“AMICI”, “INSIEME”, “SORRISO”: LE PAROLE CHIAVE DEL VOLONTARIATO

CSVnet e Fondazione IBM Italia hanno presentato all'Expo di Milano il Primo Rapporto sulle organizzazioni di volontariato censite dai Csv

di Roberto Museo

La Legge quadro sul volontariato n. 266 del 1991 e il Decreto ministeriale dell’8 ottobre 1997 “Modalità per la costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le Regioni” del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale, individuano, fra i compiti istituzionali dei Centri di servizio per il volontariato, la raccolta di “informazioni, notizie, documentazione e dati sulle attività di volontariato locale e nazionale”.
Negli anni si sta consolidando un notevole patrimonio informativo, grazie alla relazione diretta tra i Csv e le realtà associative, intercettate nei territori attraverso una rete di centinaia di sportelli, distribuiti in tutte le regioni d’Italia.
Acquisire informazioni, cogliere tendenze, osservare cambiamenti, misurare la realtà del volontariato per comprenderla nell’insieme e nelle sue parti, risulta connaturato per il sistema dei Csv, che ha il compito di promuoverne i valori e le espressioni operative.
Con il “Primo Rapporto sulle organizzazioni di volontariato censite dai Csv”, grazie alla collaborazione con la Fondazione IBM Italia, CSVnet ha armonizzato migliaia di dati raccolti dai singoli Csv in un sistema conoscitivo unitario.
Parlare di volontari, di organizzazioni di volontariato e di attivismo volontario in Italia è sempre stato complicato per coloro che, prima di esprimere una opinione, desideravano essere ben informati su come questo mondo si presentava, esprimeva le sue capacità, mobilitava le sue forze, riusciva a risolvere piccoli e grandi problemi sia quotidiani, sia più complessi, e riusciva a farlo in modo stabile, chiedendo poco o nulla, nei casi migliori, a tutti coloro che rimanevano al di fuori di questo mondo.
Il lavoro svolto grazie a CSVnet e alla Fondazione IBM Italia è una prova di questa aspirazione e di come essa possa essere soddisfatta in modo ordinato, appropriato e coerente, valorizzando la mole di informazioni che, dalla loro costituzione, i Centri di servizio per il volontariato sono stati capaci di raccogliere, aggiornare e ora anche mettere a sistema.

Un importante strumento di analisi e programmazione

A seguito di un processo di controllo, sono state selezionate 44.182 organizzazioni di volontariato raccogliendo i dati (aggiornati al 2014) in un unico sistema informativo. Per tutte sono presenti le informazioni anagrafiche di base, mentre si ha una copertura variabile per le altre informazioni. Accanto alle associazioni iscritte ai registri pubblici, i Centri di servizio per il volontariato rilevano anche quelle che preferiscono una minore formalizzazione delle relazioni non iscrivendosi ai suddetti registri e che, nondimeno, contribuiscono a rendere prezioso e vitale il volontariato italiano, particolarmente diffuso e variegato.
Oggi, la statistica ufficiale italiana, dopo aver svolto tre rilevazioni censuarie (1999, 2001, 2011) ed aver programmato di svolgere in modo ricorrente e con periodicità più frequenti (a partire dal 2016) ulteriori rilevazioni campionarie sull’intero settore, ha dato un contributo formidabile non solo alla misurazione, ma anche al riconoscimento pubblico del mondo non profit in Italia.
Da questo punto di vista il lavoro svolto da CSVnet e Fondazione IBM Italia potrebbe contribuire non solo a far emergere, ma a migliorare la qualità degli archivi di partenza delle rilevazioni ufficiali, mettendo a disposizione del sistema statistico nazionale un rilevante insieme di informazioni altrimenti indisponibili o solo parzialmente disponibili.
Contribuendo, in tal modo, a rendere anche più efficiente l’intero sistema per la rilevazione e l’analisi delle principali caratteristiche sociali, organizzative e di policy cui il mondo non profit è legato, almeno per quel che riguarda le organizzazioni di volontariato.
La sfida più importante sarà quella di usare la base di dati oggi disponibile, e da affinare anno dopo anno, per dare un contributo al miglioramento delle capacità:
a) delle organizzazioni di volontariato, mettendo a loro disposizione informazioni utili per la programmazione delle loro iniziative, ma anche per favorire processi di mutua conoscenza, coordinamento o cooperazione;
b) dei Centri di servizio per il volontariato, attraverso l’analisi delle informazioni legate ai fabbisogni informativi e formativi emergenti dalle organizzazioni presenti nei loro territori, in modo da tenere sempre più in considerazione gli effetti e la qualità osservata dei servizi resi e del conseguente miglioramento della capacità effettiva delle organizzazioni presenti nei territori di pertinenza.
c) delle amministrazioni e delle imprese che incidono nei territori di interesse, facendo in modo da rendere nota, secondo criteri accreditati e affidabili, la capacità che le organizzazioni sono in grado di esprimere e, ancor più, mettendo a disposizione informazioni che possano essere usate per guidare, programmare, valutare le politiche (sociali, ma non solo) che in un territorio sono rivolte.

Conoscere per innovare

Il lavoro sin qui realizzato si colloca, come già detto, all’interno del ruolo e della missione dei Centri di servizio per il volontariato – che trova origine, senso, forza e prospettiva se ancorato alle organizzazioni di volontariato, di cui sono al contempo espressione e strumento – e della volontà di una fondazione d’impresa che vuole creare un impatto reale nella comunità in cui opera grazie alle competenze che può mettere a disposizione.
I positivi risultati conseguiti attraverso la partnership tra Fondazione IBM Italia e CSVnet incoraggiano a proseguire nel processo di valorizzazione della conoscenza delle Odv censite dai Csv, tenendo ben presente il nuovo scenario prospettato dal disegno di riforma del Terzo Settore, che prevede l’istituzione di un registro unico del Terzo Settore dove dovranno confluire anche le organizzazioni di volontariato.
Il valore di un’esperienza come quella che ha coinvolto la Fondazione IBM Italia e CSVnet rappresenta il superamento di un modello di sostegno e sponsorizzazione che ha caratterizzato per lungo tempo le relazioni tra i due settori, a favore di partnership durature. Identificando assieme le questioni da affrontare, partendo da richieste precise e mettendo in campo competenze distintive – di tutti i partner coinvolti – e soluzioni tecnologiche disponibili si può generare innovazione che, con il suo impatto, alimenti un vero e proprio meccanismo virtuoso dal quale traggano vantaggio tutti gli attori, siano essi profit o non profit. L’innovazione risiede nella capacità di relazione che queste diverse realtà hanno saputo dimostrare di mettere in campo di fronte ad una sfida comune, un patrimonio da condividere con tutti gli altri attori del sistema.
Siamo convinti che conoscere meglio il volontariato italiano possa portare molti benefici: incrementando la fiducia, incoraggiando l’impegno, superando l’approccio sensazionalistico, contribuendo a determinare prospettive e priorità nella cura del bene comune. Non ultimo, favorendo una più puntuale rappresentazione del volontariato italiano anche a livello internazionale.
Il sistema dei Csv è a disposizione, unitamente all’insieme delle competenze e delle relazioni che gli appartengono, per contribuire a perseguire tutto ciò ed investire congiuntamente nella creazione di saperi e nel rafforzamento delle conoscenze.
Il pieno riconoscimento del volontariato quale parte integrante e sostanziale dello sviluppo del nostro Paese passa anche attraverso questa strada.

I dati salienti

• L’analisi testuale delle denominazioni delle Odv fa emergere che il soggetto sociale maggiormente citato nelle denominazioni è la famiglia. Seguono gli “anziani”, i “genitori”, le “donne”, i “giovani” e i “bambini”, i “disabili”. Fra le parole più frequenti nei nomi delle Odv spiccano tre parole: “amici”, “insieme”, “sorriso”.
• L’analisi testuale delle finalità permette di esaminare quali sono le attività descritte nella mission delle Odv: si evidenziano, in ordine, quelle di “promozione”, “assistenza”, “donazione”, “sensibilizzazione”, “tutela”, “educazione”.
• L’analisi delle variabili permette di rispondere ad alcune domande semplici, ma importanti, sul volontariato: dove sono, cosa sono e cosa fanno le organizzazioni di volontariato.
• Il Rapporto si presenta in linea con i dati e le tendenze rilevate con il recente Censimento Istat sulle istituzioni non profit relativo all’anno 2011, confermando, in termini assoluti, che sono 6 le regioni dove si concentra il maggior numero di Odv (Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto).
• Rapportando il numero di Odv al numero di abitanti, sono 7 le regioni che hanno più di una Odv ogni 1000 abitanti. Il rapporto più elevato si registra in Friuli-Venezia Giulia e in Valle d’Aosta.
• Il 67% delle Odv è un’associazione non riconosciuta. Il Lazio ha la più alta percentuale di associazioni riconosciute; In Trentino la totalità delle associazioni non è riconosciuta. L’83% delle Odv ha la qualifica fiscale di Onlus.
• Si rileva una caratterizzazione prettamente locale delle Odv: il 50% ha come massimo ambito territoriale di riferimento il territorio del comune; solo 5 su 100 hanno un riferimento territoriale nazionale o internazionale.
• La metà delle Odv per cui è registrato il dato opera con meno di 16 volontari; solo il 15% ha un numero di volontari superiore a 50. Ancora, il 50% delle Odv ha meno di 60 soci, poco più del 10% ha una base associativa molto estesa (oltre 500 soci).
• Il dato sull’anno di costituzione è registrato per solo il 20% dei casi. Le quattro Odv di più antica costituzione registrate negli archivi dei Centri di servizio hanno sede legale nella provincia di Genova e risalgono al 1464, al 1650, al 1786 e al 1800.
Dal 1980 al 2007 il numero di Odv costituite cresce costantemente, con dei picchi nel 1991, in coincidenza con l’emanazione delle Legge Quadro sul Volontariato n. 266 del 1991; nel 1994 e nel 2007 stesso. Negli ultimi 7 anni, invece, si osserva una costante diminuzione del numero di Odv costituite.
La rappresentanza legale è composta, per i due terzi, da uomini. Le donne sono il 33% del totale in tutte le ripartizioni geografiche. Le donne sono maggiormente presenti nei settori dell’educazione, dell’istruzione e della ricerca (dove raggiungono il 50%), della tutela dei diritti e dell’assistenza sociale.
• La maggior parte delle Odv opera nel campo dell’assistenza sociale e della sanità; da sole queste due classi racchiudono il 55% del totale. Seguono le organizzazioni che si occupano di cultura, sport e ricreazione.
• Una Odv su 4 non ha indicato una categoria specifica di riferimento per la propria attività; un ulteriore 30% ha definito gli utenti in base a caratteristiche di genere (donne) o anagrafiche (anziani, minori, giovani). Fra questi, anziani e minori sono le categorie primarie di utenti. La classe di utenza della malattia e della disabilità coinvolge il 18% delle Odv. Si occupano di nomadi, immigrati o profughi il 5,7% delle Odv.

“AMICI”, “INSIEME”, “SORRISO”: LE PAROLE CHIAVE DEL VOLONTARIATO

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