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QUANTO È IMPORTANTE IL VOLONTARIATO PER IL BENESSERE

QUANTO È IMPORTANTE IL VOLONTARIATO PER IL BENESSERE

Se ne è discusso a Roma durante la prima edizione di "Sana", la festa del benessere di Torpignattara

La salute dipende anche dal contesto sociale. Lo ribadisce con forza il quartiere di Torpignattara, a Roma, dove domenica 11 ottobre si è svolta “Sana”, la festa del benessere. Sana come Salute, Ambiente, Natura e Anima, le quattro parole chiave di una iniziativa organizzata dai Centri di servizio per il volontariato del Lazio Cesv e Spes, in collaborazione con il Comitato di quartiere Tor Pignattara e patrocinata dal Municipio Roma V.
Nel secondo municipio più grande e popoloso della Capitale, con 240mila persone, si riscopre il valore del sociale come prevenzione per la salute del cittadino, prima ancora del servizio assistenziale e sanitario. Al Parco Sangalli di Viale dell’Acquedotto Alessandrino, luogo simbolo dell’area, la giornata si è sviluppata fin dalla mattinata con stand, punti di informazione e tanti volontari impegnati in visite di controllo gratuite, laboratori, giochi per bambini e passeggiate storico-archeologiche.
«Una location scelta appositamente – racconta Claudio Gnessi, membro del comitato di quartiere – questo spazio è stato recuperato grazie ad un progetto in cui impieghiamo venti disoccupati che curano il parco cinque giorni a settimana. Era un’area verde marginalizzata, in cui trovavano spazio le persone più fragili: tossicodipendenti, immigrati e alcolisti. Il malessere ambientale aveva determinato un ulteriore pregiudizio sociale. Inoltre in questo quartiere non ci sono luoghi per stare insieme, passeggiare, fare due chiacchiere, vedere uno spettacolo. Tuttavia curare la propria anima, anche quello è un valore di qualità».

Volontariato e istituzioni per un benessere a 360 gradi

La risposta più significativa viene da quella capillarità di un terzo settore che ascolta i cittadini, intercettando le loro difficoltà e creando un ponte verso le istituzioni, con l’obiettivo di risolvere problemi. Dai sostegni psicologici, alle attività ludiche, passando per le associazioni culturali, ambientali e di soccorso: in tanti hanno presentato il loro servizio, fornendo informazioni e mettendo a disposizione delle persone la propria testimonianza.
La tavola rotonda “Salute, territorio e partecipazione” ha poi sottolineato ancora meglio le necessità di un quartiere che sente un bisogno di cambiamento e chiede risposte concrete alle istituzioni. Moderato dalla presidente del Cesv, Paola Capoleva, il dibattito si è sviluppato sulla necessità di una promozione della salute che parta dalla politica e coinvolga tutti, per un benessere psicofisico a 360 gradi. Francesca Danese, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, già ex presidente del Cesv, ha dichiarato: «È un momento difficile per la nostra città, ma non ci spaventiamo. Mafia Capitale e la mancanza di una nuova visione della città ci hanno detto che Roma deve cambiare e le politiche sociali migliorano la città. Qui ci sono tante iniziative che meritano, non è tutto da buttare come molti dicono. Difendiamo il mondo dell’associazionismo e la dignità di chi lavora per gli altri».

Alessandro Rosi, assessore alle Politiche sociali del V Municipio ha ammesso: «A volte le istituzioni sono lontane, per questo è importante creare reti tra i cittadini. Le associazioni per questo sono una grande risorsa per noi, garantendo quell’interazione che crea meccanismi virtuosi e che migliora i servizi portando innovazione». Anche Giulia Petroletti, assessore all’Ambiente, ha sottolineato l’importanza della sinergia, invitando però alla responsabilità il quartiere: «Dobbiamo agire insieme e costruire alleanze, noi stiamo tra la gente, ma i cittadini devono aiutarci e riempire di contenuti le nostre idee. Il degrado? La cattiva gestione degli ambienti comuni è mancanza di cura verso la nostra società tutta».

Oltre a Claudio Gnessi, le testimonianze dirette di Giovanni Fiori e Donatella D’Angelo, rispettivamente delle associazioni Immensamente e Cittadini del mondo, hanno raccontato i tanti volontari che ogni giorno operano in una comunità che offre uno spaccato sociale rappresentativo della periferia di Roma. Migliorare il quartiere significa migliorare la vita di chi lo abita; per questo molti chiamano il lavoro delle associazioni il “Welfare parallelo”, ossia un sistema non istituzionale che garantisce la salute e il benessere dei cittadini a causa della mancanza di alcuni servizi di base. Ci piace senza dubbio di più “welfare generativo”, termine usato dalla presidente del Cesv, in grado di creare legami tra le persone e rigenerare i tessuti sociali. Sicuramente un valore aggiunto, che però non deve far dimenticare i doveri della politica e la necessità di un associazionismo di supporto e sostegno, non di sostituzione.

Giorgio Marota
Giorgio Marota

Giornalista e studente di Scienze della Comunicazione, appassionato di radio, di sport e di viaggi. Amo il mio lavoro perché mi permette di stare tra le persone e raccontarne sogni ed emozioni, ma anche problemi e speranze.

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