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MAMMADIMERDA: LA SCUOLA RIAPRE, MA ANCORA #NONCISIAMO

MAMMADIMERDA: LA SCUOLA RIAPRE, MA ANCORA #NONCISIAMO

La scuola riparte tra contraddizioni e carenze. Parlano le blogger diventate attiviste per il diritto delle donne a conciliare figli e lavoro

Che cos’è La lotteria della merda? È tutto quello che potrebbe accadere a una mamma alle prese con la riapertura delle scuole, a sei mesi dalla loro chiusura a causa dell’emergenza Covid 19. Ce lo racconta, in uno dei suoi classici sagaci e irresistibili post, Mammadimerda, il blog che da qualche anno racconta l’essere madre in Italia oggi, in modo politicamente scorretto, ironico e pieno di verità. I premi in estrazione previsti sono:

  1. La vostra scuola materna statale che non sa ancora se riuscirà a riaprire e ve lo comunica ora.
  2. Mancanza di entrambe le insegnanti nella classe di vostro figlio alla primaria, nessun insegnante nominato, né di ruolo né supplente. In questo caso è previsto in omaggio un mazzo di carte per intrattenere in classe vostro figlio con entusiasmanti solitari!
  3. Tempo pieno saltato per carenza di personale ata, vostro figlio uscirà alle 12:00.
  4. Mascherina indossata obbligatoriamente dal vostro bambino per 8 ore perché non c’è spazio per il distanziamento.
  5. DAD!
  6. Niente pre e post scuola.
  7. Turni.
  8. Niente scuolabus.

E attenzione, i premi sono cumulativi.

Tutto questo per dire che per tanti genitori la situazione è più che mai incerta, e la possibilità di organizzare il proprio lavoro e il percorso scolastico dei propri figli rischia di diventare una corsa a ostacoli. Tutta questa situazione è figlia di una serie di paradossi, di titubanze e di incongruenze da parte di chi, in questi mesi, è stato chiamato a prendere le decisioni. Chi meglio di Mammadimerda, che da questa primavera sta sollevando questo e altri problemi delle famiglie legate all’emergenza, con la campagna #noncisiamo, può raccontarli? Ne abbiamo parlato con Francesca Fiore, fondatrice con Sarah Malnerich di Mammadimerda.

 

mammadimerdaIl problema dell’organico

 In tutta questa situazione, qual è allora il punto critico? «Prima di tutto è l’organico», spiega Francesca Fiore. «Mia figlia, che va in seconda elementare, non ha neanche un’insegnante nominata. I precari che avevano le cattedre assegnate l’anno scorso non hanno potuto chiedere l’utilizzo nelle stesse scuole, quindi non è stata salvaguardata la continuità didattica. Tantissimi bambini cambieranno insegnanti». Un organico carente è un problema già in una situazione normale: ma in questa situazione di emergenza rischia di diventare enorme. «Sono state millantate tantissime assunzioni, ma ci sono moltissimi pensionati: quest’anno, con quota 100, molti insegnanti se ne sono andati. Molti insegnanti sono over 60, molti sono considerati fragili. Ci saranno quelli che si metteranno in mutua dal 15 settembre, o quelli che, durante l’inverno, al primo sintomo di raffreddore chiederanno di rimanere a casa. Se partiamo con un organico a filo, avremo grandi problemi già a ottobre. Non ci vuole Nostradamus: il livello di lungimiranza che si chiede alle istituzioni è veramente minimo. Invece si ragiona a inseguire il problema, a tamponare, non si guarda a sei mesi».

 

mammadimerdaI presidii sanitari

Ma c’è un altro aspetto che sarebbe fondamentale perché la vita scolastica dei bambini possa scorrere tranquilla. «Abbiamo chiesto presidii sanitari nelle scuole», spiega Francesca Fiore. «Altrimenti, al primo raffreddore, il bambino deve stare a casa. Va chiamato il pediatra che, al telefono, decide se si deve fare il tampone. Quanti pediatri si prenderanno la responsabilità di certificare che il bambino non ha Covid? Pochi. E quindi manderanno a fare un tampone, con i tempi delle Asl. Solo in Italia, anche se per certificare che un bambino non ha il Covid è sufficiente un tampone negativo, facciamo il doppio tampone negativo. Così il pediatra potrebbe rimandarci alla Asl per un secondo tampone. In tutto questo, il bambino, e il fratello, devono restare a casa». E i genitori con loro.

«O depenalizzano l’abbandono di minore, e noi andiamo a lavorare, oppure il bambino resta a casa solo e noi arrestate!» ironizza Francesca. «Oppure vanno trovate delle soluzioni, Altrimenti i bambini staranno a casa tantissimo, e noi staremo a casa tantissimo. La controproposta è creare presidii sanitari nelle scuole che agiscano tempestivamente con test rapidi. Altrimenti ingolfiamo il sistema sanitario. Anche qui ci dovremo arrivare, prima che capiscano. In questo paese non c’è una programmazione neanche a tre, a due mesi».

Scuole aperte d’estate

Ma ci sono molte altre cose che avrebbero potuto essere fatte per migliorare la situazione. «Siccome questo virus sarà molto più attivo in inverno che in estate, perché non cominciare la scuola prima, già i primi di settembre, e spostare i seggi dalle scuole per metterli in altri posti?” suggerisce Francesca Fiore. «Molti comuni, tra cui Bergamo, si sono attivati per far votare non nelle scuole. È una follia far votare nelle scuole in un momento del genere, vuol dire sempre mettere dietro la scuola».

Anche la decisione di posticipare le scuole al 24 settembre ha una natura molto più prosaica di quello che si pensi. «È stata presa per risparmiare sulle sanificazioni», spiega Francesca Fiore. «Se apri le scuole e poi le chiudi, devi sanificare, poi fai le elezioni, e devi sanificare, poi le apri, le chiudi per il ballottaggio, e devi fare 4 sanificazioni invece che 2».  A proposito di aprire le scuole anche d’estate, è stata fatta anche un’altra proposta. «Con i soldi che arrivano dal Recovery Fund e dal Mes, facciamo impianti di condizionamento nelle scuole, così le teniamo aperte d’estate», propone Francesca Fiore. «Il problema delle scuole aperte d’estate è il caldo. Dovremmo andare a scuola d’estate, almeno per tutto giugno o tutto settembre, a quel punto potremmo abolire questo retaggio arcaico dei tre mesi di vacanze d’estate che non rispondono più a nessuna esigenza. Il motivo per cui non lo facciamo sono gli edifici vecchi e fatiscenti».

mammadimerdaMammadimerda, il blog

Ma facciamo un passo indietro per raccontare cos’è Mammadimerda. «È nato come un blog in cui scrivevamo delle nostre esperienze riguardo alla maternità e non solo, della nostra inadeguatezza al ruolo», racconta Francesca Fiore. «In Italia c’è questa aspettativa verso le donne, nel momento in cui diventano madri, di adeguatezza. E invece questa cosa non è vera: le donne restano quelle di prima. E in più chiediamo un coinvolgimento nelle famiglie dei padri, ricordiamo che i figli si fanno in due, e in Italia questa cosa si dimentica. Ridevamo e scherzavamo, facevamo ironia, in modo politicamente scorretto, già dal nome, era una rivendicazione di femminismo 2.0». Ma poi è successo qualcosa. «Questo inverno ci hanno preso troppo sul serio. Pare che i bambini dessero fastidio non solo a noi, ma a tutta Italia. Mentre dicevamo, scherzando, “i bambini rompono le palle” – perché dobbiamo poterlo dire, perché sono impegnativi, e arrivare vivi a sera è un traguardo – è diventato lo scopo del lockdown dimenticarsi dei bambini…»

 

#noncisiamo

E così Mammadimerda ha preso una piega forse inaspettata, ma perfettamente coerente con quanto fatto finora. Francesca e Sarah, in rappresentanza della grande base di follower, hanno deciso di alzare la voce, e di dire #noncisiamo. È questo il nome della campagna social partita la scorsa primavera. «È nata ad aprile, dopo un po’ che eravamo chiusi in lockdown e si cominciava a parlare di ripartenza e le donne, spesso, dovevano sobbarcarsi la didattica a distanza, il lavoro, oltre a tenere la casa e i bambini senza nessun tipo di appoggio da parte dello Stato», racconta Francesca Fiore. «Si parlava di ripartenza, ma con le scuole chiuse. Ricordiamo tutte le conferenze stampa in cui Conte non ha mai citato i bambini. Allora ci siamo ribellate: eravamo sobillate dalla base della nostra community, ci scrivevano migliaia di messaggi di disperazione in privato. Abbiamo detto: dobbiamo farci sentire, non ci siamo né nel discorso politico, né come risultati. Il 3 maggio riapre tutto: ma io come faccio a tornare a lavorare?».

Così è iniziata una campagna social che ha avuto un forte riscontro mediatico, a cui si sono unite altre realtà che fanno attivismo. «Facevamo dirette con politici, dicevamo alle persone di segnalare a tutti i politici di riferimento la situazione», racconta Francesca. «C’erano i problemi dei bonus che non si riuscivano a prendere, c’erano tremila paletti. Ci siamo unite a Priorità alla Scuola, abbiamo organizzato due manifestazioni a Torino, dando risalto sui social». Dopo la mobilitazione in 61 città, il ministro Azzolina ha chiesto e ottenuto, la sera stessa, un miliardo in più per la scuola. «Poi è stato investito in banchi, e vabbé, qui alziamo le mani…», ironizza. «Alla fine ci siamo ritrovate a fare attivismo» continua, «anche se non vediamo l’ora di tornare a cazzeggiare. Ma a questo punto pretendiamo cose migliorative, non ci basta tornare allo status quo».

Le donne che lasciano il lavoro

Sì, perché la situazione in cui eravamo prima non era comunque rosea. «In Italia solo metà delle donne lavorano, con alcune zone del Sud in cui lavora solo il 15% delle donne e solo due bambini su dieci hanno il posto al lavoro nido. L’anno scorso, in Italia, 37 mila donne hanno lasciato il lavoro per seguire i figli», sono i dati impietosi che ci dà Francesca Fiore. «Se non offri il servizio, come fa una donna? C’è questo retaggio secondo cui, al sud, la donna si tiene il bambino. Ma diamole invece la possibilità di avere un appoggio educativo. Oggi solo il 24,7% dei bambini ha il posto al nido». Con il Covid, poi, i padri non possono accedere in sala parto. «Il fatto che la donna non abbia sostegno in quel momento è grave, sembra che questo Covid abbia spazzato via i diritti dei più deboli, e purtroppo le donne in questo paese sono percepite come sacrificabili».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@csvlazio.org

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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