logo reti solidali
Home » ANZIANI: PREVENIRE PER NON DIMENTICARE

ANZIANI: PREVENIRE PER NON DIMENTICARE

ANZIANI: PREVENIRE PER NON DIMENTICARE

A Fara Sabina l’associazione Amar ha un progetto per la diagnosi precoce dell’Alzheimer

«Come si dice quando uno interviene mentre due stanno parlando?» chiede Lino, giornalista sportivo al “Messaggero” da 40 anni, alla moglie Chicca che controbatte: «parla anche lui?». «Sì che parla e che li fa smettere… si… si intrufola… ». «Si intromette!». «Si intromette. Non mi veniva». A tutti sarà capitato di dire almeno una volta «non mi viene la parola», ma nel film “Una sconfinata giovinezza”, da cui è tratta la battuta sopra, e che affronta l’Alzheimer, questa parola che non viene è uno dei primi sintomi della malattia che si manifesta. Una parola che sfugge, un ricordo recente che sparisce come se non fosse mai esistito, piccoli segni di cedimento che sono il preludio di un lento e inarrestabile declino fino alla completa scomparsa di qualsiasi ricordo, il buio completo e la morte che sopraggiunge nella maggior parte dei casi per polmonite e disidratazione; l’Alzheimer nel 70% delle persone che ne sono affette è causa di morte. Secondo studi condotti dal Veteran Affair, il dipartimento sanitario statunitense, «la sua ampia e crescente diffusione nella popolazione, la limitata e comunque non risolutiva efficacia delle terapie disponibili, e le enormi risorse necessarie per la sua gestione (sociali, emotive, organizzative ed economiche), che ricadono in gran parte sui familiari dei malati, la rendono una delle patologie a più grave impatto sociale del mondo». A livello economico, secondo la rivista scientifica “Lancet”, il costo economico è di circa 600 miliardi di dollari l’anno, che aumenterà dell’85% nel 2030. Ma cos’è l’Alzheimer? Ufficialmente la malattia di Alzheimer (AD, Alzheimer Disease) è provocata dalla degenerazione del cervello e dalla perdita di cellule nervose a causa di molteplici fattori, perlopiù ignoti alla medicina. Questa degenerazione porta al rimpicciolimento e all’atrofia di alcune aree del cervello. Gli effetti di questa “patologia” sono: deficit di memoria, compromissione della capacità di apprendere, di ragionare, di formulare giudizi, di riconoscere oggetti, di comunicare; difficoltà nel compiere attività quotidiane; irascibilità, ansia, depressione, allucinazioni e insonnia. È una malattia progressiva e irreversibile, molto probabilmente diretta conseguenza l’allungamento della vita media. È stata scoperta solo nel 1906.

I questionari, in due tappe

Dall’Alzheimer non si guarisce, a malattia conclamata le cure sono solo palliativi e solo «una diagnosi precoce può rallentare il decorso della malattia di uno, due, tre anche quattro anni», spiega Andreina Ciogli di Amar, associazione Malati Alzheimer Rieti. Per questo l’associazione, insieme all’ospedale domiciliare di Roma e Lazio e ad Auser, ha promosso il progetto Cronos, finanziato dai Centri di servizio del volontariato del Lazio. Un progetto semplice, con lo scopo di diagnosticare precocemente l’Alzheimer. Poche domande, in tutto tredici, alle quali i familiari delle persone interessate rispondono con un sì o un no, per comprendere se si stanno affacciando i primi sintomi della demenza. Il progetto si svolge nel territorio di Fara Sabina, nel quale sono stati individuate le persone della fascia d’età che comprende i nati dal ‘35 al ’50: questa età è considerata cruciale per poter cogliere i primi segni di demenza. Il progetto è partito a febbraio 2013 ed ha riguardato 800 persone, «di queste 800 lettere che abbiamo spedito a tutt’oggi ci sono tornati indietro circa 150 questionari. Dalla valutazione è emerso che circa il 60% è risultato negativo e il restante positivo. Nonostante il progetto si sia concluso a gennaio, stiamo ancora ricevendo delle risposte e così abbiamo ritenuto opportuno di prorogarlo almeno fino a maggio. Solitamente si arriva ad ottenere un terzo delle risposte e dunque ne aspettiamo ancora altre». Dopo la somministrazione delle domande, chi non ha superato il questionario viene invitato a sottoporsi ai questionari classici, quelli che fanno uno screening generale ma specifico come il mini mental state evaluation. «Io, che sono medico, insieme alla psicologa Anastasi, cerchiamo di fare una valutazione considerando, insieme alle risposte dei test, anche i diversi aspetti della vita quotidiana della persona, l’attività strumentale sia esterna che interna alla casa: telefonare, cucinare, spostarsi senza problemi sono azioni banali che la malattia non permette di compiere in maniera fluida».

L’importanza della diagnosi precoce

La diagnosi precoce delle demenze in generale, e dell’Alzheimer in particolare, che riguarda il 60% delle patologie, offre l’opportunità di iniziare tempestivamente la terapia, sia farmacologica che cognitivo-comportamentale. Piccoli esercizi per la mente possono portare gran beneficio, tant’è che, secondo le statistiche, la malattia colpisce di più le persone che fanno poca vita sociale, che hanno avuto un lavoro in cui la parte intellettiva non era la priorità, in altre parole che sono poco impegnate socialmente. Solo lo 0,5 dei casi si può considerare di natura genetica, il restante è attribuito a cause non del tutto note. «La malattia è irreversibile», ricorda la dottoressa Ciogli,«ma attraverso le terapie si può ritardarne l’avanzamento, ne guadagna il paziente, ne guadagnano i familiari e ne guadagna, in termini di risparmio della spesa sanitaria, anche lo Stato». Inoltre, un altro aspetto fondamentale del progetto è il sostegno alla famiglia.I parenti che hanno in carico la persona affetta da demenza sono coinvolti direttamente, perché devono loro stessi imparare a conoscere la malattia e le varie fasi che comporta.«Un sostegno psicologico può aiutare a supportare meglio il carico: conoscendo l’evoluzione della malattia, i parenti sono in grado di comprendere anche i comportamenti dei malati,spesso irrazionali e sovente irascibili». Amar fa sapere anche che stanno lavorando affinché il progetto venga esteso in tutto il territorio reatino: «abbiamo già coinvolto alcuni medici di base, per far somministrare il questionario ai pazienti che rientrano nella fascia d’età di riferimento, stiamo coinvolgendo l’ospedale di Rieti per far fare gli screening alla popolazione interessata. Semplici azioni che però possono allungare la vita».

Print Friendly, PDF & Email
Lucia Aversano
Lucia Aversano

Giornalista free lance, si occupa di sociale da quando, a vent’anni, ha fatto il servizio civile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *