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volontariato e sviluppo sostenibile

SVILUPPO SOSTENIBILE: PERCHÈ È IMPORTANTE CHE IL VOLONTARIATO SE NE OCCUPI

SVILUPPO SOSTENIBILE: PERCHÈ È IMPORTANTE CHE IL VOLONTARIATO SE NE OCCUPI

Per realizzare gli Obiettivi 2030 servono cambiamenti sociali profondi. Un processo lungo che ha bisogno di una politica del volontariato che guardi lontano.

Prima della pausa di agosto, il 18 luglio, organizzato dal Centro studi, ricerca e documentazione sul volontariato e il terzo settore del Csv Lazio, si è tenuto un confronto presso la sede regionale del centro sul tema dello sviluppo sostenibile, che l’Assemblea Generale dell’Onu del 25 settembre 2015 si è data come obiettivo da raggiungere entro il 2030. Un impegno declinato nei diciassette obiettivi che seguono.

 

OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

1. Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

2. Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

4. Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti

5. Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie

7. Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

8. Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

9. Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

10. Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni

11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

13. Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico*

14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre

16. Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile

17. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

* Riconoscendo che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici è il principale forum internazionale e intergovernativo per la negoziazione della risposta globale al cambiamento climatico.

Al fine di perseguire questi obiettivi si è costituita  nel febbraio del 2016 l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) “per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 e per mobilitarli per realizzare gli Obiettivi”. LAlleanza riunisce attualmente oltre 220 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile: associazioni imprenditoriali, sindacali e del Terzo Settore, università e centri di ricerca.
Già numerose reti nazionali di volontariato e di terzo settore sono impegnate nell’Alleanza, ma io penso che non possa mancare l’apporto dell’insieme del volontariato, anche delle piccole organizzazioni della nostra regione attive nel territorio.
Praticamente non uno dei diciassette obiettivi è non condivisibile da parte del mondo del volontariato, sostanzialmente, con sensibilità forse diverse dovute ai diversi settori in cui è attivo il volontariato. Non solo, i diciassette obiettivi coincidono con gli interessi generali, con i beni comuni sui quali è nato e si è sviluppato il movimento di volontariato.

 

volontariato e sviluppo sostenibileUNA REALTÀ ANCORA DISTANTE. In realtà quel che fa riflettere a leggere la risoluzione dell’Assemblea dell’Onu, a cui partecipano rappresentanti di 193 Stati del mondo su 196 esistenti, praticamente di tutti i popoli del mondo, è la distanza tra quegli obiettivi e la realtà di questi anni.
I diciassette obiettivi ci propongono un mondo più umano, dove non ci sia la povertà e la fame, dove l’acqua potabile sia garantita, dove ci siano diritti esigibili per tutti al benessere, alla salute, all’istruzione, un mondo dove vi sia uguaglianza di genere e non solo di genere, nell’ambito di uno sviluppo pacifico e sostenibile rispettoso dell’ambiente.
In realtà noi sappiamo che, invece, a fronte di un indubbio miglioramento delle condizioni di vita di alcuni continenti – penso all’Asia, alla Cina e non solo, in parte l’America Latina – la povertà e la fame sono una realtà che attanaglia centinaia di milioni di esseri umani, le guerre in Medio oriente ed Africa imperversano, movimenti migratori di massa di fuga dalle guerre e dalla povertà si moltiplicano, ma la povertà è aumentata anche in Europa e negli Stati Uniti, sia per le crisi economiche, come per un modello di sviluppo che premia i ricchi, oltre a mettere in pericolo il pianeta con l’effetto serra e altre forme di inquinamento:

«L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso (2017) è finito nelle casseforti dell’1% più ricco della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%. In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%».

«Nel corso dell’ultimo anno il numero dei miliardari è aumentato come mai prima nel mondo: uno in più ogni due giorni. Attualmente vi sono nel mondo 2.043 miliardari (valore in dollari), e nove su dieci sono uomini. La loro ricchezza ha registrato un incremento enorme che, a titolo comparativo, rappresenta 7 volte l’ammontare delle risorse necessario per far uscire dallo stato di povertà estrema 789 milioni di persone. Di tutta la ricchezza globale creata nell’ultimo anno, l’82% è andato all’1% della popolazione mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento». (Dal Rapporto Davos 2018 di Oxfam).

Quindi potremmo riassumere la situazione così: gli Stati del mondo all’Assemblea dell’Onu rappresentano l’aspirazione unanime dei popoli a una vita e a uno sviluppo più umano, ma non basta affermare queste aspirazioni e obiettivi, realizzarli è cosa alquanto più complessa e gli interessi e le forze sociali ed economiche che si contrappongono a tutto ciò sono molte, ben radicate, e non si tratta solo di forze che fanno capo alla criminalità organizzata, anche se il commercio organizzato di droga e altro contribuiscono a tutto ciò.

 

volontariato e sviluppo sostenibileVOLONTARIATO  E SVILUPPO SOSTENIBILE. È un modello di sviluppo perfettamente legale che favorisce tutto ciò: la nostra società contestualmente desidera e vuole promuovere un mondo più giusto, ma contemporaneamente mantiene vecchi privilegi sociali ed economici, rapporti neocoloniali verso i popoli più poveri, condizioni di oppressione e violenza di genere più adatte alla preistoria che al futuro che comunque desideriamo.

Per questo è importante che i volontari si occupino dei problemi dello sviluppo sostenibile, non basta occuparsi dei più fragili, dei più deboli, dei più poveri, dei più svantaggiati del mondo perché le cose cambino.

Come sostenevano i padri e le madri del volontariati italiano, non basta fare i “barellieri della storia”, bisogna lavorare per eliminare le cause dei diversi problemi delle diverse emergenze su cui intervengono i volontari. È un lavoro lungo e si tratta di cambiamenti sociali lenti, anche se ogni tanto accelerano e ogni tanto rallentano e poi occorrono cambiamenti economici, istituzionali, culturali. È un processo lungo che presuppone consapevolezza e una politica del volontariato che guardi lontano. Per questo ha un senso che anche noi sosteniamo e promuoviamo un diverso sviluppo sostenibile e cerchiamo di capire come, con quali forze e in quali tempi si possa realizzare.

 

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