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la trappola del fuorigioco

DISAGIO PSICHICO: CI VORREBBE IL CALCIO TOTALE DI CRUYFF

DISAGIO PSICHICO: CI VORREBBE IL CALCIO TOTALE DI CRUYFF

Il 1975, il comunismo, il calcio e un bambino di 10 anni che scopre il disagio mentale del padre. Carlo Miccio racconta “La trappola del fuorigioco”

Quando un giocatore di calcio perde il contatto con i propri compagni di squadra, scatta il fuorigioco. Il guardalinee alza la bandierina, l’arbitro fischia e l’azione viene fermata.
Questo accade perché tutti i giocatori in campo, durante l’attacco, non devono andare oltre una linea, (nel calcio tale linea dipende dalla posizione del pallone) pena la sospensione dell’azione. Questa regola di calcio permette a Marcello, protagonista del libro La trappola del fuorigioco scritto da Carlo Miccio e pubblicato da Edizioni Alpha Beta Verlag di Merano, di comprendere la malattia psichica del padre. «Al pari del giocatore in fuorigioco», spiega l’autore, «il malato psichico perde il contatto con la comunità e con chi gli sta attorno. Da quel momento per la persona in fuorigioco inizia l’alienazione e il distacco dai meccanismi funzionali della società».

La trappola del fuorigioco è un romanzo che racconta la relazione, instabile, tra un padre depresso bipolare, che soffre di frequenti accessi psicotici, e un figlio; e lo fa attraverso le parole e le percezioni di quest’ultimo. Carlo Miccio decide di affidare all’ingenuità degli occhi di un bambino l’esperienza del primo approccio alla malattia.
L’intenzione dell’autore è quella di affrontare il racconto di una malattia mentale senza «spieghe» ovvero «senza la presenza di un ingombrante voce narrante che filtra la percezione del lettore con la propria esperienza di malattia mentale.»
Il calcio è usato all’interno del libro come espediente narrativo per spiegare oltre che la malattia e le cure di Sebastiano La Rosa, anche i vari aspetti storici e politici che fanno da cornice alla storia: il calcio, con le sue regole e la sua cerimonialità, diventa strumento per rendere comprensibile l’inspiegabile ad un bambino di 10 anni che si ritrova per la prima volta ad avere a che fare con un padre in piena crisi psicotica.

 

COME IL CALCIO TOTALE DI CRUYFF. La prima parte del romanzo è ambientata in Sicilia all’indomani del 16 giugno del 1975. Marcello è in viaggio solo col padre, affetto da Depressione Bipolare Schizoaffettiva, per il funerale di una zia. Quella domenica il Partito Comunista di Berlinguer trionfa alle amministrative. La vittoria dei comunisti provoca una crisi paranoide da parte del padre e il bambino si ritrova da solo a fronteggiare quest’aspetto fino ad allora sconosciuto. Marcello non comprende la paura del padre dei comunisti, anche perché non sa nemmeno cosa sia il comunismo, e ancor meno la capisce quando gli viene paragonato il comunismo al calcio totale dell’Olanda di Cruyff, un modulo di gioco vincente dove ciascun giocatore cambia ruolo all’interno del campo in modo da permettere alla squadra di mantenere inalterata la propria disposizione tattica. Un modulo che ha reso grande l’Olanda di quegli anni.

Quello del 1975 sarà solo l’inizio dell’altalena emotiva che caratterizzerà tutta l’esistenza del padre condizionando l’intero vissuto famigliare. Marcello, crescendo, proverà a capire gli stati psichici del padre anche attraverso l’uso di sostanze psicotrope; il loro rapporto sarà sempre condizionato dai cicli del bipolarismo e dagli sbalzi d’umore repentini che tale malattia porta. In un passaggio molto intimo del libro un Marcello ormai adulto dirà «ho nostalgia del comunismo di Johan Cruyff. Di una società dove il collettivo è tutto, ci si scambia di ruolo e ci si muove compatti a centrocampo tutti insieme. Il comunismo del calcio totale, ma anche quello dei tarantolati del Salento, dove l’intera comunità è consapevole che la malattia di uno è la malattia di tutti, e la follia psicotica viene affrontata ballando e cantando insieme, e sconfiggendo il male con la musica, invece che con gli elettroshock».

Per i figli e i famigliari di pazienti psichici non c’è nulla da capire della malattia, bisogna solo accettare e imparare a relazionarsi con essa. Carlo Miccio, anch’esso figlio di un bipolare, ha deciso di raccontare la malattia dal punto di vista di chi si trova nella stessa squadra del giocatore fuorigioco.Grazie ai social network, durante la stesura del libro si è messo in contatto con altri giocatori come lui e ciò ha portato alla nascita di Comip Children of mentally ill parents, la prima associazione in Italia fatta dai figli e per i figli di genitori con disagio mentale. Un’associazione giovane che ha però già molta esperienza alle spalle e che sa bene che quando una collettività si fa carico del disagio psichico è sempre vincente.

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la trappola del fuorigiocoCarlo Miccio
La trappola del fuorigioco
Edizioni Alpha Beta Verlag, 2017
pp. 288, € 16,00

 

 

 

 

 

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Lucia Aversano
Lucia Aversano

Giornalista free lance, si occupa di sociale da quando, a vent’anni, ha fatto il servizio civile.

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