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istituzioni e volontariato

ISTITUZIONI E VOLONTARIATO: SERVE COPROGETTAZIONE, NON SOSTITUZIONE

ISTITUZIONI E VOLONTARIATO: SERVE COPROGETTAZIONE, NON SOSTITUZIONE

Il volontariato non è lavoro gratuito, ma supporto a servizi che l’amministrazione deve garantire a prescindere. Se ne è discusso in un incontro al Cesv

Il Bando Parchi 2017 ha riaperto l’annoso dibattito sul rapporto che dovrebbe esistere tra istituzioni e volontariato. Un rapporto che dovrebbe essere improntato sulla coprogettazione tra soggetti di pari dignità che collaborano per analizzare il bisogno e progettare insieme risposte ed interventi. Il bando  – con poche variazioni rispetto a quello già pubblicato dal Comune di Roma nel 2015 – è invece, e ancora una volta, una chiamata al volontariato come sostituto, soggetto di “lavoro gratuito” a cui demandare completamente un servizio a basso costo. A partire da questo bando – e da altri simili, come quello per le biblioteche nelle zone periferiche della città – è nata l’esigenza di un incontro di discussione sul rapporto tra istituzioni e volontariato organizzato dal Cesv  il 16 Giugno scorso, a cui hanno partecipato, tra gli altri l’associazione Arvuc, che del bando aveva chiesto il ritiro, e l’associazione Carabinieri in congedo Martiri di Nassiriya, che, invece, al bando aveva risposto, avendo già svolto il servizio nel 2015.

Proponiamo i punti salienti della discussione.

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il volontariato non vuole essere un esecutore, ma individuare insieme all’amministrazione pubblica problemi e risposte. Foto Arvuc

Ha aperto la tavola rotonda il moderatore, Stefano Trasatti, referente comunicazione CSVnet. «Pur occupandomi di volontariato da anni ed essendomi fatto delle idee su come dev’essere il volontariato, ho imparato che principi ed idee a Roma vacillano. Perché Roma è una città particolare, dove è difficile fare tutto, quindi anche volontariato, avere relazioni tra istituzioni e volontariato. Ma ricostruiamo la vicenda: l’associazione Arvuc ha contestato e chiesto il ritiro del Bando Parchi 2017, poi effettivamente avvenuto, additandolo come sostituzione di manodopera a basso costo, lamentando il mancato rispetto del principio di sussidiarietà, sollevando questioni di sicurezza e la contraddizione fra la richiesta rivolta al volontariato di svolgere una funzione con un rimborso spese e l’applicazione della normativa sugli appalti privati. Pochi giorni dopo la risposta di Sandro Silbi, portavoce dell’associazione Carabinieri in congedo Martiri di Nassiriya, che l’anno scorso ha svolto questo servizio in 28 (poi divenuti 31) tra parchi e ville della città e aveva risposto al bando anche quest’anno: per l’associazione svolgere queste funzioni non contraddice il principio di sussidiarietà: “Non rubiamo il lavoro a nessuno, ci rimbocchiamo le maniche in qualsiasi emergenza. È vero, questo non è un servizio di emergenza, ma a Roma l’emergenza è endemica”, affermano. Per inciso, dopo il ritiro del bando, il Comune provvede al servizio facendo fare gli straordinari ai giardinieri. Ne parliamo con Cristiano Bartolomei, presidente di Brigata Garbatella, che ha vissuto una vicenda simile, e Stefano Rossi, legale del Cesv, esperto giuridico di volontariato e di no profit.

Queste le domande a cui vorremmo dare risposta:

  • I casi simili sono molti, basti pensare ad un analogo bando per le biblioteche nelle periferie. Fino a dove ci si deve spingere nell’accettare incarichi di questo genere?
  • Come risolvere i problemi della città ad un costo sostenibile? Il volontariato è gratuità: come stabilire quali mansioni richiedono un compenso e con quali rimborsi? E poi la coprogettazione: il volontariato non vuole essere un esecutore, ma individuare insieme all’amministrazione pubblica i problemi e insieme progettare le risposte.
  • Infine, come trovare criteri condivisi che non diano la possibilità alla pubblica amministrazione, in questo caso al Comune di Roma, di infilarsi in queste crepe?

Mario Canuzzi, presidente Associazione Arvuc. «Dal 1998 ad oggi l’associazione Vigili urbani in Congedo è stata partner sociale dell’Amministrazione, senza soluzione di continuità. Fino al Dicembre 2014, quando la Cooperativa 29 Giugno, che si occupava dei parchi a Roma, veniva coinvolta in Mafia Capitale, l’Amministrazione rispettava il principio di sussidiarietà . Di lì in poi siamo stati chiamati a far fronte a un impegno di vera e propria sostituzione dell’amministrazione. Chiamati il 20 Dicembre, il 1 Gennaio eravamo all’Anagrafe del Municipio 1 e in XII Dipartimento. Al rinnovo veniamo sottoposti al sistema del bando di gara, che si basa sulla normativa che regola l’affidamento di servizi ai privati.

Viene così leso il concetto stesso di volontariato, si viola il principio di sussidiarietà, lo Statuto di Roma Capitale. In qualche caso abbiamo tenuto la schiena dritta e la stessa Commissione Garanzia ci ha dato ragione. Eppure non accade nulla, perché non c’è direzione politica sul tema e la dirigenza lavora per procedure, non per il bene del volontariato o della collettività, ma solo a propria tutela.

Si evidenziano, così, una serie di contraddizioni: i bandi sono tutti diversi, perché ogni dirigente interpreta; tutti i casi di cui si discute, che dovrebbero andare in affidamento diretto perchè sotto i 40mila euro, sono sottoposti alle procedure previste per quelli di importo superiore (dai 40 ai 150mila); viene applicato il principio del prezzo più basso, non la storia, le attività, la formazione di un’associazione.

L’unica strada possibile è creare le reali condizioni di partecipazione del volontariato già in fase di progettualità di azioni ed interventi.

In passato la gestione di parchi e ville era compito dei vigili urbani in servizio, che assistevano i giardinieri nelle operazioni di chiusura. Con questi presupposti di affiancamento se ne può ragionare. Altro punto, però, è come salvaguardare i parchi e farli vivere di giorno. Se il tema è lo stato di degrado e su questo si vuole progettare, noi siamo disponibili. E poi c’è la questione economica: è un ambito questo che per l’amministrazione aveva costi molto alti perchè i servizi erano esternalizzati. E qui sta la domanda: fin dove ci si può spingere? Quando il volontariato diventa lavoro? Il discrimine sta nell’azione prodotta, che diventa  azione condivisa i cui benefici vanno ai cittadini. Se in questo modo si abbattono i costi, però,  il risparmio dove viene reinvestito? Su quale capitolo di bilancio? Secondo noi dovrebbe andare nel bilancio del volontariato».

Stefano Trasatti. «Da un lato siamo volontariato, dall’altro facciamo risparmiare un sacco di soldi. Mi ha colpito un punto: la determina del bando Parchi trova la causa della progressiva interruzione dei servizi nella consistente riduzione di personale.  Un dato che mette a disagio e dà la sensazione di fare i tappabuchi. Voi, che sostenete di essere disponibili a farlo, come reagite?»

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I controlli anti abusivismo dell’ACC Martiri di Nassiriya ai Fori Imperiali, che si coordinano con le forze di polizia locale e assicurano il controllo del territorio dalle 8 alle 20, con tre turni da 4 ore. Foto ACC Martiri di Nassiriya

Sandro Silbi, portavoce Associazione Carabinieri in Congedo Martiri di Nassiriya. «Questo è un problema che riguarda il volontariato tutto e che dovremmo affrontare aprendo tutti insieme un dialogo con l’amministrazione pubblica: non ha senso che alcune associazioni vadano avanti da sole. Noi lo abbiamo chiesto molti anni fa, anche insieme ad altre associazioni. Con il presidente, il Maggiore Spano, siamo disponibili e ne abbiamo discusso con i nostri gruppi dirigenti e con i volontari. Alle amministrazioni comunale, regionale, provinciale e alle Asl noi ci proponiamo come associazione. Se dobbiamo correggere qualcosa ben venga: sederci ad un tavolo già in fase progettuale, così come propone Arvuc, è certo più opportuno. Proprio con Arvuc ci eravamo lasciati con l’impegno di fare questo tentativo.

Riguardo i parchi, non è corretto dire che ci occupiamo di sicurezza per tutto il giorno: apriamo e chiudiamo, come accade da anni. Il punto è che i giardini dovrebbero avere personale per 1600 unità, mentre se ne contano 400. E quindi cosa si fa? Il problema è mettere in chiaro la temporaneità della nostra presenza come associazionismo. I cittadini hanno la percezione che la sicurezza non c’è, ma anche che l’amministrazione comunale non funziona, così come la sanità. Eppure abbiamo fatto questioni sulla presenza del volontariato in sanità? Non mi sembra. Facciamo obiezioni se le associazioni arrivano in altre situazioni? C’è bisogno di regolamentazione, che però non si ottiene rivolgendosi da soli alla Commissione Trasparenza. Era un passaggio che si poteva fare tutti insieme, senza fughe in avanti».

Mario Canuzzi. «Arvuc non è partita da sola. Abbiamo scritto una lettera al sindaco, all’assessore al Bilancio, al comandante del Corpo, su una linea condivisa».

Stefano Trasatti. «Ci sono diverse impostazioni del fare volontariato. L’obiettivo è trovare un’unità per evitare che l’amministrazione strumentalizzi, sfrutti disponibilità o indisponibilità. Vorrei il punto di vista di Cristiano Bartolomei, rappresentante di Brigata Garbatella, associazione di protezione civile a cui il Municipio ha chiesto di occuparsi della manutenzione dei parchi in cambio dell’uso della sede associativa. L’associazione ha detto no».

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«Il volontariato deve fare il volontariato. Esistono i bandi, le convenzioni, i progetti, ma non la sostituzione del lavoro». Foto Brigata Garbatella

Cristiano Bartolomei, presidente Brigata Garbatella. «Al cambio della Giunta capitolina, il presidente del Municipio ci ha chiesto formalmente di occuparci della pulizia di parchi e tombini. Al nostro no lui ha risposto comunicandoci per iscritto che avremmo dovuto lasciare la nostra sede il mese stesso. Da vicepresidente Prociv Italia mi sono rivolto al Dipartimento nazionale di protezione civile, che ha scritto alla sindaca Raggi e ai Municipi. Accanto a questo, però, c’è la questione della Delibera 140 del 2015 di riordino del patrimonio immobiliare di Roma Capitale, un’azione fatta male, senza interlocuzioni con le associazioni. Dopo Mafia Capitale, le cooperative sociali, i 60 licenziamenti nella Multiservizi, è il volontariato a doversi occupare di questo? Il volontariato deve fare il volontariato. Esistono i bandi, le convenzioni, i progetti, ma non la sostituzione del lavoro e forse in alcune occasioni è già successo. Allora faccio la proposta di una tre giorni di Stati del volontariato del Lazio promossa dal Cesv per analizzare insieme le linee di confine. In sanità il volontario fa il portantino, a volte anche il medico. Bisogna stare attenti: la scusa è che mancano le risorse, invece i soldi ci sono, ma sono usati male. Per la legge 226 del 1991 una onlus viene rimborsata per quello che fa, ma non deve essere una paghetta perché quella onlus si trova a fare qualcosa che non le compete.  Un conto è che il volontariato sia risorsa di supporto, un altro è svolgere funzioni in sostituzione. Se l’associazione va nei parchi e un volontario viene aggredito, il presidente dell’associazione che fine fa?  È compito nostro arrivare a che istituzioni e volontariato ragionino insieme. Purtroppo, però, per molte associazioni il volontariato è un lavoro. Con la legge sul terzo settore, con la legge di riforma della protezione civile al volontariato sempre più viene chiesto di diventare altro, di diventare impresa sociale. Più volte ho cercato un’interlocuzione con la sindaca Raggi, ma non ho mai avuto successo: non risponde più nessuno, si parla da soli. Poi si viene convocati e nessuno sa chi è l’altro. Dobbiamo lavorare dobbiamo farlo insieme: l’istituzione ha paura dell’unità, non della frammentazione».

Stefano Trasatti. « È vero, i soldi ci sono, ma sono distribuiti male, così come è vero che c’è un cambiamento in atto, che i soldi per il welfare, per mille ragioni, sono meno. Cambiano le priorità nelle scelte tra cosa un’amministrazione pubblica possa mantenere. Alcuni servizi verranno a mancare, a meno che non intervengano altri in modo creativo, gratuito o semigratuito. Tra istituzioni e volontariato, bisogna capire fin dove spingersi, fino a che punto si è disponibili a rimpiazzare un servizio che un tempo era garantito dall’amministrazione pubblica. Qual è il patto? Quale il corrispettivo economico? Nel frattempo occorre fare attenzione agli strumenti che l’amministrazione pubblica usa e capire come avere condizioni di partenza corrette. E qui entra in gioco il nostro avvocato, Stefano Rossi».

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«Di fronte a questa serie di bandi, desta perplessità il ricorso indiscriminato a quello che viene chiamato “lavoro gratuito del volontariato”». Foto Brigata Garbatella

Stefano Rossi, legale del Cesv, esperto di volontariato e non profit. «Il volontariato rischia di essere il classico vaso di coccio tra i vasi di ferro della pubblica amministrazione, dello Stato, e del profit. Ed essendo in mezzo a questi due mondi e alle regole rigide in materia di diritto del lavoro, rischia di avere, nei fatti, un trattamento deteriore. Quanti di voi, per aver pagato un rimborso per servizi effettuati, si sono visti chiedere dalla pubblica amministrazione la partita IVA o muovere cause di lavoro da parte di collaboratori, che, magari, hanno partecipato a progetti specifici per poi ricorrere alla normativa sul lavoro avendo però di fronte un’associazione e non un’impresa? Nei rapporti tra istituzioni e volontariato, questo rischia di essere l’anello debole di una catena e forse non è un caso che si tenda ad inserirlo nel Terzo settore, togliendogli specificità che ne sono l’essenza. Di fronte a questa serie di bandi, desta perplessità  il ricorso indiscriminato a quello che viene chiamato “lavoro gratuito del volontariato”, cioè disponibilità 24 ore su 24, devoluzione di compiti estremamente ampi, a cui si attribuisce una funzione ed oneri conseguenti. Ad esempio, il Codice Civile prevede la responsabilità del custode per i danni alla cosa custodita. L’associazione di volontariato non ne trae utili, e, oltretutto, rischia di essere chiamata a rispondere di eventuali danni.

E, comunque, bisogna capire la congruità con alcuni principi affermati: la spontaneità del volontariato è in contrasto con la professionalità o con un impegno così gravoso? Mi sembra che il rimborso sia un tentativo di far entrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta. È chiaro che l’alternativa tra ricorrere al volontariato o interrompere il servizio è un’alternativa ricattatoria e l’ente pubblico non può  abdicare a compiti propri. L’ente di volontariato, e di terzo settore, infatti, può concorrere a rendere servizi alla cittadinanza, ma deve trattarsi di un supporto ad un servizio che va garantito a prescindere. Il vizio nel rapporto tra istituzioni e volontariato sta nell’affidare tutto all’associazione invece di collaborare, sta nel ricorso al volontariato come lavoro gratuito. Uno sforamento di poteri per il diritto amministrativo: l’amministrazione non fa bandi di gara per cooperative sociali o soggetti profit,  ma ricorre direttamente al volontariato. Questi bandi dovrebbero essere preceduti da una adeguata istruttoria per capire le esigenze specifiche, per poi individuare le competenze della stessa amministrazione e il contributo, invece, del volontariato. Ora resta da verificare, studiando il nuovo Codice, quanto il volontariato mantenga le sue specificità o, invece, perdere alcuni caratteri peculiari, tanto da diventare una delle parti del terzo settore».

 

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