CASTEL DI GUIDO ALLA RICERCA DI UN’IDENTITÀ CONDIVISA

Appena concluso il progetto di valorizzazione e socializzazione della più vasta zona di Roma

di Claudia Farallo

Fare comunità e gestire il bene comune non sempre è così semplice, e chi vive a Roma lo sa bene. Ma, da oggi, c’è chi ha una marcia in più. Si tratta di Castel di Guido, una zona periferica, ma anche in assoluto la più estesa della capitale, che grazie al progetto Wel.Com.E. ha riscoperto le proprie ricchezze e si è data gli strumenti per continuare a valorizzarle. Il tutto con fondi esclusivamente privati, destinati dalla Fondazione di Roma.
Il progetto Wel.Com.E., che sta per Welfare for Community Empowerment, ha appunto lo scopo di potenziare il welfare per la comunità, ma non con strumenti calati dall’alto. No. Per raggiungere l’obiettivo, e far sì che diventasse una realtà resistente nel tempo, si è puntato sull’auto-organizzazione dei cittadini. Così, si sono dati in mano agli stessi abitanti gli strumenti per riqualificare la zona e rispondere ai propri bisogni. E di cose da valorizzare, qui, non mancano.

Per lo sviluppo della comunità

Un esempio? I resti preistorici di un Palaeloxodon Antiquus, ovvero un elefante antico, risalenti a 270mila anni fa, hanno trovato degna dimora in uno spazio museale. Un bel salto in avanti rispetto all’azienda agricola dove erano stati rinvenuti abbandonati. Ancora, è sorta l’associazione di promozione sociale Castel di Guido Borgo Solidale, che ha realizzato attività di agricoltura civile e sociale con gli ospiti della Comunità terapeutica dell’Asl RmE e che, oggi, è impegnata nel tentativo di ottenere una convenzione per fare attività stabili di ortoterapia. È anche nato un protocollo di intesa tra scuola e realtà territoriali per scambi culturali, a cui si è aggiunto il Laboratorio didattico Ammappa Castel di Guido, che ha coinvolto allievi di IV e V elementare nell’elaborazione di mappe cognitivo-emozionali del territorio. Insomma, l’elenco delle novità potrebbe essere lungo.
Questa zona infatti, sebbene da diversi anni abbia visto un degrado progressivo, accompagnato da un vissuto di impotenza da parte dei cittadini, ha delle potenzialità non comuni: un esteso terreno agricolo e diversificazione delle colture, degli allevamenti di bovini di alte qualità quali le mucche frisone, una fauna volatile locale con tanto di Oasi Lipu e patrimoni archeologici risalenti all’età preistorica, neolitica e romana. Più le bellezze paesaggistiche.
Ma la cosa che caratterizza questa esperienza è che Castel di Guido possiede, forse anche in ragione della grande estensione, diverse identità. Ci sono le villette della residenza Aurelia, i caseggiati dell’ex Ente Maremma e, infine, i Borghi dell’azienda agricola Castel di Guido. Diverse facce che non sempre sono una buona premessa alla condivisione. Per questo, prima che sui singoli progetti, Wel.Com.E. ha puntato sulla creazione di un’identità condivisa, mediando i conflitti fra le diverse aree del territorio. A conclusione del progetto, è stato anche elaborato un protocollo sperimentale per lo sviluppo e il lavoro di comunità. Uno strumento che potrebbe essere utile a replicare quella che, oggi, sembra un’esperienza non trascurabile nell’ottica del welfare civile.

CASTEL DI GUIDO ALLA RICERCA DI UN’IDENTITÀ CONDIVISA

CASTEL DI GUIDO ALLA RICERCA DI UN’IDENTITÀ CONDIVISA