RIETI. QUATTRO EVENTI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. MA L’IMPEGNO È TUTTO L’ANNO

L'associazione Capit Rieti li ha organizzati per far conoscere il problema. E invita a fare prevenzione e ad educare alla non violenza

di Pier Luca Aguzzi

Il 25 novembre è la data da tutti riconosciuta come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, ma contemporaneamente è il giorno in cui chi ogni giorno difende le donne e i diritti, rivendica la necessità di aumentare ancor di più la tutela nei confronti di chi subisce violenze. L’inasprimento delle pene per chi commette reati di genere, tramite Codice Rosso, non può essere sufficiente. I dati inerenti le richieste di aiuto, dal 2020 ad oggi (fase pandemica) sono aumentati esponenzialmente.

Le famiglie costrette a stare in lockdown, al proprio interno, hanno vissuto molti momenti di tensione che i nostri occhi non hanno avuto modo di scrutare e le nostre orecchie di ascoltare. Offese, maltrattamenti psicologici e fisici, a donne e bambini, disagi acutizzati e richieste di aiuto spesso neanche lanciate o mai arrivate a destinazione.

Rieti, purtroppo, non è esente da casi di violenza su donne indifese, innamorate, illuse. Nel solo 2021 il Centro Antiviolenza Il Nido di Ana, gestito dall’associazione di volontariato Capit Rieti, ha accolto 52 donne, 7 delle quali seguite dagli anni passati e 14 dopo segnalazioni da parte di parenti, amici, assistenti sociali o medici.

L’intervento e la prevenzione

«Come Capit Rieti non molliamo un attimo la presa sul tema, siamo sempre in trincea e siamo sempre in prima fila», commenta Alberta Tabbo, presidentessa dell’associazione reatina, «ma è necessario che ognuno di noi, come società civile, svolga il proprio compito, sapendo che il fenomeno è molto vasto e che tutti, a 360°, dobbiamo esserne coscienti ogni giorno non solamente l’8 marzo o il 25 novembre. Noi come Capit e Nido di Ana lo facciamo quotidianamente con le risorse a nostra disposizione, ma la rete, mai come oggi, è necessaria per rendere un servizio funzionale per tutte quelle donne che con molta sofferenza e molto coraggio si avvicinano ai nostri servizi».

Capit Rieti
Ludovica Ventura e Sara Mastroiaco, che stanno svolgendo il Servizio Civile in Capit

«La Capit gestisce sul territorio provinciale l’unica casa rifugio ad indirizzo segreto per donne che hanno necessità immediata di abbandonare il loro domicilio (anche con i propri figli)», dichiara Anna Vigilante, vicepresidentessa di Capit Rieti, «e siamo collegate al numero nazionale antiviolenza 1522. Svolgiamo formazione per il Servizio Civile e continueremo a divulgare il tema “lotta alla violenza di genere” nelle scuole del territorio. Ci rendiamo conto che quello che è prioritario è cambiare la cultura nei più giovani e in modo diffuso. L’obiettivo reale è quello di evitare che le tensioni esplodano fino ad arrivare agli atti di violenza sulle donne, siano essi fisici o psicologici», conclude Anna Vigilante.

Analizzando i dati è possibile notare come violenze sulle donne vengano perpetrate non solo all’interno delle mura domestiche (14 nel 2021 si sono rivolte al Centro Antiviolenza dopo esser state vessate da conviventi, mariti o ex, 4 erano state vittime di stalking e 9 vittime di abusi sessuali), ma anche sul posto di lavoro. Due le donne che si sono rivolte al CAV per tale tipologia di maltrattamento.

Il momento dell’accoglienza

«Una donna che subisce violenza, in una o tutte le sue declinazioni, in casa come sul posto di lavoro può rivolgersi a diversi soggetti per chiedere aiuto (servizi sociali, FF. OO., medici), ma dobbiamo pensare che è molto traumatico e doloroso parlare di sé e delle violenze subite», commenta Maria Serena Mercantini, volontaria Capit Rieti, «nel timore di non essere creduta, spesso nella convinzione (che le hanno costruito) di meritare quello che le è capitato, all’interno di una cultura che vede ancora la violenza intrafamiliare soprattutto come un fatto privato, nella paura del “dopo cosa accadrà?, lui come reagirà?, cosa succederà ai miei figli?”. L’incontro con chi accoglie la richiesta di aiuto è quindi fondamentale, e spesso decisivo, nel restituire fin da subito alla donna la possibilità di costruire un percorso di uscita dalla violenza stessa».

«Noi operatrici del Centro Antiviolenza lo sappiamo bene, sappiamo che è fondamentale che sia la donna a chiedere aiuto», prosegue Mercantini, «perché è un primo passo verso la consapevolezza e l’autonomia; sappiamo quanto sia importante “accogliere la donna”, senza pregiudizi, libere da stereotipi, sapendo riconoscere e nominare la violenza, e quindi credere alla donna, ascoltare il suo vissuto, rispettare i suoi tempi, accettare e aiutandola a ricostruire il suo racconto, rendendo visibili anche gli effetti della violenza subita: fisici, psichici e relazionali».

I quattro eventi

Quest’anno la Capit Rieti con Il Nido di Ana sarà presente in quattro distinti eventi, tutti incentrati sulla prevenzione e sull’educazione alla denuncia di violenze subite:

  • Il 20 e 21 novembre a Leonessa per il seminario “Violenza sulle donne come riconoscerla come contrastarla”, a cura del Gruppo Leon’esse e per l’inaugurazione della Panchina Rossa in viale Crispi;
  • Dal 22 novembre per tutta la settimana le volontarie Capit saranno presenti con uno sportello di informazione e ascolto (in modo riservato in spazi dedicati) all’interno dell’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti;
  • Il 23 e 25 novembre su invito della ASL di Rieti, Capit sarà presente presso l’Istituto Alberghiero di Rieti e l’istituto Alberghiero di Amatrice con incontri di approfondimento;
  • Il 25 novembre in Prefettura per trattare il tema della violenza di genere e azione di contrasto e prevenzione.

“Io lotto tutto l’anno”

La Capit Rieti, nel corso degli anni, si è anche resa promotrice e parte attiva della stesura del Protocollo promosso dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio avente per oggetto: “La promozione di strategie condivise finalizzate alla prevenzione e contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e dei minori”, e ha organizzato corsi di formazione ed istituito lo “Sportello di Ascolto ed intervento per donne e bambini vittime di maltrattamenti”.

Capit Rieti
Alberta Tabbo, presidentessa di Capit, e Maria Serena Mercantini, volontaria

Dal 2012 al 2020 sono state 250 le donne accolte dal Centro Antiviolenza “Il Nido di Ana”, con un impegno costante che ad oggi ha dato importanti frutti, aiutando e mitigando profondi disagi. Problematiche trasversali, che possono interessare sia ragazze che donne adulte, ma spesso anche bambine. Dai dati raccolti la fascia di età col più alto numero di denunce è quella 36 – 45 anni e le violenze maggiormente riscontrate sono mani in gola, calci, lancio o distruzione di oggetti, schiaffi in faccia, pugni.

«La nostra associazione Capit Rieti, che gestisce il CAV Il Nido di Anna, si occupa della lotta e del contrasto alla violenza di genere tutto l’anno», riferisce l’avvocatessa Sara Principessa, legale dell’Associazione preposto all’assistenza delle vittime, «ma in particolare per il 25 novembre abbiamo istituito un “open week”. Saremo presenti sul territorio anche per dare informazioni e supporto, con assistenza sia legale che psicologica ad eventuali donne che volessero nell’immediato richiedere la tutela a 360°».

«Invitiamo tutte le donne che subiscono violenza di qualsiasi genere, in ambito familiare, lavorativo, senza dimenticare le adolescenti vittime anche di cyberbullismo, a rivolgersi alle autorità competenti o alle Forze dell’Ordine per le denunce, oppure recandosi direttamente presso lo sportello Il Nido di Ana a Rieti o rivolgendosi a professionisti come gli avvocati», conclude Sara Principessa.

L’educazione alla non violenza

Quando si promuove costantemente lo slogan “Io lotto tutto l’anno”, non si vuol essere dei semplici ripetitori, ma si mira ad essere dei megafoni che vadano ad allertare la società su una problematica quotidiana, probabilmente purtroppo sempre esistita, ma molto spesso nascosta da una cultura sociale che avallava il patriarcato e la concezione di uomo-lavoratore-padrone, donna – casalinga – sottomessa. Oggi la donna si è emancipata, ha cercato e trovato i propri spazi, rivendicato le capacità intellettuali e lavorative tenute nascoste per troppo tempo come polvere sotto il tappeto, sbocciando in un fiume in piena alla ricerca del totale riconoscimento nella società. Anche se c’è ancora molto da fare, sia da un punto di vista delle tutele lavorative sia per gli ammortizzatori sociali legati alla maternità, o ancora ai livelli pensionistici tra uomo e donna, riducendo quello che in Gran Bretagna viene chiamato (pension gender pay gap).

Questi focolai di coazione, reminiscenze maschili di un finto potere, vanno smorzati e affiancati all’educazione alla non violenza, al dialogo e alla condivisione, partendo senza ombra di dubbio dai più piccoli, per dare agli uomini e alle donne di domani gli strumenti necessari a vivere nel vero amore e nel rispetto.

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