IL BULLISMO COLPISCE DI PIÙ CHI VEDE POCO GLI AMICI

Secondo LibreItalia Onlus serve più formazione per i ragazzi, ma anche per gli educatori.

di Ilaria Dioguardi

Frequentare gli amici aiuta a combattere il bullismo. Il dato emerge dall’indagine Istat sugli “Aspetti della Vita Quotidiana” del 2014: il 23,6% degli 11-17enni che vede raramente gli amici (una volta a settimana o meno) è rimasto vittima di bullismo una o più volte al mese, mentre il 18% è stato rilevato tra chi incontra gli amici tutti i giorni.
Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti; il 19,8% è vittima abituale di una delle più usuali azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono settimanalmente.

Il bullismo da Nord a Sud

Le differenze sono evidenti a livello territoriale. Le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord Italia, dove le vittime di atti di bullismo rappresentano il 23% degli 11-17enni (24,5% nel Nord-est, 21,9% nel Nord-ovest). Se si considerano anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), oltre il 57% dei residenti al settentrione ha subìto qualche prepotenza nel corso dell’anno precedente l’indagine, contro una quota inferiore al 50% dei ragazzi e adolescenti italiani che vivono nelle regioni centrali e in quelle meridionali.
Hanno subìto più volte comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%), seguiti dagli studenti degli istituti professionali (18,1%) e da quelli degli istituti tecnici (16%).
Le ragazze vittime di bullismo sono una percentuale superiore rispetto ai ragazzi. Oltre il 55% delle giovani 11-17enni è stata oggetto di prepotenze qualche volta durante l’anno, il 20,9% ha subìto vessazioni almeno con una cadenza mensile (contro, rispettivamente, il 49,9% e il 18,8% dei loro coetanei maschi). Il 9,9% delle ragazze è vittima di atti di bullismo una o più volte a settimana, contro l’8,5% dei maschi.
Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).

Un fenomeno in continua evoluzione

Nell’ambito dell’indagine Istat emerge che le “azioni vessatorie” messe in atto tra ragazzi/adolescenti, vanno dalle offese alla derisione, dalle minacce alle aggressioni con spintoni, calci e pugni fino al danneggiamento e alla sottrazione di cose di proprietà, dalla diffamazione (storie e/o bugie dette con l’intento di screditare) all’esclusione (da eventi, ma anche dal quotidiano coinvolgimento in un gruppo di coetanei). Il fenomeno del bullismo è in continua evoluzione, così come il modo di comunicare; le tecnologie a disposizione, Internet o cellulare, sono ovviamente ulteriori potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o violenze. Un aspetto che differenzia il Cyber bullismo dal bullismo tradizionale consiste nella natura indiretta delle prepotenze attuate: in rete non c’è mai un contatto face to face tra vittima e aggressore nel momento in cui gli oltraggi sono compiuti.

Cyberbullismo: serve formazione anche degli educatori

Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto spesso azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).

bullismo
Un corso organizzato da LIbreItalia a Terni

«Finalmente Istat, per la prima volta con i dati 2014, rileva dati riferiti a bullismo e cyber bullismo, un fenomeno del quale si parla sempre con maggior frequenza ma che nel nostro Paese non è indagato nei numeri, se non con campioni piuttosto ristretti, che hanno portato in passato ad allarmismi forse ingiustificati, controbilanciati da false rassicurazioni sull’inesistenza del fenomeno», commenta Sonia Montegiove, Presidente di LibreItalia Onlus. «Purtroppo l’uso distorto della rete e dei social media porta i ragazzi (fin dall’età di 9 anni, come ci dicono ricerche di altri Paesi) ad esporsi a rischi importanti. Per porre rimedio a tutto questo non servono nuove leggi e non serve il proibizionismo. Piuttosto è indispensabile l’educazione dei ragazzi, finalizzata alla scoperta delle opportunità legate alle tecnologie. Nella consapevolezza che solo tramite la conoscenza degli strumenti a disposizione si può arrivare ad un uso intelligente degli stessi», continua Montegiove. «Come associazione LibreItalia organizziamo, in collaborazione con le scuole, momenti di informazione e riflessione con ragazzi e famiglie sui temi della libertà digitale e dell’uso consapevole delle tecnologie. Sicuramente è necessaria l’educazione degli educatori (genitori e insegnanti) che devono fare da guida a figli e studenti, recuperando la propria responsabilità individuale e abbandonando l’idea di avere in casa e in aula piccoli geni del digitale, che con l’etichetta di “nativi digitali” crediamo possano muoversi senza limiti e senza conoscenza».

IL BULLISMO COLPISCE DI PIÙ CHI VEDE POCO GLI AMICI

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