BARBONISMO DOMESTICO: UN PROGETTO PER AIUTARE I “SEPOLTI VIVI”

Si chiama "Progetto X" e ha dato buoni risultati per un problema drammatico, anche se a volte invisibile

di Loretta Barile

«Un mondo di cose, di polvere, fobie, paure che si sono stratificate negli anni per riempire chissà quali vuoti». Con queste parole un operatore del Progetto X descrive quello che si trova quando si entra nell’abitazione di un “barbone domestico”.

Proprio così, in un mondo in cui le definizioni sono sempre più incerte si può essere barboni anche vivendo in una casa, perché la condizione di trascuratezza e solitudine che caratterizza queste persone è una dimensione umana oltre che materiale.

confstampa10giugno 072I cosiddetti barboni domestici sono adulti o anziani, con problemi di natura psico-sanitaria che vivono in situazioni di degrado ambientale ed isolamento sociale, per cui la casa diventa un rifugio dove tutto rimane fuori.
Da agosto 2014 ad occuparsi di alcune di queste persone e contemporaneamente ad analizzare il fenomeno in crescita nella nostra città ci ha pensato il Progetto X, un percorso d’interventi sul territorio di Roma, attuato in collaborazione tra dieci cooperative: Cotrad (la capofila), Meta, Cecilia, H anno Zero, Virtus Italia, Nuove Risposte, Isola, Santi Pietro e Paolo, Patatrac e Mille e una Notte, che hanno condiviso una metodologia d’intervento multidisciplinare per affrontare il problema.

Di questo progetto, che ha coinvolto 15 operatori, tra assistenti domiciliari e psicologi, sono stati presentati nel convegno alla Regione Lazio “Si può fare altro” (Roma, 23 giugno) i risultati di un anno di attività, e sono stati descritti gli aspetti clinici e le tipologie d’intervento.

Rendere tangibile ciò che è invisibile

Il progetto, da agosto 2014 ha raccolto 63 richieste da parte di singoli cittadini e 58 richieste di attivazioni dai servizi sociali, che hanno portato a far seguire 39 persone su tutta Roma: il panorama descritto è composto da donne e uomini in numero pari compresi tra i 50 e gli 80 anni nella maggior parte dei casi, con una percentuale importante di 50-60enni (sono 14 su 39), ma ci sono anche casi tra i 30 e i 40 anni, una piccola parte sono stranieri. Più della metà di loro hanno una pensione da lavoro o sociale, meno della metà ha una pensione di invalidità o d’accompagno.

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La condizione di disagio non sempre è esistita, in tutti i casi si è verificato un episodio traumatico scatenante, infatti molti degli utenti prima conducevano una vita normale, ed hanno una casa di proprietà, dei redditi. Il fenomeno dunque coinvolge persone di diverse fasce sociali, ciò che lo caratterizza è sicuramente la condizione d’isolamento e di solitudine, le persone prese in carico dal progetto infatti, vivono sole, con pochi o nessun rapporto con i familiari, che quando ci sono non sono di nessun supporto. Inoltre spesso sono affette da patologie psichiatriche, da disturbi ossessivi, soprattutto dal cosiddetto accumulo compulsivo caratterizzato dall’impossibilità di disfarsi delle cose: un disturbo di grande complessità che li porta – in solitudine – a trasformare le loro abitazioni in accumuli di oggetti, spazzatura, animali.

Un progetto per l’inclusione sociale

La pratica quotidiana del progetto ha portato alla luce la necessità di uscire dallo schema di forme di erogazione di assistenza sanitaria a cui siamo abituati.
Per intervenire è necessario che ci sia un gruppo multidisciplinare ben formato e sensibilizzato. Gli interventi sono lunghi e delicati. Entrare in contatto con l’utente e stabilire un contatto è la fase più delicata ed impegnativa: il dottor Valter Gallotta, direttore Uoc ospedaliera servizio di diagnosi e cura presso l’ospedale San Giovanni, racconta di un caso in cui sono stati necessari 9 mesi di “scampanellate ed attese davanti la porta prima di riuscire ad entrare in casa”.
Tempi lunghi, quindi, per interventi complessi. Una volta identificate le situazioni individuali o familiari riconducibili al barbonismo domestico, il primo passo è una visita domiciliare insieme all’assistente sociale, per attivare il servizio che deve sempre essere concordato con l’utente: la persona deve acquisire fiducia e comprendere che quel tempo e quell’intervento è dedicato proprio a lui.
Per attuare poi questo servizio condiviso, è fondamentale l’integrazione delle figure professionali dei settori sociale e sanitario,  tra Municipi, ASL, Terzo settore per attivare tutte le risorse esistenti sul territorio ed i servizi da prevedere in queste situazioni come l’assistenza domiciliare, l’erogazione di pasti a domicilio, il trasporto per visite mediche e per il disbrigo di pratiche burocratiche, sgomberi e pulizie, sanificazioni e derattizzazione delle abitazioni.
Fondamentale la preparazione e la motivazione degli operatori.
Gli utenti sono persone che incontrano altre persone, gli operatori, ed il lato umano nell’intervento realizza fiducia e collaborazione, perchè il barbonismo è prima di tutto una forma estrema di precarietà, povertà ed esclusione dalla società in cui il ritorno alle relazioni  – in primis con gli operatori-  avvicina ad un rientro nella società.

Anche l’impatto sociale del fenomeno è importante, perché queste situazioni possono determinare una mancanza di tutela dell’ordine pubblico, ed una mancanza di tutela delle norme igienico sanitarie e infatti sono molto sentite nei contesti di vicinato, spesso vissute con preoccupazione ( per rischi d’incendio, di esplosione) ed infatti molto spesso le segnalazioni arrivano proprio da condomini o amministratori di palazzi.

Il futuro di Progetto X

Il progetto terminerà a settembre 2015 e sul futuro attualmente non ci sono certezze.
Dai racconti di chi per un anno si è occupato di queste persone, appare che molti sono stati i risultati raggiunti e che piano piano gli assistiti hanno accettato di essere seguiti ed anzi, aggiunge Fernanda Taruggi, coordinatrice di Cotrad, «dopo le prime insistenze, l’aiuto queste persone non solo l’accettano, ma lo vogliono».
Agli amministratori si è chiesto di dare continuità a queste esperienze con programmazioni di durata almeno triennale, per evitare che l’interruzione dei progetti per esaurimento del finanziamento non vanifichi esperienze avviate con successo.
La Regione ed il Comune si sono resi disponibili a mantenere alta l’attenzione su questi fenomeni anche in sede di programmazione, noi ci auguriamo che l’impegno venga mantenuto.

BARBONISMO DOMESTICO: UN PROGETTO PER AIUTARE I “SEPOLTI VIVI”

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