituzioni».

Quindi la pandemia non ha interrotto né rallentato questa positiva esperienza. A ottobre, sempre con tutte le precauzioni sanitarie e il tampone previo, si riparte.

 

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