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DONNE COSTITUENTI: STUDIAMOLE, PER RISCOPRIRE IL VALORE DELL’UGUAGLIANZA

DONNE COSTITUENTI: STUDIAMOLE, PER RISCOPRIRE IL VALORE DELL’UGUAGLIANZA

Le madri della nostra costituzione sono misconosciute o dimenticate. Ma hanno ancora molto da insegnarci. Un dibattito al Liceo Gassman di Roma

Ventun donne costituenti hanno portato l’uguaglianza nel testo della nostra Costituzione e nella vita democratica del nostro paese. «Nel 1946, le donne hanno votato per la prima volta: per il referendum che chiedeva di scegliere tra monarchia e repubblica, ma anche  per eleggere i membri dell’assemblea che avrebbe scritto la nostra costituzione. È stato un fatto dirompente, non solo perché è stata occasione di riscatto per una parte del Paese, ma soprattutto perché ha segnato il passaggio ad una democrazia inclusiva». Così Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, ha sintetizzato il senso di quel momento storico, incontrando le studentesse del Liceo Gassman di Roma.
Il contributo delle donne alla Costituzione, e più in generale alla vita democratica del nostro Paese, è stato fondamentale e ha accompagnato il profondo cambiamento avvenuto nel nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. È stato anche grazie alle donne costituenti, se nella nostra democrazia si è sviluppata la difesa dei diritti, se si sono aperti nuovi spazi di partecipazione, se sono state definite politiche sociali ed elaborate leggi e strumenti giuridici di tutela e promozione delle donne e dei legami familiari. Purtroppo, però, questo contributo è sconosciuto ai più o, nel migliore dei casi sottovalutato: Per questo la Fondazione Iotti e il Cesv hanno organizzato tre incontri sul tema, il primo dei quali è quello che si è svolto ieri, 5 aprile, al Liceo Gassman.

Le 21 donne costituenti

Uno dei motivi per cui quel passaggio fu epocale è che da quel momento le donne cominciarono a percepirsi in modo diverso. Ma, ha ricordato Livia Turco, questo avvenne anche perché «le donne avevano partecipato alla resistenza, in modi e con compiti diversi, ma comunque attivamente. Questo le aveva tolte dal chiuso delle loro case».
Parteciparono al voto in massa – e «con allegria, in un clima di festa» – e per la prima volta ottennero di essere non solo elettrici, ma anche elette: tant’è vero che furono 21 quelle che entrarono nell’Assemblea. Un risultato importante, ottenuto anche grazie alla collaborazione tra donne laiche, allora rappresentate soprattutto dall’Udi (Unione donne italiane), e quelle cattoliche, attraverso il Cif (Centro italiano femminile).

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Le 21 donne elette nell’Assemblea Costituente

Diverse per estrazione, ebbero storie diverse, ma avevano in comune la lotta partigiana – che per alcune volle dire anche carcere o esilio – il fatto di essere mediamente giovani (Teresa Mattei aveva 25 anni) e una forte volontà di collaborare «per rappresentare la vita e i pensieri delle donne italiane. Fecero gioco di squadra e la loro unità ha contribuito a scrivere articoli della Costituzione molto avanzati per quei tempi e fondamentali per il futuro», ha spiegato Livia Turco.
«Elemento centrale del loro contributo è stato di avere messo al centro il tema della dignità umana. E quindi di avere rivendicato una uguaglianza non solo giuridica, ma sostanziale». Tema che è stato declinato in diversi articoli della nostra Costituzione, laddove, ad esempio, si specifica il valore dell’uguaglianza anche senza distinzione di sesso (art. 1), si chiede di rimuovere gli ostacoli ad un’uguaglianza “di fatto” (art.3) e non solo teroica, si stabilisce che l’eguaglianza tra i coniugi è “giuridica e morale”, si chiede di creare le condizioni per conciliare lavoro e famiglia, si stabilisce la differenza tra previdenza e assistenza (differenza che è alla base del welfare costruito nei decenni seguenti).

Abbiamo bisogno di studiarle

Fiorenza Taricone, Docente di Storia delle dottrine Politiche all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, ha ricordato che la battaglia per il diritto di voto è nata molto prima, nel 1861, assieme a quella per dare loro libero accesso alle professioni e al lavoro in generale. «Fino al 1922 le donne andavano nelle piazze, faceva propaganda orale fuori dalle fabbriche, scrivevano volantini… Insomma conducevano una battaglia, che aveva anche una dimensione internazionale, perché si faceva in diversi Paesi europei».

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Al voto, nel 1946

Le ragazze di oggi spesso non sanno che «fino al 1865 il codice civile prevedeva che le donne fossero sottoposte ad autorizzazione maritale e alla patria potestà, che non potessero accedere alle professioni liberali, anche se avevano la laura. E non si poteva fare propaganda agli anticoncezionali». Poi il fascismo troncò queste battaglie, e impedì l’applicazione del diritto di voto alle amministrative, che pure era stato concesso nel 1920.
Queste donne, ha ricordato la studiosa, «avevano una tempra fortissima e storie importanti, ma erano modeste. Non richiedevano riconoscimenti e non li hanno avuti. Anche per questo oggi abbiamo bisogno di studiarle, di confrontarci con i loro modelli. Anche perché i diritti per cui hanno combattuto devono ancora essere difesi».

La Costituzione e il territorio

«Molte donne costituenti facevano parte di associazioni: Udi, Cif, ma anche Croce Rossa ed altre. Oggi diremmo che erano impegnate nel sociale e hanno arricchito la vita democratica del nostro paese con un connubio tra esperienza personale ed esperienza politica» ha ricordato Paola Capoleva, presidente del Cesv. «Sono state cittadine che hanno promosso la cittadinanza attiva. Anche oggi abbiamo il compito di coinvolgere nella partecipazione tutti, anche i soggetti più fragili».
Inoltre occorre imparare da loro a lavorare insieme, a fare rete. «Nell’associazionismo ci sono molte differenze, ma su alcuni temi, come la legalità, si converge. fare rete è un modo di lavorare che conviene, perché permette di raggiungere più risultati». E poi, «anche il volontariato deve imparare a valorizzare le donne. Sono ancora troppo poche quelle che accedono ai vertici: vivono il volontariato nella sua concretezza, valorizzano le relazioni. ma è giusto che abbiano anche la possibilità di prendere la parola».

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Teresa Mattei fu la donna più giovane nell’Assemblea costituente

Secondo Francesca Danese, ex assessora alle politiche sociali del Comune di Roma, «le donne sono state tenute ai margini della vita politica e delle responsabilità amministrative perché ritenute troppo fragili ed emotive. Ma l’intelligenza emotiva è un modo per vivere la passione civica in un a dimensione diversa, comprendendo i problemi dall’interno e cogliendone le ricadute sulle vite delle persone». Oggi la partecipazione è in crisi e anche per questo «è importante incontrare persone che trasmettono memoria e passione. Per me una di queste persone è stata Leda Colombini, che aveva la V elementare ma ha fatto tante cose grandi». Purtroppo, «oggi l’ascensore sociale si è rotto. La povertà pesa sulle donne, e uno dei pericoli è che ci siano sempre meno donne del popolo che hanno la possibilità di accedere ai vertici del paese». Anche per questo, Danese ha lanciato un invito a tutte le ragazze presenti: «studiate la Costituzione e declinatela sul vostro territorio, portatela nelle periferie. Raccontate ogni giorno e tutti i giorni quello che le donne costituenti ci hanno trasmesso».

 

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Paola Springhetti
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Giornalista. Coordina l’area comunicazione e promozione del Cesv.

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