VOCI LIBERE: RIVENDICARE LA PROPRIA UNICITÀ CON L’ARTE

150 studenti e studentesse dell’IC Maria Capozzi di Roma (XIII Municipio) al centro di un percorso tra laboratori e podcast. È Voci libere, progetto educativo di Fondazione Media Literacy e Fondazione Mus-e Italia, che, dopo il successo della prima edizione, il Comune di Roma ha la volontà di portare avanti. Laura Avagnina: «Con Voci libere l’arte è diventata uno strumento per lavorare su empatia, identità e relazione, permettendo a ciascuno di sentirsi riconosciuto nella propria unicità»

di Ilaria Dioguardi

5 MINUTI di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

Non si riconoscono negli stereotipi di genere e mettono in discussione ruoli, aspettative e modelli ereditati, rivendicando la libertà di essere sé stessi, nelle scelte, nelle emozioni, nei desideri. È questa la fotografia dei 150 ragazzi e ragazze tra i 12 e i 13 anni dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi di Roma, nel XIII Municipio coinvolti in Voci Libere, il progetto educativo promosso dall’Ats Mediamuse, costituita da Fondazione Media Literacy Ets e Fondazione Mus-e Italia Ets.

«Non è vero che i maschi (e solo loro) devono giocare a calcio e le femmine invece devono dedicarsi alla danza o alla cucina, e mai viceversa», dicono Roberto, Valeriano, Flaminia, Nicolas ed Emma. Angela spiega: «È vero, la maggior parte degli uomini è più brava a giocare a calcio e la maggior parte delle donne è più brava a cucinare, ma questo non dipende dalla loro natura ma dalla cultura e dall’educazione».

Il percorso si è concluso con un evento finale aperto, pensato come momento di restituzione e condivisione con docenti, famiglie, istituzioni e comunità educante: un interessante confronto in cui i partecipanti hanno raccontato, attraverso linguaggi diversi, il lavoro svolto e le consapevolezze maturate. Ne è emerso un percorso di crescita: un’esperienza in cui ragazze e ragazzi sono stati accompagnati a esplorare se stessi, le proprie emozioni e il rapporto con gli altri, attraverso linguaggi artistici, espressivi e creativi.

Al centro del progetto, infatti, non c’è stata soltanto la riflessione sugli stereotipi, ma anche un lavoro per imparare a conoscersi, riconoscere le proprie emozioni e sviluppare empatia. È da qui che prende forma un’educazione affettiva capace di prevenire discriminazioni e violenza.

voci libere

Arte come strumento per lavorare su empatia, identità e relazione

«Attraverso i linguaggi artistici abbiamo creato uno spazio in cui ragazze e ragazzi hanno potuto esprimersi liberamente, riconoscere le proprie emozioni e incontrare quelle degli altri», dice Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma. «In Voci Libere l’arte è diventata uno strumento concreto per lavorare su empatia, identità e relazione, permettendo a ciascuno di sentirsi riconosciuto nella propria unicità, al di là di qualsiasi pregiudizio. È da qui che può nascere un cambiamento culturale reale, capace di superare stereotipi e costruire relazioni più consapevoli e inclusive», prosegue. «Nel progetto, che ha coinvolto sette classi, abbiamo messo insieme le competenze artistiche della Fondazione Mus-e Italia e quelle giornalistiche e tecniche della Fondazione Media Literacy, che hanno permesso la realizzazione dei podcast come outcome, come attività da presentare alla comunità educante, agli altri ragazzi, alle famiglie e quindi allargare lo spettro di questo intervento», continua Avagnina. «I nostri artisti hanno imparato delle cose dai giornalisti, che a loro volta ne hanno imparate altre, in una bellissima sinergia. I giornalisti hanno guardato oltre e gli insegnanti, quando erano presenti, hanno visto i ragazzi con occhi diversi perché gli studenti, con l’arte, si sono espressi in maniera differente», continua Avagnina. «Tutti hanno visto questi ragazzi di 11-13 anni, un’età molto critica, tirare fuori potenzialità e caratteristiche che normalmente a scuola non si vedono. Così Voci libere vuole dare agli adolescenti stimoli che raramente avrebbero dalle famiglie e che non hanno dalla scuola, andando oltre quotidianità e didattica frontale. Visti gli ottimi risultati, finanziamenti permettendo, l’intenzione è di replicare il progetto». Avagnina conclude raccontando un episodio accaduto durante l’evento finale dello scorso aprile. «Una ragazza, di origine straniera che era lì con la mamma, è andata a parlare con Rosy, una delle artiste, le ha detto: “Mi piacerebbe interpretare la mia maschera”. È salita sul palco, si è messa la sua maschera e ha fatto un balletto. In quel momento ha superato la vergogna, la paura. È stato molto emozionante».

voci libere

Creazione, trasformazione, podcast

Nei laboratori artistici, il cambiamento è passato soprattutto dall’esperienza diretta. In Ubuntu – Caleidoscopio di Volti, la timidezza iniziale ha lasciato spazio alla fiducia e alla libertà espressiva: attraverso la creazione di maschere, ragazze e ragazzi hanno esplorato sé stessi e gli altri, dando forma a emozioni profonde e superando stereotipi e blocchi. Con Le Malfatte – Tanti corpi, una danza, il corpo è diventato uno strumento di consapevolezza, l’errore si è trasformato in risorsa e le fragilità in occasione di incontro e crescita condivisa. Infine, Ubuntu – Cammino nelle tue scarpe ha reso concreta l’idea di empatia e del mettersi nei panni dell’altro, anche attraverso la trasformazione simbolica delle scarpe, per aiutare i partecipanti a entrare in contatto con identità diverse e a sviluppare uno sguardo più aperto. Accanto ai laboratori artistici, il percorso di educazione ai media ha offerto strumenti per leggere in modo critico i modelli culturali e comunicativi. Da questo lavoro sono nati podcast originali, in cui ragazze e ragazzi prendono parola in prima persona, restituendo riflessioni semplici ma incisive.

Il messaggio chiaro che emerge è che gli stereotipi sono percepiti come un limite concreto alla libertà individuale. Allo stesso tempo, i ragazzi e le ragazze mostrano una sorprendente capacità di immaginare alternative più inclusive, in cui passioni, comportamenti ed emozioni non sono più vincolati al genere.
«Accendere i microfoni significa dare voce a una generazione di cui troppo spesso si parla solo in maniera negativa, attraverso filtri e pregiudizi», dice Lidia Gattini, segretaria generale Fondazione Media Literacy. «Il racconto che emerge dai nostri podcast è, invece, quello di ragazze e ragazzi che stanno maturando una trasformazione culturale netta per quanto riguarda la parità di genere. Se per una piccola percentuale persistono ancora stereotipi e differenze, per la maggior parte di loro, uomini e donne possono infrangere ogni barriera e imporsi in base alle proprie caratteristiche e inclinazioni personali e non di genere».

Voci libere è un progetto finanziato da Roma Capitale-Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell’ambito dell’Avviso pubblico per la promozione dell’educazione alla parità tra i generi e la prevenzione e il contrasto della violenza e delle discriminazioni di genere nelle scuole secondarie di primo grado del territorio.

VOCI LIBERE: RIVENDICARE LA PROPRIA UNICITÀ CON L’ARTE

VOCI LIBERE: RIVENDICARE LA PROPRIA UNICITÀ CON L’ARTE