CONTRO IL DIABETE SERVE UN CAMBIO DI PARADIGMA

Agd Viterbo festeggia i 25 anni di attività con un convegno e chiede prevenzione, lavoro di rete, innovazione nelle cure

di Annamaria Piscopo

Agd Viterbo (Associazione Giovani Diabetici della Provincia di Viterbo) sabato 28 maggio, ha organizzato il convegno dal titolo: “Diabete‚ governare la complessità‚ il cambio di paradigma”.
«Nella regione Lazio, esiste purtroppo un’incidenza di diabete di circa del 10%, siamo 385mila persone con il diabete di tipo 1 (che colpisce prevalentemente banbini e adolescenti) e tipo 2 (quello diffuso). In Italia siamo circa 4 milioni», spiega Lina delle Monache, presidente di FederDiabete Lazio e di Cladialab e sostenitrice del convegno. «Pertanto abbiamo la necessità morale di dedicare una giornata alla storia dell’educazione terapeutica ed ai nuovi modelli di gestione dell’assistenza della persona con diabete».

Quali sono gli obiettivi del convegno organizzato da Agd Viterbo?
«Sono venticinque anni che, con Bruno Vincenti, presidente dell’Associazione Giovani Diabetici della Provincia di Viterbo, ci occupiamo di bambini, adulti, pazienti e famiglie con il diabete.

Agd ViterboIn questo contesto abbiamo fortemente voluto celebrare il 25° anniversario dell’associazione presentando, allo stesso tempo, il Piano regionale della malattia diabetica del Lazio 2016/2018. Il nostro compito è stato fondamentale nel convincere i decisori politici ad adottare prima, e a recepire poi, il Piano nazionale della malattia diabetica, attraverso quello regionale».

Che cos’è e cosa prevede il Piano regionale della malattia diabetica?
«In Italia, la Regione Lazio ha il primato di avere il Piano regionale della malattia diabetologica. Questo piano contiene gli obiettivi generali e specifici, ma soprattutto rappresenta una programmazione, un cambio di paradigma delle politiche sanitarie e formative. Il Piano regionale contiene i Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA), condivisi e codificati per vari stadi di patologia. I PDTA sono uno strumento attraverso il quale è possibile identificare i poli assistenziali più adeguati a risolvere lo specifico problema di salute dell’utente, e ne predispongono sequenza e tempi di processo assistenziale. Parliamo di assistenza e percorsi non soltanto per diabete di tipo 1 e di tipo 2, ma anche per bambini, i ragazzi fino a 17 anni e le donne in gravidanza. Il Piano prevede un chronic care model, cioè politiche sanitarie innovative e integrate dove sono coinvolti tutti i medici specialisti necessari alle cure. Si crea così una rete, un vero network, dove tutte le figure multifunzionali e multidisciplinari, possono colloquiare e occuparsi della gestione del diabete».

Il servizio sanitario è in grado di sostenere i costi?
«L’incidenza del diabete, nella regione Lazio, è del 10%, pertanto in futuro i costi del diabete non saranno più sostenibili dal sistema sanitario nazionale. Noi dobbiamo attivarci e far fronte a questa pandemia. I Governi regionali si occupano di assistenza a malati cronici, ma cercano sempre di razionalizzare le risorse e far fronte ai numerosi tagli imposti dal Ministero.

Agd ViterboPer questo, con il coinvolgimento dei medici di chirurgia generale delle Asl e di noi cittadini, pazienti e famiglie con il diabete, è stata creata una proposta a medio e lungo termine per ridurre i costi delle complicanze. È necessario un coinvolgimento attivo della persona nello stabilire la terapia migliore in modo che questa venga anche responsabilizzata. Perché la persona con il diabete non ha solo diritti da tutelare ma anche doveri di adesione alle terapie. Responsabilità e autonomia, quindi, nel gestire la propria malattia ed evitare le complicanze. Il paziente compensato con glicemie stabili, infatti, costa al servizio sanitario nazionale 1500 euro; un paziente con complicanza, tipo la dialisi, costa 35mila euro; una persona con diabete non compensata, che ha l’accesso al pronto soccorso o a un ricovero, costa 1000 euro al giorno. Se riuscissimo a prevenire e compensare questa malattia, si risparmierebbero i veri costi del diabete».

Il Piano regionale, quindi, garantisce una risposta adeguata?
È l’unico Piano regionale funzionante, che tutta l’Italia invidia. Lo abbiamo finalmente completato e ci permetterà di evidenziare il punto di vista del paziente, dei servizi erogati, le tecnologie usate, i farmaci, senza oscurare le attività degli operatori sanitari. La qualità di vita di un paziente diabetico migliora solo se questo può accedere alle tecnologie e ai nuovi farmaci. Si ha paura che in futuro non si possa avere l’assistenza sanitaria necessaria per poter continuare a lavorare e a vivere con il sorriso ogni giorno. Per fare questo, dobbiamo anche noi informarci, responsabilizzarci, rinunciare a qualcosa e assumere un ruolo di attivista civico».

Agd ViterboA Viterbo esiste una Rete diabetologia. Quali obiettivi si pone?
«Quando, nel 2004, ho scoperto la malattia di mio figlio, non esisteva nulla di organizzato, alcun supporto al paziente e alle famiglie. Attualmente, la rete diabetologica della Asl di Viterbo garantisce una completa presa in carico dei pazienti affetti da diabete. In passato abbiamo fatto questa scommessa, ed oggi, anche grazie al commissario Marchitella, il nostro centro rappresenta un punto di riferimento nella realtà laziale».

Che cosa significa per voi questo anniversario?
«Agd Viterbo celebra, insieme al presidente Bruno Vincenti, 25 anni di attività dedicati a tutte le persone con il diabete. Con impegno costante, troviamo il tempo di svolgere le nostre attività di prevenzione e supporto a pazienti e famiglie nei reparti degli ospedali. La nostra associazione è formata da volontari, persone con il diabete, bambini, genitori. Questa è la forza di Agd Viterbo: vogliamo celebrare la voglia di cambiare e la voglia di assumere un ruolo di cittadino attivo».

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