BARRIERE ARCHITETTONICHE A ROMA. CE PASSO O NUN CE PASSO?

Un'iniziativa organizzata a Roma da Cuore Digitale con AISA Lazio ODV, FISH Lazio e Roma Open Lab. Più di 20 persone con disabilità motorie e in carrozzina sono partite da Santa Maria Maggiore verso il Colosseo, usando l’applicazione Kimap. Carlo Rossetti: «Per alcune persone con disabilità muoversi per Roma è come fare una via crucis»

di Giorgio Marota

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Delle scale, un gradino, una mattonella sconnessa, un marciapiede troppo alto, una semplice buca oppure la mancanza di una rampa. Chi non siede su una carrozzina neppure si rende conto di quanto tali ostacoli siano molto più di barriere architettoniche, nome fin troppo nobile per indicare un intralcio che complica la vita delle persone più fragili. Sarebbe meglio chiamarli, semplicemente e drammaticamente, muri: invisibili per chi cammina con le proprie gambe e osserva con i propri occhi, insormontabili per le persone costrette su una sedia a rotelle oppure non vedenti.

Ce passo o nun ce passo? Un segnale alle istituzioni

Ce passo o nun ce passo?
Gianluca Ricci: «Abbiamo ritenuto importante effettuare, con l’aiuto della tecnologia, un’analisi dell’accessibilità di un quadrante di Roma percorso da centinaia di turisti»

Ecco perché l’iniziativa Ce passo o nun ce passo?, organizzata sabato mattina a Roma dall’associazione Cuore Digitale con la partecipazione di AISA Lazio ODV, FISH Lazio e Roma Open Lab ha assunto un’importanza capitale per mettere a nudo le difficoltà croniche di una città eterna…mente indietro, rispetto ai grandi centri aggregativi europei, sulle dinamiche legate al concetto di piena inclusione. Più di 20 persone con disabilità motorie e in carrozzina si sono date appuntamento alla colonna della pace nel piazzale della Basilica di Santa Maria Maggiore e sono arrivate fino al Colosseo, utilizzando l’applicazione Kimap, uno strumento che tramite l’intelligenza artificiale rileva i dati raccolti dagli utenti ed elabora in tempo reale le segnalazioni delle barriere, offrendo l’opportunità di costruire una vera e propria cartina inclusiva. L’utilizzo dell’app per smartphone e tablet è piuttosto semplice. Ci si registra, si utilizza la mappa con la stessa interfaccia di quelle più comuni, si segue il percorso indicato per arrivare da un punto A a un punto B e, nel frattempo, si segnalano gli ostacoli. Che vengono chiamati per nome e cognome, con tanto di descrizione aggiungibile: “gradino troppo alto”, “attraversamento pedonale senza scivolo”, “strettoia che impedisce il passaggio di una carrozzina” e così via. È richiesta la massima sincerità, a costo di diventare pedanti e puntigliosi. Meglio una precisazione in più che un’omissione. Secondo una logica crowd, cioè della gente, vengono così creati dei percorsi accessibili con tanto di evidenziazione delle attrazioni positive: il bar che fa il caffè buono e ha un accesso con la rampa, ad esempio, oppure il ristorante con il bagno adatto alle esigenze delle persone con disabilità fisica, o magari un semplice luogo di culto da visitare. Lo chiamano turismo accessibile e serve a creare delle vere guide, che le amministrazioni comunali possono certificare come avvenuto già a Firenze. Lungo il percorso romano non sono mancati dei prevedibili contrattempi: le ruote di alcune carrozzine si sono letteralmente incastrate negli squarci dell’asfalto, altre hanno letteralmente “ballato” sulla superficie irregolare dei sampietrini, e quasi tutte hanno avuto difficoltà a salire su certi marciapiedi o ad attraversare alcune strade. L’esperienza, alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione, è comunque servita a “testare” la scarsa accessibilità di Roma in alcuni punti critici, spedendo un segnale alle istituzioni.

Aisa Lazio: combattiamo da trent’anni contro le barriere architettoniche

Ce passo o nun ce passo?
Kimap, con l’AI, rileva i dati raccolti dagli utenti ed elabora in tempo reale le segnalazioni per costruire una cartina inclusiva

«Siamo nati come una startup, oggi siamo una PMI innovativa» raccontano i ragazzi di Kimap, «Questo può diventare uno strumento essenziale per il miglioramento della città, anche in vista del Giubileo e dell’imponente flusso di turisti che raggiungerà Roma nel 2025». «L’idea è nata dalle tante segnalazioni di persone che con la carrozzina riscontravano difficoltà nel muoversi agevolmente e in autonomia per le strade» ha spiegato Gianluca Ricci, presidente dell’associazione Cuore Digitale. «Abbiamo dunque ritenuto importante effettuare, con l’aiuto della tecnologia, un’analisi dell’accessibilità di un quadrante strategico di Roma percorso quotidianamente da centinaia di turisti». Tra le persone che hanno partecipato alla camminata da Santa Maria Maggiore al Colosseo c’erano anche l’atleta paralimpica Sara Vargetto e Carlo Rossetti di Aisa Lazio, l’associazione regionale per la lotta alle sindromi atassiche, cioè quelle condizioni per le quali è compromesso il controllo dei muscoli nei movimenti volontari come camminare o afferrare oggetti. «Da 30 anni ormai combattiamo contro le barriere architettoniche» la sua testimonianza, «oltre a raccogliere fondi per la ricerca sulle malattie atassiche». «Per alcune persone con disabilità» ha proseguito Rossetti, «muoversi per Roma è come fare una via crucis». «Chi si deve muovere con i mezzi poi è letteralmente condannato a morte» ha aggiunto un altro partecipante alla manifestazione, contrariato per la gestione dei mezzi pubblici: «Le pedane elettriche degli autobus sono tutte rotte e quelle manuali spesso non funzionano, e comunque costringono l’autista a dover scendere ogni volta. Spesso, poi, per le tante macchine in doppia fila o parcheggiate sulla fermata non c’è spazio per la pedana». Spesso, a Roma, sono più i “nun ce passo”.

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