TERREMOTO. DALLE MACERIE NASCE IL VOLONTARIATO

Gli abitanti delle zone colpite dal sisma non stanno a guardare. Associazioni e Comitati appena nati testimoniano il loro impegno per la ricostruzione

di Paola Springhetti

Associazioni per il terremoto. O meglio, per la vita dopo il terremoto. Gli abitanti dei centri colpiti dal terremoto del Centro Italia non sono disposti a stare a guardare, ad aspettare passivamente che qualcuno mandi gli aiuti o si occupi della ricostruzione. E così, accanto al volontariato che già esisteva sul territorio, sono nate altre realtà: comitati civici e associazioni grazie ai quali i cittadini possono impegnarsi in prima persona e provare a prendere in mano il proprio futuro.

Associazioni per il terremoto

Tra le associazioni per il terremoto abbiamo già raccontato l’esperienza di La Via del Sale, costituita da giovani.
L’Alba dei Piccoli Passi è nata invece da un gruppo di genitori, con l’obiettivo di contribuire a ricostruire la comunità. Ne fanno parte un centinaio di persone, ma altri stanno entrando o seguono da vicino: sono tutti di Amatrice e tutti intenzionati a restare o comunque a tornare appena possibile, quando i MAP (moduli abitativi provvisori) saranno disponibili. Nell’associazione sono presenti anche competenze specifiche: educatrici, psicologi, pediatri.

http://www.ricostruiamosaletta.org/progetti
Il rapper Kento ha fatto ballare i bambini dell’Alba dei Piccoli Passi (dalla pagina Fecbook dell’associazione)

Claudia Quaranta, mamma di due bambini piccoli, educatrice di professione, è la presidente. «Vogliamo garantire continuità sul territorio, per i genitori, ma soprattutto per i bambini», spiega. «Per questo abbiamo cominciato con iniziative nei fine settimana, per far incontrare i bambini e facilitare i rapporti». Musicoterapia e laboratori sono affiancati dal lavoro sulla rimozione del trauma, che utilizza metodi teraputici  come l’Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sono stati individuati bambini che ne avevano bisogno e i loro genitori sono stati informati e formati.
Ma i progetti sono tanti. Uno, a breve termine, riguarda l’apertura di un nido, perché, spiega Quaranta, «abbiamo fatto una rilevazione dei bisogni e abbiamo visto che, mentre per altre fasce d’età c’erano già progetti e associazioni che si muovevano, per la fascia 0-18 mesi non c’è niente». Il progetto è ancora in via di definizione, ed è aperta un’interlocuzione con Save The Children, che sta facendo un’indagine sulle esigenze del territorio. «Loro faranno un centro polifunzionale. Per evitare doppioni, stiamo valutando come collocarci: se inserirci negli spazi di Save The Children o aprire il nido in una struttura ex novo. Stiamo dialogo anche con le istituzioni, perché vorremmo che diventasse un nido pubblico, non privato».

Un comitato per volare alto

Il Comitato civico 3.36 è ancora in fase di formalizzazione. All’ultima assemblea hanno partecipato un’ottantina di persone, alcune delle quali già abituate all’attivismo, altre invece alla prima esperienza. Tra i fondatori c’è Francesca Spada, astrofisica dell’INFN (Istituto nazionale di Fisica Nucleare). «Vogliamo essere un luogo di incontro nei comuni colpiti dal terremoto», spiega. «Ci sono persone di Amatrice, Accumoli, Arquata, ma sono ammesse anche associazioni».
L’obiettivo è di lavorare a lunga scadenza, per fare della tragedia un’occasione di crescita e sviluppo. «Il nucleo delle nostre attività dovrebbe essere il comitato tecnico scientifico: vogliamo tenere un profilo alto, per recuperare il patrimonio immobiliare, ma riqualificandolo non solo in senso antisismico, ma anche dal punto di vista energetico, per esempio».  E poi  c’è tutto il tema del rilancio della viabilità, delle attività economiche, di quelle sociali e culturali.
Proprio per ricostruire non come prima, ma meglio di prima, spiega Spada, «vogliamo essere attori primi dei processi di progettazione e ricostruzione, e ci poniamo finalità sia propositive che di controllo. I cittadini devono poter essere parte attiva delle decisioni che vengono prese su di loro. Nel Comitato ci sono già persone con competenze importanti (architetti, avvocati), ma possiamo inglobarne altre. Vogliamo tenere il più alto profilo possibile».

In difesa delle frazioni

Più circoscritto l’obiettivo del comitato RicostruiAmo Saletta, nato grazie a 8 soci fondatori per sostenere la ricostruzione della frazione di Amatrice: una cinquantina di case e una decina di abitanti continuativi, ma 22 vittime rimaste sotto le macerie. «Ci spingono due motivazioni parallele», spiega il vicepresidente Andrea Ciucci. «La prima è emotiva, morale  e personale. Vogliamo fare qualcosa, perché questa piccola frazione  non venga abbandonata e non scompaia. Viviamo tutti a Roma, ma qui siamo cresciuti da bambini. per noi è una seconda seconda casa nel senso vero del termine. Vogliamo tenere viva la memoria del paese e coltiviamo la speranza di ricostruirlo per passarlo alle generazioni successive, come i nostri nonni l’hanno passato a noi».

associazioni per il terremoto
Saletta, come le altre frazioni, temono di essere abbandonate

Il secondo motivo «è legato alla paura che tutti gli aiuti e gli interventi vadano unicamente ad Amatrice, e che le altre 69 frazioni siano dimenticate dalla macchina burocratica della ricostruzione. Per questo altre frazioni stanno costituendo comitati e noi stiamo cercando contatti per creare una rete in modo da coordinarci, sia come opere che come informazioni, e avere una voce più forte, più strutturata per relazionarci con le istituzioni».
Per questo, oltre a fare raccolta fondi, anche RicostruiAmo Saletta sta allacciando rapporti con professionisti: ingegneri, architetti, geometri. Persone che aiutino a mettere  a punto i progetti indicati, a grandi linee, nel sito.

 

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