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ROM, A ROMA IL CAMPING RIVER CHIUDE. TUTTI A LA BARBUTA

ROM, A ROMA IL CAMPING RIVER CHIUDE. TUTTI A LA BARBUTA

La Barbuta doveva essere uno dei primi campi a chiudere. Invece è lì che andranno le 120 famiglie del Camping River. Che dovevano manifestare venerdì in Campidoglio, ma sono state bloccate dallo sciopero

Erano attese più di 300 persone Rom, Sinti e Caminanti alla grande manifestazione di venerdì 16 giugno, in piazza del Campidoglio a Roma. Lo sciopero  Atac e Tpl ha rovinato tutti i piani, ma Marcello Zuinisi, legale rappresentante dell’Associazione Nazione Rom, ha voluto comunque metterci la faccia.

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Marcello Zuinisi (Nazione Rom) venerdì in Campidoglio. «I campi sono quasi tutti fuori dal raccordo, qualcuno è in fermata da stamattina alle 6, ma non ci sono mezzi per arrivare qui»

«Perché tanto siamo l’argomento con cui, da Alemanno a oggi, si vincono o si perdono le elezioni. Avremo diritto di parola oppure no?» racconta amareggiato.

Zuinisi è da solo, maledice lo sciopero, ma non demorde:  «I campi sono quasi tutti fuori dal raccordo, qualcuno è in fermata da stamattina alle 6, ma non ci sono mezzi per arrivare qui», prova a giustificare. Poi si fa coraggio e parla a nome di tutti, proprio davanti Palazzo Senatorio – sede del Comune e luogo in cui si trova l’ufficio della sindaca Virginia Raggi – e di cose all’amministrazione ne ha da dire parecchie. Inizia la sua piccola grande protesta con la musica, cantando e suonando con la chitarra “I cento passi” dei Modena City Ramblers, inno alla lotta contro soprusi e ingiustizie.

Questi i motivi della protesta: Roma Capitale, nella persona di Michela Micheli (Direttore Direzione Accoglienza e inclusione del Dipartimento politiche sociali del comune) ha firmato un decreto che autorizza la chiusura e lo sgombero del Camping River, campo rom in via Tenuta Piccirilli, zona Tiberina, nel XV Municipio. Dal 30 giugno (determina n. 45371 del 1 giugno 2017), data in cui scadono i tempi di gestione del campo da parte della cooperativa sociale Isola Verde, le 429 persone del campo si ritroveranno in mezzo a una strada. Sono 120 famiglie, che accusano il Comune di aver voltato le spalle alla strategia nazionale di inclusione che l’Italia ha ratificato nel 2012 e che prevede percorsi di superamento dei campi e di integrazione basati sui quattro pilastri principali: lavoro, salute, scuola e casa.

Tutto questo attraverso un ampio piano di finanziamenti europei come il PON Inclusione (1 miliardo e 250 milioni) ed il PON Metro 2014 – 2020 (894 milioni di euro) che rischiano a questo punto anche di essere bloccati.

Le contraddizioni dell’inclusione Rom a Roma

Il legale rivolge il suo appello alla sindaca: «Virginia Raggi deve fare un decreto sindacale in cui si ordina la non chiusura del Camping River il 30 giugno. Perché? Non è stata trovata una collocazione alternativa a queste famiglie, a fronte di 3,8 milioni che invece Roma ha ricevuto dall’Unione Europea e annunciato in conferenza stampa il 1 giugno. Questa è una vera e propria truffa».

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«Stanno superando i campi dimenticandosi delle persone che ci sono dentro». Foto Nazione Rom

Zuinisi ha denunciato sia Virginia Raggi che Maria Elena Boschi all’Autorità Nazionale Anticorruzione. C’è poi un’altra contraddizione: la prima cittadina e Laura Baldassarre (assessore alle politiche sociali) avevano annunciato il varo del Piano Rom e la chiusura prossima dei campi la Barbuta e la Monachina, ma agli abitanti del Camping River è stato detto il contrario, ossia che il loro sgombero sarebbe coinciso con l’accoglienza proprio alla Barbuta. Dov’è la verità?

«Come le faranno confluire 429 persone in un campo rom già affollato come quello della Barbuta?» si chiede Zuinisi che oggi ha ufficialmente terminato uno sciopero della fame durato 25 giorni. Tutto è iniziato dopo lo sgombero della Casa della Pace ed Accoglienza di Pontassieve (vicino Firenze), è andato avanti nonostante il corteo del 9 giugno (una marcia dall’assessorato al sociale di viale Manzoni fino in Campidoglio) ed è terminato oggi.  Ma la sua battaglia per l’inclusione continua, tra una canzone e una protesta. Perché, come sostiene, «stanno superando i campi dimenticandosi delle persone che ci vivono dentro».

Foto di copertina: Nazione Rom

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Giorgio Marota
Giorgio Marota

Giornalista e studente di Scienze della Comunicazione, appassionato di radio, di sport e di viaggi. Amo il mio lavoro perché mi permette di stare tra le persone e raccontarne sogni ed emozioni, ma anche problemi e speranze.

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