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RIFORMA DEL TERZO SETTORE: AL VOLONTARIATO NON PIACE

RIFORMA DEL TERZO SETTORE: AL VOLONTARIATO NON PIACE

Nonostante alcuni punti positivi, i motivi di perplessità sono tanti. Se ne parlerà anche il 9 maggio, durante l'autoconvocazione

Il disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, approvato alla Camera e ora al Senato, piace a molte componenti del non profit, ma non al volontariato e in queste ultime settimane si sono moltiplicate le prese di posizione critiche.
Tra gli aspetti positivi ci sono l’aumento delle risorse per le imprese sociali (anche se non quanto era stato ventilato) e per il servizio civile (anche se non abbastanza da renderlo universale), la stabilizzazione del 5Xmille, l’aumento del tetto massimo per le detrazioni fiscali legate alle donazioni alle onlus, la possibilità di rifinanziare iniziative di cooperazione internazionale con fondi della Cassa depositi e prestiti.

L’articolo 5

Per quanto riguarda il volontariato, il ddl contiene varie proposte di “aggiornamento” della L.266/91, contenute nell’art. 5. In particolare per quanto riguarda:
1. I registri del volontariato. Viene proposto un unico registro nazionale, che assorba gli attuali, che hanno base regionale.
2. Le convenzioni. L’esigenza id maggiore trasparenza attraversa un po’ tutta la legge, che tra l’altro afferma la necessità di definire criteri più trasparenti per l’affidamento di servizi in convenzione alle organizzazioni di volontariato.
3. L’accountability. In quest’ottica si chiede anche alle organizzazioni di volontariato di adottare nuove modalità di rendicontazione economica e sociale.
4. L’Osservatorio nazionale per il volontariato. Il ddl propone di rivederne i compiti e le modalità di funzionamento.
5. Nella scuola. Le organizzazioni di volontariato sono riconosciute come attori della formazione alla cittadinanza degli studenti.
6. Le reti. C’è la proposta di dare un maggiore riconoscimento alle reti di organizzazioni di volontariato di secondo livello.
7. I Centri di Servizio al Volontariato. Viene menzionata l’opportunità di una riorganizzazione del sistema dei Centri di Servizio al Volontariato.

Su quest’ultimo punto vale la pena di soffermarsi perché, pur nella genericità del testo, si intravvede una volontà di cambiarne profondamente la natura.  All’art. 5, punto e, si parla infatti di una «revisione del sistema dei Centri di servizio per il volontariato» e si prevede che
1. «Siano promossi da organizzazioni di volontariato per finalità di supporto tecnico, formativo e informativo degli enti del Terzo settore e per il sostegno di iniziative territoriali solidali». Attualmente, però, i CSV non sono solo “promossi”, ma anche gestiti dal volontariato. Inoltre essi dovrebbero allargare le loro iniziative e i loro servizi a tutto il Terzo settore e a generiche “iniziative territoriali solidali”, con la conseguenza che le risorse attualmente riservate al volontariato verrebbero da esso distolte per spalmarle su un numero di soggetti ben più ampio.
2. «Che debbano costituirsi in una delle forme previste per gli enti del Terzo settore acquisendo la personalità giuridica», cosa che molti CSV hanno già fatto o stanno facendo.
3. «Che al loro finanziamento si provveda stabilmente, attraverso una programmazione triennale, con le risorse previste dall’articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e che, qualora si utilizzino risorse diverse, le medesime siano comprese in una contabilità separata» e questo avrebbe almeno il vantaggio di permettere ai CSV una programmazione di più lungo respiro.
4. «Che al controllo delle attività e della gestione dei medesimi provvedano organismi regionali e nazionali, la cui costituzione sia ispirata a criteri di efficienza e di contenimento dei costi di funzionamento, i quali non possono essere posti a carico delle risorse di cui all’articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266». Affermazioni, queste, che aprono la discussione sui Coge (Comitati di gestione) e sul loro ruolo.
C’è da dire che, trattandosi di una legge delega, il testo è piuttosto generico, e molto si giocherà nella formulazione dei decreti attuativi.

Le critiche

Tutto questo preoccupa il mondo del volontariato, soprattutto quello delle organizzazioni più piccole, che non si sono sentite ascoltate abbastanza. «Sta succedendo che qualcuno ti vuole cucire addosso un abito senza nemmeno prenderti le misure», ha dichiarato Enzo Costa, coordinatore della Consulta del Volontariato presso il Forum del terzo settore. «Si sta facendo molto su di noi ma senza di noi», sostiene Emma Cavallaro, presidente della Convol.
Un nodo centrale è quello della troppa centralità all’impresa sociale e della scarsa considerazione che il ddl riserva al volontariato. «Constatiamo», ha dichiarato Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, «che il volontariato pare messo ai margini a vantaggio di altri strumenti che oggi paiono più attraenti». Di questa idea è anche il Cnca, il cui presidente Armando Zappolin ha espresso contrarietà «a un’impostazione fortemente sbilanciata sul valore “imprenditoriale” dell’attività delle organizzazioni non profit».
Per Stefano Tabò, presidente del coordinamento nazionale dei Centri di servizio, nel testo non c’è – con la necessaria chiarezza ed efficacia – il riconoscimento dell’esperienza maturata dai CSV negli anni, il riconoscimento della rappresentanza nazionale di CSVnet, la garanzia di un meccanismo equo per il finanziamento dei Csv in tutte le regioni. Inoltre «va riconosciuta non sono la capacità di questo mondo di rispondere ai bisogni, ma va affermata anche la necessità di preservarne l’autonomia e l’identità»
Il Coordinamento chiede che i Csv «continuino ad essere governati dalle organizzazioni di volontariato, che venga riconosciuta la rappresentanza nazionale di Csvnet in una logica di sistema, che venga garantito un meccanismo equo per il finanziamento dei Csv in tutte le regioni, l’uniformità regolamentare su tutto il territorio nazionale e il riconoscimento della promozione delle attività di volontariato quale finalità specifica del nostro mandato».

L’autoconvocazione del volontariato

Si presume che tutto questo sarà materiale di discussione per l’incontro pubblico di autoconvocazione del volontariato, il 9 maggio a Roma. Organizzato dal Forum nazionale del Terzo settore, Consulta del volontariato dello stesso Forum, CSVnet, Convol, Caritas Italiana e Centro nazionale per il volontariato, aprirà un percorso che si concluderà il 5 dicembre, giornata internazionale del volontariato, con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agenda politica la necessità di valorizzare “un così importante patrimonio nazionale”.

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Paola Springhetti
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Giornalista. Coordina l’area comunicazione e promozione del Cesv.

4 commenti su “RIFORMA DEL TERZO SETTORE: AL VOLONTARIATO NON PIACE

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