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RETE SCUOLEMIGRANTI: TRA LINGUA, STORIA E ARTE PER DIVENTARE CITTADINI

RETE SCUOLEMIGRANTI: TRA LINGUA, STORIA E ARTE PER DIVENTARE CITTADINI

Dai corsi di lingua italiana all’educazione civica: a Roma e nel Lazio la didattica innovativa e inclusiva della Rete ScuoleMigranti

L’integrazione non passa soltanto attraverso la lingua. Ne sono convinte le oltre cento associazioni che fanno parte della Rete ScuoleMigranti, che pone accanto all’insegnamento dell’italiano L2 l’educazione civica. Vi riproponiamo il ritratto che di questa infrastruttura in continua crescita fa la sua coordinatrice, Paola Piva, su Vdossier n.8/2017.

La Rete ScuoleMigranti è nata a Roma nel 2009, con lo scopo di promuovere l’inclusione scolastica di stranieri adulti e bambini, attraverso un percorso di sinergie, iniziative comuni, scambio di conoscenze e risorse.
Ad oggi, raggruppa più di cento realtà con diversa ispirazione culturale, religiosa e politica. Si tratta di un’infrastruttura che si sta rapidamente allargando nelle province del Lazio: Latina, Viterbo, Frosinone, Rieti.

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Occorre coniugare l’insegnamento della lingua con il sostengono alla vita materiale e sociale

Le associazioni insegnano l’italiano gratuitamente agli immigrati e promuovono la cittadinanza, attraverso laboratori di teatro, cinema, danza, musica, sport.
Per l’inserimento scolastico di bambini e ragazzi stranieri svolgono sostegno linguistico a scuola, laboratori di intercultura, doposcuola, centri di aggregazione per giovani, mediazione culturale.
Quest’anno ScuoleMigranti ha dato il via a un Osservatorio sull’integrazione linguistica dei migranti nel Lazio, una piattaforma costruita insieme a Creifos (Centro di ricerca sulla formazione interculturale del Dipartimento di Scienze della
Formazione, Università Roma Tre).
Sotto la guida di Massimiliano Fiorucci e Marco Catarci, due professori che da anni seguono l’esperienza della Rete. L’Osservatorio considera le 140 sedi delle scuole popolari come altrettante antenne per far confluire in un unico contenitore
conoscenze preziose, raccolte sul territorio, in merito a flussi migratori, percorsi di inclusione, fabbisogno di formazione degli immigrati nel Lazio.

UN QUARTIERE, TRE ESPERIENZE. Nel triennio 2014-2016 Scuolemigranti ha avuto quasi 11mila iscritti ai corsi di lingua e cultura italiana ed è aumentato il numero delle associazioni aderenti. Sono scuole piccole, ma preziose.

Ad esempio, “Educando”, la più piccola associazione della Rete, gestisce due corsi di italiano per una dozzina di allievi, un’inezia a livello quantitativo, ma si tratta di commercianti cinesi della zona Esquilino – uno dei quartieri più multietnici di Roma – ai quali è offerta l’opportunità di studiare l’italiano la domenica o di buon mattino, quando i negozi sono chiusi.

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Non basta aprire un corso, spesso occorre andarsi a cercare l’utenza e calibrare l’offerta ai suoi bisogni specifici

Il doposcuola affianca i figli e i volontari sono a disposizione delle mamme per i colloqui con gli insegnanti. Lì vicino, a via Giolitti accanto alla stazione Termini, c’è la scuola più grande della Rete, quella della Casa dei diritti sociali, che accoglie più di mille allievi all’anno. La valenza della scuola sta nella formula a porte aperte, unica nel panorama romano, che consente di frequentare in qualunque momento del giorno e dell’anno. Una cinquantina di insegnanti si coordinano ogni settimana, così da garantire un approccio omogeneo agli allievi occasionali. A fianco della scuola, l’associazione gestisce il servizio per le pratiche burocratiche.

Dall’altra parte della Stazione Termini, a via Marsala, le missionarie di Cristo Risorto fanno corsi trimestrali a numero chiuso, per non più di 30 rifugiati alla volta. Gli allievi possono frequentare tutto il giorno le attività del centro giovanile salesiano e gli analfabeti sono seguiti uno ad uno. Nel perimetro di pochi isolati, quindi, tre scuole si distinguono per scelte pedagogiche molto diverse, ma convergono su un aspetto: coniugare l’insegnamento della lingua con il sostengono alla vita materiale e sociale. L’esperienza della Rete mostra che le scuole si riempiono più facilmente quando sono collegate con sportelli legali, centri di ascolto, ambulatori, ludoteche, centri sportivi.
Poiché non basta aprire un corso, spesso occorre andarsi a cercare l’utenza e calibrare l’offerta ai suoi bisogni specifici. L’espressione “lingua di cittadinanza” esprime questo valore aggiunto che si riscontra nel volontariato e dovrebbe orientare ugualmente la scuola pubblica per gli adulti.

ITALIANO, LINGUA PLURALE. I motivi che spingono i migranti a imparare l’italiano sono diversi. Ad esempio, per le donne che si ricongiungono a uno spezzone di famiglia, portando con sé i figli cresciuti altrove, la compagnia di altre donne è motivante, come pure riuscire a comprendere gli insegnanti e i compagni dei figli.

All’opposto, il rifugiato spesso dubita di aver bisogno dell’italiano, fin tanto che rimane aggrappato all’idea di una migrazione che, nei suoi auspici, dovrebbe concludersi nel Nord d’Europa. Andare a scuola d’italiano significa accettare la distanza tra desiderio e realtà migratoria; riconoscere che probabilmente il viaggio è finito e che vivrà nel Paese non scelto.
Altrettanto complesso è il vissuto dei minori stranieri non accompagnati. Giovani che in Italia non possono lavorare fino al compimento dei diciotto anni, ma che le loro famiglie considerano tanto adulti da affidare loro un mandato pesante: emigrare, lavorare, mantenersi e sostenere i parenti in patria. Divergenze economiche, culturali, normative si scaricano sulle spalle di questi ragazzi, accolti nelle case famiglie, affidati ad operatori, che a loro volta ricevono dalle istituzioni il compito di condurli all’autonomia.

IL PROGETTO QUIRINALE. La passeggiata didattica viene utilizzata dalle nostre scuole di italiano per aprire gli allievi alla conoscenza della città e incoraggiare le amicizie di corso. Le associazioni sono molto inventive: passeggiate nelle ville storiche e nelle piazze famose, ma anche di orientamento a servizi di quartiere, uffici municipali, Asl, centro per l’impiego.

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Alcuni dei partecipanti ad una delle prime visite organizzate per il Progetto Quirinale

Iniziative che rientrano nella “educazione civica e cultura italiana”, prevista dai programmi di corso. Per spiegare le istituzioni repubblicane, la Rete ha elaborato una passeggiata che dal colle del Quirinale scende a piazza Colonna; prevede una visita all’interno del palazzo del presidente della Repubblica, poi uno sguardo in esterno ai palazzi della Corte costituzionale, del Governo e del Parlamento.
In poco più di due ore sono spiegati ai migranti i cardini delle istituzioni repubblicane e il principio dell’equilibrio dei poteri su cui si regge la nostra democrazia.
Nella primavera del 2016 Scuolemigranti ha proposto questo modulo tre-quattro volte, a ottanta allievi. Silenziosi e intimiditi all’interno del palazzo del Quirinale, all’uscita sfogavano espressioni ammirate per la grandiosità, gli ori e gli specchi.
Riflessione di un allievo: «Forse, non c’è niente di simile in tutto il continente africano». Ma non sono stati solo colpiti da questo, hanno colto anche il messaggio democratico delle ultime due sale, con il testo originale della Costituzione, le foto dei 12 presidenti, i manifesti del 1946 per il diritto di voto alle donne. Sul piazzale del Quirinale si è intrecciato un dialogo sulle forme di governo dei rispettivi Paesi, discutendo di democrazia.
Da qui è nata l’idea di costruire un percorso didattico nel palazzo, guidato da insegnanti della Rete, basato su un lessico elementare e sugli interessi propri dei migranti. Il progetto ha conquistato la Presidenza della Repubblica, che ha messo a disposizione una visita al mese riservata agli allievi della Rete.
Nell’estate del 2016 tre formatori di Scuolemigranti e due esperti del Quirinale hanno lavorato per mettere a punto un percorso originale in 12 tappe della durata di 80 minuti. Ad ogni tappa l’attenzione dei migranti viene orientata su alcuni oggetti che stimolano l’apprendimento di nuove parole e, al tempo stesso, rinviano a esperienze comuni in tutte le culture. Obiettivo: muovere un interesse per la storia, l’arte e le istituzioni italiane.

LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI VOLONTARI. I volontari della Rete hanno età e curriculum molto vari: tirocinanti universitari, giovani laureati in lingue e scienze della formazione, diplomati Ditals (diploma per l’insegnamento dell’italiano come lingua
seconda rilasciato dall’Università di Siena), insegnanti in pensione, ma anche esperienze professionali lontane dall’insegnamento.
L’organico delle scuole popolari è un mix di competenze che occorre amalgamare e raffinare, mediante l’affiancamento dei nuovi da parte dei volontari esperti, il coordinamento didattico e l’aggiornamento continuo.
Fin dal suo nascere Scuolemigranti ha investito nella formazione gratuita dei volontari.

Nel triennio 2014-2016 le ore annue di formazione sono aumentate da 34 a 80. Seminari a tema hanno affrontato i problemi emergenti: come alfabetizzare un adulto, quale lingua per i rifugiati, come semplificare testi scritti e adottare un lessico di base, quale uso dei materiali didattici preconfezionati.
Si è avviata una riflessione sui sentimenti religiosi dei migranti, per comprendere quali trasformazioni possono avvenire nel “passaggio in Occidente”. È risultato molto utile un incontro sul sistema di istruzione e il diritto allo studio per gli immigrati, bambini e adulti.
Scuolemigranti ha creato un gruppo ad hoc sui minori non accompagnati, una presenza in aumento a Roma. Con loro il problema centrale è come condurli all’autonomia, prima del compimento dei 18 anni, e ciò richiede la costruzione di solide intese con molti organismi, che dovrebbero funzionare a filiera: Cpia, scuole serali, corsi professionali, centri per l’impiego e altro ancora.
Per migliorare le intese tra le associazioni e la scuola pubblica, nel 2016 Scuolemigranti ha organizzato due occasioni di aggiornamento congiunto, che hanno coinvolto complessivamente quasi quattrocento partecipanti tra docenti e volontari. Un’esperienza che ha permesso di avvicinare due tipi di insegnanti, tradizionalmente inclini alla diffidenza reciproca, e incrementare la stima professionale. I docenti hanno visto che possono apprendere metodologie innovative dai volontari e questi a loro volta hanno compreso le criticità di chi lavora a scuola.
Infine, un’attenzione formativa è data ai molti giovani che offrono volontariato, con l’aspettativa che l’impegno gratuito porti una seconda utilità: acquisire competenze spendibili sul mercato del lavoro, in particolare nell’insegnamento dell’italiano L2, un settore che fino a qualche anno fa offriva maggiori opportunità mentre oggi si sta saturando.
Si tratta di un mercato in trasformazione, che offre ancora buone opportunità all’estero e con cui qualcosa si può guadagnare
con lezioni private.

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Paola Piva

Coordinatrice della Rete ScuoleMigranti

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