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violenza sulle donne

LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA SONO DIVENTATE INVISIBILI

LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA SONO DIVENTATE INVISIBILI

Il distanziamento sociale impedisce loro di chiedere aiuto e denunciare. In particolare le donne disabili e le migranti sono sparite.

Sono vite sospese in una morsa domestica senza alcuna uscita, quelle vissute dalle donne vittime di violenza in queste settimane di isolamento e distanziamento sociale. Case che si trasformano così in vere e proprie trappole, che impediscono a mogli e compagne di denunciare, chiedere aiuto e difendersi. Un’emergenza nell’emergenza, segnata da una insolita flessione delle denunce di maltrattamenti in famiglia, segno di una realtà drammatica che rischia di rimanere sempre più sommersa in tempi di coronavirus.

Le donne non chiamano più

A suonare il campanello d’allarme sono le tante associazioni impegnate per la difesa dei diritti delle compagne e delle mogli. Tra queste, Differenza Donna, da 30 anni in prima linea in questa battaglia antica e quanto mai attuale.

donne vittime di violenza
Volontarie di Differenza Donna

«Dall’inizio dell’emergenza Covid19, nei nostri Centri Antiviolenza abbiamo registrato una riduzione delle prime chiamate, e dunque dei nuovi accessi, pari all’85%. Anche nello storico centro di Villa Pamphili a Roma, che normalmente apre 500/600 schede ogni anno, la diminuzione è stata drastica», spiega la presidente Elisa Ercoli. «Si tratta di dati che testimoniano come la convivenza forzata stia sottoponendo le donne, che già subivano maltrattamenti, ad una situazione di controllo totale».

Ed è così che gli spazi di libertà si riducono sempre più ai minimi termini, subendo ora una contrazione tale da impedire qualsiasi forma di comunicazione con l’esterno. «La principale criticità che stiamo riscontrando è la mancanza di tempo nel programmare il contatto, che ci permetterà successivamente di stabilire un dialogo e, dunque, una relazione di fiducia tra noi e queste donne», prosegue la presidente. «Tutto ciò è fortemente necessario per mettere a punto il piano individuale di uscita dalla violenza. Donne e minori, infatti, possono lasciare situazioni di questo tipo solo se sanno che esistono progetti alternativi sostenibili e percorribili».

Le donne scomparse

Una vicinanza e un’attenzione che si moltiplicano sempre più nell’attuale momento di emergenza, a cui l’associazione sta facendo fronte non solo con la continua diffusione del numero verde nazionale 1522, ma anche con una comunicazione che punta su canali come sms, WhatsApp, Messenger ed e-mail. «Dai contatti raccolti emerge un elemento drammatico ma prevedibile: in questo periodo sono scomparse le donne migranti e con disabilità», riferisce Ercoli. «Nelle situazioni di emergenza generale, infatti, i soggetti vittime di discriminazioni multiple sono i primi a diventare invisibili».

Ancora, un’altra criticità che l’associazione riscontra in questi giorni riguarda l’ospitalità in urgenza delle donne che devono essere sottoposte alla quarantena. «Al momento abbiamo la disponibilità di una struttura che è stata sequestrata alla mafia», commenta la responsabile dell’ufficio legale, l’avvocato Teresa Manente. «In questo contesto, però, è fondamentale la collaborazione con le Asl per verificare lo stato di salute delle donne, prima che queste facciano ingresso nelle nostre case rifugio».

La legge e la cultura

Non solo: in questa situazione drammatica risultano di primaria importanza sia il lavoro sinergico tra le forze dell’ordine e i centri antiviolenza sia l’applicazione degli strumenti utili a dare immediato sostegno alle vittime.

donne vittime di violenza«Oggi il nostro ordinamento normativo dispone di misure in grado di assicurare in maniera tempestiva protezione alle donne, come l’arresto in flagranza o l’ordine di allontanamento urgente dalla casa familiare», spiega ancora la Manente. «Strumenti che, se fossero applicati in maniera rigorosa, eviterebbero la necessità di fuga dalla casa familiare da parte delle donne, tutelandone la loro incolumità e quella dei figli minori».

Da qui l’opportunità di un avanzamento culturale. che sposti le responsabilità sul maltrattante e non sulle donne in uscita dalla violenza.

La raccolta fondi

Intanto, nel breve periodo, urge aumentare la capacità di accoglienza sull’intero territorio; per questo l’associazione ha avviato un progetto di raccolta fondi con Banca Etica e Produzioni dal Basso destinato a finanziare #LaCasaDiDifferenzaDonna. «Questo luogo accoglierà le donne e i loro bambini in fuga dalla violenza e sarà anche la sede dell’Osservatorio Nazionale sulla Violenza contro le Donne con Disabilità», conclude la presidente. «Oggi più che mai abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per ottenere maggiori mezzi e spazi».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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Maria Elena Iacovone
Maria Elena Iacovone

22 anni, laureata in scienze della comunicazione sociale. Mi piace molto il cinema e amo scrivere. Collaboro con RomaSette, settimanale diocesano. Grazie

2 commenti su “LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA SONO DIVENTATE INVISIBILI

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