CATTEDRA DELL’ACCOGLIENZA: I NOSTRI GIORNI CHIEDONO CAMBIAMENTO

Le nuove povertà, i giovani e l’impatto della pandemia, le migrazioni. Dalla Cattedra dell’Accoglienza un messaggio forte sul bisogno di nuovi scenari ascolto e convivenza

di Silvia Sanchini

5 MINUTI di lettura

Sono almeno 250.000 le persone ascoltate in Italia nel 2022 dai volontari e operatori di Caritas Italiana. Un dato importante, presentato nella scorsa edizione della Cattedra dell’Accoglienza a Sacrofano dal direttore nazionale della Caritas, don Marco Pagniello. Un dato che dice molto della capillarità delle Caritas nei contesti diocesani e locali. Don Pagniello ha colto l’occasione dell’incontro con i partecipanti all’evento formativo per ribadire il ruolo della Caritas, ha infatti affermato: «I veri destinatari dell’intervento della Caritas non sono tanto i poveri, ma tutta la comunità. Dobbiamo dare vita a una pastorale generativa, sconfinare, essere creativi. Partire dai bisogni per ottenere il riconoscimento di tutti i diritti». Le nuove forme della povertà, che era tra l’altro uno dei temi su cui si è interrogata questa edizione della Cattedra, ci interpellano ad avviare processi di cambiamento. Secondo il direttore della Caritas questi processi passano da tre strade: essere Chiesa in cammino, essere noi stessi segno, essere voce per chi questa voce non ne ha.

Chi sono, oggi, i nuovi poveri?

Cattedra dell'Accoglienza
Caterina Cortese, sociologa di fio.PSD: « Cresce il numero di donne, giovani e anziani che vivono una grave emarginazione e, spesso, finiscono per strada»

 Crescono, sempre secondo il direttore della Caritas le forme di povertà legate anche al disagio mentale. Caterina Cortese, sociologa di fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), concorda e aggiunge: «I senzatetto sono solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Il tema della salute mentale è sempre più urgente. Cresce inoltre il numero delle donne, dei giovani (anche in uscita dalle comunità per minori) e degli anziani che vivono il dramma della grave emarginazione e, spesso, finiscono a vivere sulla strada».

Giovani e salute mentale

A proposito di emergenza salute mentale, un tema di grande attualità è portato all’attenzione dei partecipanti alla Cattedra da Francesca Fialdini, giornalista, autrice della docuserie “Fame d’amore” e insieme a Leonardo Mendolicchio del libro: “Nella tana del coniglio. Quando la lotta con il cibo diventa un’ossessione” (Rai Libri 2023). Fialdini ha raccolto tante testimonianze di giovani con ferite emotive profonde e rapporti conflittuali con il proprio corpo: «C’è ad esempio Beatrice», ha raccontato, «che voleva essere una piuma. O Anna, cresciuta troppo in fretta, e che si è messa addosso mangiando e abbuffandosi il peso della sua vita difficile. O Alberto cresciuto con un’ideale di perfezione e che inizia a fare sport in modo ossessivo perché crede di essere stato abbandonato dalla madre. Queste storie ci dicono che alla base questa generazione vive un disagio profondo, sente forte il bisogno di essere vista e guardata con amore». I social media creano competizione, non sono la causa dei disturbi alimentari, ma spesso amplificano il disagio di una società che ci chiede di essere performanti a tutti i costi. L’isolamento a causa della pandemia ha avuto un impatto ulteriormente pesante sulle vite dei più giovani. Secondo il Rapporto Generazione post-pandemia condotta dall’Agenzia italiana per la gioventù: «il 44,6% degli under 37enni dichiara che durante l’emergenza sanitaria ha avuto problemi psicologici e di aver sofferto di ansia e depressione, e l’81,0% dei presidi delle scuole secondarie ritiene che tra gli studenti siano sempre più diffuse forme di depressione e di disagio esistenziale, rese più gravi dalla pandemia». Come uscire da questo impasse? Francesca Fialdini cita un verso di Lucio Dalla: “Io credo che il dolore, è il dolore che ci cambierà… Io credo che l’amore, è l’amore che ci salverà”Sulla stessa scia anche Silvio Ciappi, criminologo: «Comprendere significa trovare uno spazio comune di intersezione che nasce dal dolore. Da questa situazione ci si può salvare solo guardando le cose con uno sguardo obliquo, rallentando, riscoprendo l’autenticità e la parola poetica. In fondo la poesia ha proprio questo compito: ridare senso a ciò che senso non ne ha».

Nuove accoglienze

Cattedra dell'Accoglienza
Open Arms: Si stima che dei 160.000 arrivi dal mare nel 2023 siano almeno 2.000 le persone che non ce l’hanno fatta

Non poteva mancare, infine, un approfondimento dedicato al tema così attuale e discusso delle migrazioni. Valentina Brinis, di Open Arms, ha riportato dati drammatici: si stima che dei 160.000 arrivi dal mare nel 2023 siano almeno 2.000 le persone che non ce l’hanno fatta. 2.000 copri privati di una biografia e di un’identità. Secondo Vincenzo Buonomo, rettore della Pontificia Università Urbaniana, il tema della mobilità implica grandi responsabilità. Servono nuove politiche di accoglienza legate all’idea di cittadinanza, nuovi scenari di convivenza che non si basino più solo su interventi emergenziali, ed è necessario armonizzare le pratiche dell’accoglienza mettendo in comune le buone prassi. «Solo se l’accoglienza assumerà un valore superiore», conclude Buonomo, «potremo finalmente dare vita a società più giuste»Tantissimi spunti che i numerosi partecipanti a questo evento formativo potranno riprendere e che torneranno ad analizzare nelle loro città e nei prossimi appuntamenti.

CATTEDRA DELL’ACCOGLIENZA: I NOSTRI GIORNI CHIEDONO CAMBIAMENTO

CATTEDRA DELL’ACCOGLIENZA: I NOSTRI GIORNI CHIEDONO CAMBIAMENTO