SERVIZIO CIVILE, OLTRE 16MILA GIOVANI E 19 MILIONI DI ORE PER LA COMUNITÀ. IL BILANCIO DEL CNESC

Presentato a Roma il 24mo Rapporto CNESC: oltre 22mila sedi accreditate e una copertura dei posti quasi totale nelle regioni del Sud. A fare domanda, in tutta Italia, sono soprattutto le ragazze: due candidate ogni tre. Ma un programma su tre presentato dagli enti resta senza finanziamento, e tra i candidati selezionati uno su quattro non si presenta al colloquio

di Antonella Patete

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Quasi 19 milioni di ore di servizio, oltre 16mila giovani avviati, più di 22mila sedi accreditate in Italia e all’estero. Sono alcuni dei numeri emersi dal XXIV Rapporto della Conferenza Nazionale degli Enti Servizio Civile (Cnesc) dal titolo Servizio Civile Universale: leggere e abitare i cambiamenti. Il Rapporto, presentato giovedì 18 giugno a Roma, restituisce la fotografia di una rete che continua a crescere, gli enti accreditati Cnesc superano per la prima volta il 40% del totale nazionale, ma non esente da qualche criticità: un programma su tre presentato dagli enti non riceve finanziamenti, e la distanza tra Nord e Sud nella partecipazione dei giovani resta marcata. Nato alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, il Cnesc ha attraversato le diverse fasi del servizio civile italiano, dall’obiezione di coscienza al servizio civile universale. E oggi riunisce 31 enti titolari di accreditamento, per un totale di 7.467 enti di accoglienza, il 40,5% del totale degli enti accreditati sull’Albo nazionale del servizio civile. Le sedi accreditate sono 22.340 per l’esattezza, dato in crescita del 6,8% in Italia e del 7,3% all’estero rispetto al 2025.

Diminuiscono i posti messi a bando, aumenta la co-programmazione tra enti

Il Rapporto fa riferimento a quattro bandi: quello ordinario di dicembre 2023 e i tre bandi tematici di luglio 2024 (ambientale, digitale, Giubileo), con i volontari impegnati tra il 2024 e il 2025. Sul bando ordinario, la Cnesc ha presentato 275 programmi, di cui solo 178 sono stati finanziati: il 64,7%. «Praticamente il 35% dei programmi che abbiamo presentato non sono stati finanziati: non tutto il lavoro e i costi sostenuti dagli enti sono andati a buon fine», ha commentato Mauro Perotti, tesoriere della Cnesc e curatore del Rapporto, presentando i dati più salienti dell’indagine. Inoltre, il contingente complessivo messo a bando dal Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale è sceso a 52.236 posti, contro gli oltre 70mila del 2022 e i 60mila del 2021. Cresce invece, e di molto, la co-programmazione tra enti: dal 26,3% di programmi co-programmati nel primo anno di introduzione, nel bando 2023, al 60,5% attuale. Perotti ne dà un giudizio positivo, ma con una cautela in vista del prossimo bando: il punteggio premiale che la incentivava è stato eliminato, e «a partire dalla prossima rilevazione avremo una prova controfattuale», cioè si vedrà se gli enti continueranno a co-programmare anche senza vantaggio in graduatoria. Fino ad oggi, ha aggiunto, «è stata un’esperienza positiva perché ha permesso agli enti di scambiare buone prassi, di conoscersi meglio e di collaborare».

Servizio Civile Universale: il nodo Nord-Sud, e i giovani che mancano all’appello

Sul fronte delle candidature, il rapporto conferma uno squilibrio territoriale che la stessa Cnesc definisce ricorrente: il maggior numero di domande arriva da Campania e Sicilia, mentre in Trentino-Alto Adige il rapporto tra domande e posti disponibili scende sotto la soglia di copertura. Al Sud, al contrario, gli avvii coprono quasi la totalità dei posti banditi, con punte vicine al 100% in Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Un capitolo a parte è quello delle risorse messe in campo dagli enti: oltre 13.500 persone coinvolte tra sedi centrali e sedi locali, per un investimento complessivo stimato in 116,8 milioni di euro. Un calcolo, definito ancora «da affinare» dallo stesso Perotti, che mette questa cifra a confronto con gli stanziamenti statali sui quattro bandi, pari a circa 370 milioni: «Per ogni euro investito dal Dipartimento, c’è un euro investito dalla Cnesc».

Ragazze più disponibili, ma più ragazzi nei progetti ambientali

Quanto ai giovani che fanno domanda, abbiamo due candidate donne ogni tre domande presentate, percentuale che sale ulteriormente per i progetti all’estero. L’unico ambito in controtendenza è quello ambientale, dove il 53,4% delle domande arriva da candidati uomini. Tra candidatura e avvio effettivo, però, si perde per strada una parte consistente dei giovani. Su oltre 40mila candidature Cnesc, i colloqui svolti sono stati 29.904: il 26,4% dei candidati non si è presentato, più di 1 su 4. All’estero la quota di assenti sale quasi al 40%, complice il fatto che le selezioni per i progetti internazionali si concentrano spesso in un’unica sede, mentre quelle sul territorio nazionale sono distribuite a livello provinciale.

Milani: (Cnesc): «Costruire comunità, non solo numeri»

Il titolo del Rapporto, “Servizio Civile Universale: Leggere e Abitare i Cambiamenti”, è anche il filo conduttore dell’intervento della presidente del Cnesc, Laura Milani, che ha insistito sul tema del cambiamento e sulla domanda «cosa tenere, cosa lasciare» dell’attuale servizio civile. Per Milani la vera posta in gioco oggi è costruire comunità, soprattutto in un momento storico segnato da guerre normalizzate e crisi di partecipazione: comunità «che valorizzano, fanno sintesi delle differenze» e sanno gestire il conflitto in modo nonviolento. Una dimensione che, ha precisato, non è in contrasto con il lavoro sulle competenze, anzi «si integra» con esso, perché l’esperienza di servizio civile fa maturare soprattutto competenze di cittadinanza. Centrale anche l’investimento sulla formazione, rilanciata dal servizio civile universale. Per Milani resta infine essenziale ribadire che il servizio civile è «un’opportunità unica» sia per i giovani sia per le comunità che li accolgono.

Pierro (Dipartimento Politiche giovanili): «Regole chiare, senza stringere il sistema»

«In questo momento di incertezza diffusa, stiamo tornando a riconsiderare il valore della persona, che oggi assume un aspetto estremamente centrale, dando ai ragazzi la possibilità di ricentrarsi», ha affermato Giuseppe Pierro, capo Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Pierro ha parlato del servizio civile come di «un sistema estremamente complesso da governare», che necessita di regole che non stringano l’apparato «in maglie di controllo». L’obiettivo, per il capo Dipartimento, è quello di preservare il sistema garantendo sì regole chiare, ma soprattutto lavorando per «qualificare ulteriormente l’offerta». Da qui la necessità di compiere uno sforzo supplementare per valorizzare l’esperienza reale dei giovani e non solo la qualità formale dei programmi sulla carta. Importante, infine, puntare sulle scuole per raccontare il servizio civile ai ragazzi e, soprattutto, fare «comunità» tutti insieme, Terzo settore e istituzioni.

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