ASSOCIAZIONI SFRATTATE: ANCHE LA CORTE DEI CONTI È RESPONSABILE

Hanno consegnato un'istanza che denuncia le interferenze nell'Amministrazione. E lanciano una lettera alla Politica e una ai dirigenti del Comune

di Paola Springhetti

Associazioni sfrattate: di chi sono le responsabilità per l’ondata di sfratti che sta investendo le associazioni che, a Roma, hanno sede in spazi di proprietà del Comune? Sicuramente dell’Amministrazione, ma non solo. Ne sono convinte le quindici associazioni ed enti che hanno promosso l’istanza di deferimento alla Commissione disciplinare del Vice Procuratore della Corte dei Conti Regionale del Lazio dottore Guido Patti e le altre 33 che hanno sottoscritto l’iniziativa.

Abbiamo raccontato su “Reti Solidali” alcune storie di associazioni sfrattate, ad esempio quella di Focus-Casa dei Diritti Sociali, A Roma Insieme, Il Grande Cocomero e così via. Questa istanza segna un passo avanti nella lotta contro gli sfratti.

L’istanza è stata consegnata questa mattina alla Corte dei Conti ed è motivata dalla convinzione che in questo caso abbia travalicato il proprio ruolo. Nell’istanza, infatti, si legge che il Vice Procuratore ha mosso massicce azioni giudiziarie per presunti danni erariali, da addebitarsi ai dirigenti del Dipartimento patrimonio di Roma Capitale. Fino ad ora sono stati notificati 200 inviti a dedurre e 132 atti di citazione, ma secondo il personale della Procura ne sono stati confezionati 650, “con il metodo del copia e incolla”.

Le responsabilità della Corte dei Conti

Secondo le associazioni, in questo modo, il Vice Procuratore ha interferito nella normale gestione della Sezione Giurisdizionale del Lazio. E ha interferito anche nell’attività di Roma Capitale in vari modi, condizionando l’operato dei dirigenti e  impedendo all’Amministrazione di esercitare la propria autonomia e ai politici di esercitare liberamente il mandato conferito dagli elettori.

sfratti alle associazioni
Manifestazione in Campidoglio dell’associazione Il Grande Cocomero

Per fare un esempio, «nel corso delle istruttorie si è proceduto a una distinzione tra i dirigenti  che hanno accettato i suggerimenti del dott. Patti (e così non hanno ricevuto addebiti e/o atti di citazione, ed i dirigenti che hanno tentato di rappresentare le difficoltà operative del Dipartimento con la speranza di una collaborazione fruttuosa». L’istanza elenca poi una serie di di fatti e di pronunciamenti che dimostrerebbero la tesi della «grave interferenza» da parte del vice procuratore, «sul regolare svolgimento dell’azione amministrativa.

Le associazioni sfrattate ai dirigenti capitolini

Nessuno ha preso le difese dei dirigenti, neanche i sindacati, e l’Amministrazione non ha reagito, di fatto abdicando al proprio ruolo. Per questo le associazioni hanno scritto anche una lettera ai Dirigenti Capitolini e una alla Politica e all’Amministrazione.

«L’aggressione del Vice Procuratore si è sviluppata con inviti e diffide ad operare sfratti e a pretendere milioni di euro, con relativi arretrati, pena la citazione per danno erariale nei confronti dei dirigenti riottosi a recepire i “suggerimenti” dello stesso Procuratore», si legge tra l’altro nella prima. «Non apprezziamo una dirigenza burocratica, impaurita e priva del senso delle istituzioni, che abdica al dovere-potere di operare scelte. Si avverte la necessità di una burocrazia nuova, preoccupata non solo di aggiustamenti stipendiali o incarichi fuori busta, ma capace di confrontarsi a viso aperto con altri poteri pubblici e con la società civile nel rispetto di regole chiare e partecipate».

associazioni sfrattate
Manifestazione delle associazioni sfrattate, l’anno scorso

La lettera alla Politica e all’Amministrazione

Nella Lettera alla Politica e all’Amministrazione Capitolina le associazioni stigmatizzano «la Politica che sfugge alle sue responsabilità quale tribuna delle idee, del confronto e per logica deduzione, all’interno del percorso democratico, delle scelte» e «la Pubblica Amministrazione che abbandona l’onore del suo ruolo, l’essere terzo e garante di fronte al Cittadino, attraverso regole certe e chiare e comportamenti trasparenti». E concludono: «Ci aspettiamo che le Istituzioni elettive si riprendano la loro smarrita capacità decisionale e si assumano le responsabilità che trova le sue radici democratiche sul mandato che hanno ricevuto dagli elettori».

Una proposta per il Consiglio Comunale

Le associazioni propongono anche che il Consiglio Comunale adotti una delibera, in cui ricordano che un’associazione che offre servizi alle persone fragili, produce cultura o si impegna per i beni comuni non può essere trattata come un privato che cura i propri pur legittimi interessi. per questo chiedono che l’Amministrazione si impegni a tenere conto del Valore Sociale prodotto dalle organizzazioni dei cittadini: «Nel caso del patrimonio pubblico concesso dall’Amministrazione, infatti, il corrispettivo monetario costituisce solo una parte di un più ampio corrispettivo, erogato attraverso le attività di servizi specialistici culturali, educativi e sociali ad integrazione di quelli erogati direttamente dall’Amministrazione Capitolina e tale attività costituisce interesse pubblico generale».

associazioni sfrattate
Le associazioni chiedono che l’Amministrazione tenga conto del Valore Sociale

Per fare questo deve essere istituita «una specifica Commissione con il compito, entro quattro mesi, di fornire metodi, criteri e strumenti per la misurazione del Valore sociale dei servizi erogati da Roma Capitale attraverso il ricorso ad organizzazioni sociali e culturali. I risultati di tale commissione e della applicazione del metodo del Valore Sociale saranno oggetto di verifica, aggiornamento e riconsiderazione dopo 18 mesi da parte dell’Assemblea Capitolina».

Perché le associazioni non vanno sfrattate

Il Comune ha chiesto alle associazioni affitti arretrati per cifre che in qualche caso hanno superato il milione di euro, anche se nella maggior parte dei casi le associazioni avevano sempre versato il canone determinato dal Comune, che era scontato rispetto ai prezzi di mercato in considerazione dell’attività sociale svolta. In molti casi le associazioni hanno speso cifre ingenti per restaurare gli spazi loro assegnati, che erano abbandonati da anni e quindi degradati.

Solo dopo molti anni l’Amministrazione, sulla base di una interpretazione fuorviante, che le è stata imposta impropriamente dalla Procura della Corte dei Conti, ha rimesso in discussione le assegnazioni per fini di utilità sociale, negando i rinnovi delle concessioni ed ha iniziato a pretendere  il pagamento del canone al presunto valore di mercato, anche per gli anni pregressi. E poi sono arrivati gli sfratti e sono iniziati gli sgomberi.

Ecco il testo completo dell’istanza alla Corte dei Conti e degli altri documenti citati nel testo:

Associazioni No-Profit istanza Corte dei Conti 01.03.2017

LETTERA AI DIRIGENTI CAPITOLINI

LETTERA ALLA POLITICA E ALL’AMMINISTRAZIONE

Proposta di Delibera

ASSOCIAZIONI SFRATTATE: ANCHE LA CORTE DEI CONTI È RESPONSABILE

ASSOCIAZIONI SFRATTATE: ANCHE LA CORTE DEI CONTI È RESPONSABILE