CONTRO LA POVERTÀ EDUCATIVA, PROMUOVERE IL PROTAGONISMO DEI GIOVANI

Anche a Roma è attivo il progetto S.C.A.T.T.I. che punta ad costruire reti e a far esprimere ai ragazzi le proprie capacità propositive

di Giorgio Marota

Un nuovo modello contro la povertà educativa e la dispersione scolastica. Si chiama S.C.A.T.T.I. e le iniziali di questo acronimo stanno per Scuola, Comunità, Attivazione, Territori e Innovazione (questo il sito). Al centro del progetto c’è la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, messa a dura prova da una pandemia che ha chiuso gli istituti comprensivi, aumentando la presenza “online” di bambini e ragazzi. Da una parte il Covid-19 ha esposto maggiormente i giovani ai rischi del web, dall’altra ha reso ancora più complicato il lavoro degli insegnanti, rendendo necessaria una ridefinizione della collaborazione con le famiglie e la comunità educante. S.C.AT.T.I. opera in diverse zone d’Italia, come il Giambellino a Milano, Ponte di Nona a Roma, Scalea e Praia a Mare in provincia di Cosenza e il quartiere Zen a Palermo. L’intervento si concentra sulla fascia d’età 5-14 anni e vuole promuovere il protagonismo giovanile.

Il progetto – selezionato dall’Impresa Sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, con l’azione condotta dalla Cooperativa Santi Pietro e Paolo e dalla Cooperativa Sociale Edi Onlus (capofila) – punta, in primis, all’attivazione di vere e proprie reti (scuola-territorio, ma anche scuola-scuola per pianificare l’attività didattica), con l’obiettivo di realizzare una proposta educativa finalizzata al rafforzamento delle competenze degli alunni e delle loro famiglie. «Siamo al terzo anno di attività e non ci siamo mai fermati, nonostante l’emergenza sanitaria, cercando di rimodulare l’intervento in base alle nuove esigenze che sono nate», ha raccontato Federica Guarino, responsabile nazionale di S.C.A.T.T.I. «Con la pandemia la nostra attenzione è cresciuta sulla questione dei diritti digitali dei ragazzi, trovando nuove modalità per renderli partecipi».

contro la povertà educativaI laboratori

Nel quartiere Ponte di Nona, a Roma, ci sono gran parte dei 3.000 studenti di S.C.A.T.T.I. e 4 dei 9 istituti comprensivi del progetto: l’ICS Elisa Scala, l’ICS Villaggio Prenestino, l’ICS Cutuli e l’ICS Alzavole. Nel concreto, gli alunni – insieme ai genitori, ai docenti e ai dirigenti scolastici – partecipano a dei laboratori in cui riflettono sulle problematiche delle loro stesse scuole, proponendo delle soluzioni per risolverle. Ecco alcuni esempi: abbellimenti degli spazi esterni, cura delle biblioteche, migliorie della didattica.

Nell’ambito delle tecnologie digitali, ricevono inoltre una formazione sui rischi del web con approfondimenti su cyberbullismo e dipendenze; da questo punto di vista, gli organizzatori hanno promosso e incentivato l’educazione “tra pari”, affinché siano gli stessi ragazzi, tramite un linguaggio che li accomuna, a “testimoniare” i valori della legalità in rete. E poi ancora: teatro, parkour, classi di bioenergetica, riciclo creativo, accompagnamento allo studio e tanto altro nelle ore extracurriculari.

Alla chiusura delle scuole S.C.A.T.T.I. sul territorio di Roma, ha risposto con le attività all’aperto, due volte a settimana, in sinergia con le associazioni che gestiscono il Parco dell’Acqua e del Vino (il Nuovo Comitato di Quartiere Prato Fiorito e l’associazione Pro-Prato Fiorito Onlus). In vista dell’estate si sta pensando di organizzare dei campi estivi.

La guida per la didattica digitale

Da nord a sud sono nati dei tavoli di concertazione, per elaborare linee guida contro la povertà educativa, a cui partecipano tutti gli attori: dagli studenti ai genitori, passando per insegnanti, dirigenti scolastici e rappresentanti delle associazioni di volontariato. Alla chiusura del triennio di S.C.A.T.T.I. (novembre 2021) queste raccomandazioni verranno inoltrate alle scuole e agli enti locali; si arriverà a un vero e proprio Sistema di Tutela Integrato della scuola, un protocollo utile al personale scolastico per vigilare sulle situazioni di rischio.

È già realtà, invece, una guida pratica sulla didattica digitale integrata rinominata “La Scuola Onlife” (che si può scaricare a questo link). «Un termine che abbiamo preso in prestito dal filosofo Luciano Floridi, che spiega come nelle nostre società non si distingua più l’online e l’offline. Lo stesso processo avviene nelle scuole che in questi mesi stanno comprendendo la rivoluzione digitale in cui sono immerse», ha aggiunto Guarino.

 

contro la povertà educativaCosa c’è e cosa manca

Patrizia Pignanelli, docente dell’ICS Elisa Scala di Roma, sintetizza così l’esperienza: «È come chiederci costantemente: sto facendo bene o male? Come sarebbe meglio fare? Posso essere in grado di fare meglio? E forse è anche un modo per stare meglio noi con noi stessi e con gli altri. Siamo convinti che la buona coscienza come la legalità, come la sincerità, come l’onestà siano qualità contagiose della convivenza fra umani. Ma ci vuole pazienza, resilienza e perseveranza».

«Spesso ciò che manca nel nostro percorso di docenti è un’adeguata formazione a livello psicologico e pedagogico, fatto questo piuttosto grave, considerato che abbiamo a che fare con minori in fase di sviluppo», è il pensiero di Cristina Spanò che insegna all’ICS Villaggio Prenestino di Roma. «Questa fase è molto delicata e necessita di un’adeguata attenzione da parte di noi formatori e servirebbe avere più strumenti per trovare strategie più idonee per rapportarsi con i nostri ragazzi in classe. Utilizzeremo il Sistema di Tutela per garantire protezione ai ragazzi in situazioni di bisogno, che possono esplicarsi anche in momenti di conflitto in classe, quindi non solo in famiglia».

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