Bambini e adolescenti: «È una generazione sola»

CESVI ha presentato l’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia e messo a punto una Dashboard, un cruscotto digitale interattivo. Dallo studio il ritratto di una generazione a rischio di povertà relazionale

di Maurizio Ermisino

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«Mio padre è nervoso, ma non deve sfogarsi con me, sgridandomi, urlando e trattandomi male». I bambini queste cose le sentono. Se ne accorgono. E, quando ne hanno l’occasione, provano a dirle. Il CESVI, da anni al lavoro sull’infanzia con molte azioni tra cui le Case del Sorriso, i bambini ha modo di ascoltarli. Dal 2018 al 2026, attraverso sette edizioni, ha lavorato all’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, la mappa della protezione dei minorenni. E ha capito che non c’è solo una povertà economica e una povertà educativa, ma una povertà relazionale: sono una “Generazione sola”, come recita il titolo dell’edizione di quest’anno.

2 milioni di bambini e ragazzi con meno di 16 anni a rischio di povertà o esclusione sociale

In Italia oltre 2 milioni di bambini e ragazzi con meno di 16 anni vivono in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato nazionale, pari al 26,7%, sale al 43,6% nel Sud e nelle Isole, segno che le condizioni di vita dei minorenni continuano a dipendere dal territorio in cui nascono e crescono. In queste sette edizioni dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, la mappa della protezione dei minorenni non si è modificata: le regioni più fragili sono rimaste tali, mentre quelle più attrezzate hanno consolidato il proprio vantaggio. «È un dato chiave che rileviamo nell’Indice regionale, il segno di questa Italia a due velocità» ci ha spiegato Valeria Emmi, responsabile Strategie e Relazioni Istituzionali CESVI. «Abbiamo un Sud e le Isole in cui i bambini sono sottoposti a maggiori fattori di rischio di maltrattamento nell’infanzia, con meno servizi che possano prevenirlo e curarlo. Nascere al Sud o nelle Isole fa la differenza. È la prima grande disuguaglianza. L’Indice di CESVI non vuole creare una competizione tra regioni, ma portare all’attenzione dei decisori e dell’opinione pubblica che il maltrattamento all’infanzia è una questione che riguarda tutti e tutte».

La Campania all’ultimo posto

La Campania ha occupato stabilmente l’ultima posizione della classifica in tutte le sette edizioni dell’Indice sia per fattori di rischio sia per disponibilità di servizi. Calabria, Sicilia e Puglia hanno costituito in ogni rilevazione il nucleo delle regioni con le maggiori criticità strutturali. L’Emilia-Romagna ha conquistato il primo posto in sei delle sette edizioni, solo nel 2021 è stato il Trentino-Alto Adige. Tra le regioni con le migliori performance ci sono Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta.

La povertà relazionale

Instabilità economica, inflazione e disoccupazione stanno amplificando la vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento. Parallelamente, si fa strada la minaccia della povertà relazionale: l’assenza di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti sta privando i minorenni di ogni rete di tutela, stringendoli in una morsa di doppia fragilità. «Quello che abbiamo notato in sette edizioni, è la spaccatura che la pandemia ha creato» chiarisce Valeria Emmi. «Già nell’anno della pandemia e in quelli a seguire abbiamo posto l’attenzione alla salute mentale, all’isolamento, alle condizioni di rischio in cui si trovano bambini e adolescenti che hanno esacerbato la propensione al maltrattamento. Ora registriamo un timido cambiamento, ma non un’inversione di tendenza».

I bambini ci parlano

CESVI ha indagato la povertà relazionale attraverso la voce stessa dei bambini con cui collabora nei territori. Ed è emerso quanto la condizione di isolamento, dettata da povertà relazionale tra pari e familiari, sia un fattore di rischio molto alto. «Un bambino dice “mio padre è nervoso, ma non deve sfogarsi con me, sgridandomi, urlando e trattandomi male”» continua Valeria Emmi. «Emerge la criticità del rapporto con i papà, la centralità della mamma come esempio di cura, il rapporto con la famiglia allargata, con i nonni, dove i fattori di rischio e protettivi si combinano. Ma emergono anche le criticità con i loro pari, dal ragazzino che “mi prende in giro perché dice che sono nero”, a chi dice “ciccione” all’altro, o a chi riferisce che “bullizzano il mio compagno chiamandolo ricchione”. Emergono dinamiche di bullismo, body-shaming, razzismo, omofobia. Emergono le vite nel quartiere. “Le scuole sono rotte”, “Le stanze sono tutte sporche” raccontano i ragazzi. C’è chi ha detto “È successa una cosa che mi ha fatto cadere la fiducia, ho parlato con l’educatrice e me l’ha fatta ricrescere”».

La “Generazione sola”

Quello che emerge è dunque una “Generazione sola”. La povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. «Il benessere di un bambino si ricostruisce o si incrina proprio nel quadro relazionale che lo circonda» ci spiega ancora Valeria Emmi. «L’attenzione alla povertà relazionale è un impegno che CESVI intende portare avanti proprio perché centrale, insieme ad altri fattori di rischio e altre forme di povertà. Dobbiamo cercare di ricostruire quelle relazioni, di instillare quel senso di responsabilità negli adulti, nelle comunità di bambini e bambine a tutti i livelli, anche e soprattutto dei nostri decisori politici». «La famiglia è il primo spazio, ma le relazioni tra pari sono decisive nel proprio benessere» aggiunge. «Dobbiamo invertire la tendenza di una generazione che ai nostri occhi appare sola, che è qualcosa di distonico in una società che sembra più connessa che mai».

La Dashboard: un sito per consultare tutti gli indicatori

Per diffondere i dati e facilitare il lavoro su questi temi CESVI ha creato una Dashboard  dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, un cruscotto digitale interattivo consultabile su indiceinfanzia.cesvi.org. «La Dashboard è un sito basato su alcuni indicatori. L’indice è stato costruito su 65 indicatori nel corso di 7 edizioni, è un patrimonio di conoscenze e analisi incredibile. Lo abbiamo messo a sistema su un sito facilmente navigabile, dove ognuno può vedere, regione per regione, quali sono i fattori di rischio, i servizi, le esigenze, i cambiamenti avvenuti e quelli ancora da apportare. È pensata per i decisori politici, ma anche per operatori, ricercatori, organizzazioni del Terzo Settore, giornalisti e cittadini»
Ma come risponde la politica a queste iniziative?  «I decisori politici per noi sono centrali» commenta Emmi. «Fanno parte del nostro sistema di relazioni. Gli interventi nei territori non possono essere fatti in maniera isolata e hanno più forza se vengono costruiti con le autorità locali. L’indice è presentato quest’anno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Dipartimento per le politiche della famiglia con un messaggio forte della ministra Roccella. C’è un impegno crescente, un piano del governo per creare dei centri che possano rafforzare centri legami familiari e il ruolo delle famiglie in relazione al territorio. Chiediamo che questi interventi siano attuati in maniere urgente e commisurata ai bisogni del territorio, anche per livellare la disparità che c’è tra regioni del Nord e del Sud».

I servizi sono in ripresa

I servizi a sostegno della genitorialità mostrano una ripresa dopo la contrazione dovuta alla pandemia: gli utenti sono passati da 135.527 nel 2018 a 131.630 nel 2020, fino a raggiungere 144.627 nel 2022. Il divario territoriale resta molto ampio: nel Nord il servizio raggiunge 741 utenti ogni 100.000 abitanti target, contro 322,1 al Centro e appena 271 nel Mezzogiorno. Anche i servizi sociali professionali registrano un aumento dopo la pandemia, passando da 725.440 utenti nel 2018 a 775.220 nel 2022, con un incremento del 6,9%. Preoccupa inoltre la diminuzione in termini assoluti dei pediatri di libera scelta, passati da 7.499 nel 2018 a 6.962 nel 2022. Il lieve miglioramento del rapporto ogni 10.000 minorenni non indica un rafforzamento reale della rete pediatrica, ma è legato soprattutto al calo della popolazione infantile. «Il pediatra è una delle figure sentinella che può avere un ruolo centrale nel contrasto e nella prevenzione del maltrattamento» chiarisce Emmi.  «Una delle proposte che abbiamo fatto è quella di reintrodurre la figura del pediatra di libera scelta, il pediatra a disposizione del territorio».

CESVI: le Case del Sorriso

Il CESVI opera in alcune delle regioni più vulnerabili, come Campania, Puglia e Sicilia, oltre che in Lombardia, attraverso il Programma Case del Sorriso, finalizzato a migliorare la condizione di minorenni e famiglie. Le Case del Sorriso sono attive a NapoliBariSiracusa e da poco anche a Milano. «Sono spazi diurni sviluppati da CESVI, tutti in quartieri disagiati ma non per questo necessariamente periferici. Sono spazi che restituiscono l’idea di bellezza, che accolgono bambini e adolescenti con operatori e operatrici professionisti che lavorano sulla genitorialità positiva, nella connessione con il territorio e i servizi. Sono la nostra idea di quello che abbiamo detto attraverso la lettura dei dati. C’è necessità di spazi, non necessariamente fisici, ma anche gli spazi fisici aiutano la connessione e le relazioni positive tra adulti e infanzia in grado di proteggere i nostri bambini. Ci auguriamo di rafforzare la nostra esperienza anche in altri territori e restituirli alla collettività, anche insieme alle istituzioni regionali e comunali e alle associazioni radicate nel territorio».

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