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razzismo in sanità

BASTA RAZZISMO. AL VIA UNA CAMPAGNA CONTRO L’INTOLLERANZA NELLA SANITÀ

BASTA RAZZISMO. AL VIA UNA CAMPAGNA CONTRO L’INTOLLERANZA NELLA SANITÀ

Dopo l'episodio di Cagliari, l'idea della Federazione degli Ordini di medici e odontoiatri. Si partirà da manifesti in strada, negli studi e negli ospedali

Il razzismo è un problema di salute pubblica. Gli episodi a cui assistiamo in tutta Italia non sono casi isolati e casuali, ma collegati tra loro da un filo conduttore che li unisce.
A sostenerlo è la Federazione Nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) che attraverso il suo presidente Filippo Anelli ha lanciato una proposta: una grande campagna per mettere al bando il razzismo e l’intolleranza dal nostro servizio sanitario nazionale. Sì perché con l’episodio di Cagliari abbiamo scoperto che il razzismo può entrare anche negli ospedali. Ed è lì andrà curato con la massima urgenza.

 

razzismo in sanità
Filippo Anelli, presidente Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri

Tutto è iniziato quando la dottoressa Maria Cristina Deidda ha “denunciato” tramite Facebook i pazienti del suo ambulatorio che, spazientiti per la lunga attesa, avrebbero additato la colpa “al solito negro”. Va precisato che in quella struttura si pratica la terapia del dolore. «Mi ero illusa che nel nostro ambulatorio, proprio a causa della delicatezza delle patologie trattate, l’animo umano fosse più compassionevole verso l’altrui persona. Mi vergogno» ha scritto sui social.

La campagna partirà da manifesti e locandine affissi/e in strada, negli studi e negli ospedali. «La collega, con la sua denuncia ferma e lucida ma al contempo pacata nei toni ha testimoniato in maniera encomiabile quelli che sono i valori fondanti della nostra professione e della nostra società, dinanzi alle quali tutti gli uomini sono uguali, a prescindere dal colore della pelle, religione, opinioni e censo» ha sostenuto il presidente Anelli. Alla proposta hanno già aderito l’Associazione medici di origine straniera in italia (Amsi) e la Confederazione internazionale-Unione Medica Euro-Meditteranea (Umem) che negli ultimi 3 anni hanno registrato un aumento del 35% di episodi di discriminazione nei confronti di cittadini di origine straniera all’interno delle strutture sanitarie come pronto soccorso, Asl, Cup e nei centri di fisioterapia e analisi.

 

LA TERAPIA DEL DIALOGO. Foad Aodi, fondatore di Amsi e Umem, ce ne ha parlato: «Siamo presenti in tutta Italia con degli sportelli di ascolto dal 2000 e monitoriamo il rapporto tra sanità e integrazione. Negli ultimi anni ci sono stati due aumenti preoccupanti delle segnalazioni: il primo dopo gli attentati terroristici di Parigi, il secondo oggi. Vengono presi di mira anche i professionisti del settore, non solo i pazienti». Aodi è un medico palestinese e si è trasferito in Italia nel 1983 dove ha studiato e si è laureato. «Questo Paese mi ha accolto e non è mai stato razzista», ha precisato. «Mi sembra quasi una moda prendersela con chi è diverso, ma è una tendenza preoccupante perché non ho mai visto questa rabbia cieca tra le persone. Come movimento proponiamo una buona integrazione che combatte la violenza».
La chiama terapia del dialogo: «Oggi c’è la politica del “prima gli italiani” e questo è un messaggio che divide e crea scontri culturali. Abbiamo dialogato con tutti i governi, vogliamo farlo anche con questo. Noi combattiamo il mercato degli esseri umani, lo sfruttamento di donne e bambini non accompagnati e lo facciamo attraverso il contributo dei medici. Integrazione e sicurezza non sono opposti come qualcuno vuole farci credere, perché quando una persona è inserita nel tessuto sociale ha a cuore anche il bene comune».  Con l’ufficio di Presidenza dell’Amsi e dell’Umem hanno aderito alla campagna di sensibilizzazione nei luoghi della sanità anche il Movimento internazionale Uniti per Unire che nel 2016 organizzò l’iniziativa “Cristiani in Moschea e Musulmani in Chiesa” per favorire il dialogo interreligioso.

 

razzismo in sanitàL’APPELLO ALL’OSCE.  Il campanello d’allarme sta suonando. Solo nel 2016 l’Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) ha aperto 2.939 istruttorie per casi segnalati di discriminazione di cui 2.652 sono risultate pertinenti (in media più di 7 al giorno).
Il giornalista Luigi Mastrodonato invece ha messo insieme 33 aggressioni a sospetta matrice razziale o xenofoba avvenuti negli ultimi due mesi e li ha inseriti in una mappa.
Sono esempi di un razzismo crescente, anche se resta molto complicato misurare questo aumento con dei dati ufficiali.

Quaranta associazioni e organizzazioni della società civile italiana, tra cui Amnesty International, Associazione Carta di Roma, Greenpeace, Centro Astalli e Antigone hanno firmato e inviato un appello all’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per esprimere la propria preoccupazione per i fatti di cronaca legati all’odio, alle violenze di stampo xenofobo contro migranti, rifugiati e minoranze rom. Il documento, presentato allo “Human Dimension Implementation Meeting 2018” di Varsavia, ricorda i principali episodi che hanno segnato la cronaca italiana dall’inizio dell’anno: gli episodi di Macerata (3 febbraio 2018, dove 6 rifugiati sono stati gravemente feriti da un estremista di destra), l’omicidio di Idy Diene (avvenuto a Firenze il 5 marzo 2018, il giorno dopo le elezioni politiche italiane) e quello di Soumaila Sacko (ucciso a San Calogero in Calabria il 2 giugno 2018). E se da una parte le associazioni italiane si dicono preoccupate, dall’altra il Governo sembra negare l’esistenza e la gravità di questi episodi. L’Onu, nel frattempo, ha reso noto che invierà gli ispettori in Italia e Austria nelle prossime settimane per verificare il modo in cui vengono trattati i migranti.

 

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Giorgio Marota
Giorgio Marota

Giornalista e studente di Scienze della Comunicazione, appassionato di radio, di sport e di viaggi. Amo il mio lavoro perché mi permette di stare tra le persone e raccontarne sogni ed emozioni, ma anche problemi e speranze.

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