FONDI REGIONALI PER IL TERZO SETTORE: TROPPI PUNTI CRITICI

In teoria aprono molte opportunità, ma tempi, difficoltà di rendicontazione, mancanza di interlocutori negli uffici preposti li rendono inarrivabili per il volontariato

di Giuliana Cresce e Massimiliano Trulli

Durante la lunga emergenza del Covid-19 che stiamo vivendo, la Regione Lazio ha messo a disposizione degli Enti di Terzo Settore risorse molto più consistenti che negli anni precedenti. L’assegnazione di questi fondi – avvenuta ovviamente attraverso lo strumento degli avvisi pubblici – è stata resa possibile anche dall’allentamento dei vincoli di bilancio deciso dall’Unione Europea e dai conseguenti stanziamenti decisi dal Governo centrale.

Si tratta di finanziamenti assolutamente opportuni e senza i quali difficilmente l’associazionismo avrebbe potuto affrontare la sfida della pandemia. Bisogna considerare in primo luogo che il covid ha approfondito molto i bisogni a cui le associazioni tradizionalmente si dedicano: si pensi alla crescita della povertà e della dispersione scolastica, o al restringimento degli spazi per attività culturali, e così via. In secondo luogo non va trascurato il fatto che le stesse misure di emergenza impongono alle associazioni un cambiamento delle tradizionali modalità operative, che implica un investimento economico, oltre che culturale: ad esempio per svolgere il doposcuola in modalità on line servono computer e connessioni internet, mentre per continuare a erogare servizi al pubblico servono spazi più ampi e barriere in plexiglass, e così via.

Le criticità nella gestione degli avvisi

Se questo maggiore stanziamento di fondi si è rivelato opportuno e anzi necessario, la modalità di gestione di queste risorse da parte della Regione si sta caratterizzando per una serie di ritardi e inefficienze che rischiano seriamente di ridurre l’impatto e l’utilità dell’investimento. Diverse sono le criticità segnalate dalle associazioni al CSV Lazio: ritardi nella messa a bando dei fondi, tempi lunghi per la valutazione delle domande e la formalizzazione della graduatoria, tempi altrettanto dilatati per ricevere gli anticipi previsti, mancanza di chiarezza sulle regole per la gestione e la rendicontazione dei fondi, e – criticità probabilmente principale in quanto si collega a tutte le altre – la grande difficoltà di interloquire con i referenti della Regione per chiedere chiarimenti, proporre rimodulazioni del progetto approvato, e così via.

Per portare il ragionamento su un piano più concreto, faremo due esempi di avvisi pubblici pubblicati nei mesi scorsi dalla Regione Lazio – direttamente o tramite il suo ente strumentale Lazio Crea – e ne analizzeremo punti di forza e aspetti problematici.

Primo esempio: avviso Outdoor Education

Il primo caso che vogliamo analizzare è quello dell’avviso pubblico per la selezione di progetti sull’Outdoor Education. Si tratta della seconda edizione di un avviso già pubblicato dalla Regione Lazio nel 2020 e che nasce con la finalità di alimentare quelle opportunità educative e culturali dedicate a minori che la pandemia ha drammaticamente ridotto. Importanti sono non solo le finalità perseguite dall’avviso, ma anche la sua dotazione economica, con ben 3 milioni di euro stanziati.

Tempi troppo stretti per realizzare i progetti

Se questi sono gli indubbi pregi dell’avviso sull’Outdoor Education, il principale nodo critico riguarda invece i tempi a disposizione degli enti di Terzo Settore per presentare i progetti e poi per realizzare gli interventi finanziati. Bisogna premettere che l’avviso è mirato specificatamente alla realizzazione di attività estive, che si devono concludere entro settembre 2021; era dunque lecito aspettarsi che la selezione delle idee progettuali avvenisse prima dell’estate. L’avviso pubblico è stato invece pubblicato solo il 1° luglio 2021. La determina con la graduatoria dei progetti finanziati riporta invece la data del 10 agosto 2021 ed è stata pubblicata sul sito di Lazio Crea nel pieno delle vacanze agostane. Date queste premesse, i tempi per la realizzazione dei progetti rischiano di essere proibitivi. Anzitutto diventa in questo modo impossibile mettere in atto progetti che abbiano una durata di più mesi, e quindi di maggior respiro (se si esclude l’ipotesi che gli enti di Terzo Settore abbiano avviato i progetti ancora prima di vederli approvati, possibilità ammessa dall’avviso, ma al di fuori della portata della maggioranza delle associazioni, in quanto troppo onerosa e rischiosa).

Anche la fattibilità dei progetti di breve durata rischia di non essere facile: l’avviso pubblico prevede che gli enti di Terzo Settore si procurino una polizza fidejussoria prima di poter chiedere i fondi necessari a realizzare le attività. Ebbene, l’esperienza ci insegna che sia ottenere una fidejussione da un istituto bancario/assicurativo, sia la successiva erogazione dell’anticipo da parte dell’ente finanziatore sono passaggi che richiedono alcune settimane nell’ipotesi più ottimistica. Calendario alla mano, risulta difficile pensare che entrambe queste operazioni possano essere effettuate in tempo utile per poi utilizzare i fondi anticipati entro il mese di settembre. L’unica opzione che resta agli enti di Terzo settore è a questo punto quella di anticipare tutti i fondi necessari per poi chiedere un rimborso a fine progetto. Non tutti gli enti saranno in grado di esporsi finanziariamente in questo modo – tanto meno le piccole organizzazioni di volontariato e promozione sociale – e prevediamo che saranno in molti a rinunciare al finanziamento approvato.

La sfida di progettare in pochi giorni

Altro nodo critico da segnalare per l’avviso Outdoor Education riguarda i tempi molto stretti per la presentazione dei progetti, dato che l’avviso pubblico è stato aperto appena 11 giorni: un lasso di tempo decisamente ridotto per potersi rendere conto dell’esistenza dell’avviso, studiarne i contenuti, elaborare una idea progettuale e magari prendere accordi con gli enti che mettessero a disposizione gli spazi necessari.

Ed in effetti i dati sulle proposte presentate sembrano confermare che le potenzialità di un avviso tanto importante sono state solo in parte sfruttate: sono stati 334 i progetti presentati, un numero abbastanza esiguo, se confrontato alle migliaia di associazioni e cooperative operanti nel Lazio e potenzialmente interessate al tema dell’educazione dei minori.

Secondo esempio: Comunità Solidali

Passiamo ora al secondo esempio di avviso pubblico dedicato dalla Regione Lazio al Terzo Settore. L’avviso Comunità Solidali è ormai alla sua terza edizione: si tratta dello strumento con il quale la Regione mette a bando le risorse del fondo nazionale per i progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore. Dunque un fondo di grande importanza, anche per la sua natura “generalista” e che tende a coprire tutti i settori di attività in cui OdV ed APS del Lazio sono impegnate.  Ancora una volta le risorse stanziate sono molto significative: oltre 6,5 milioni di euro per l’edizione 2020.

Anche in questo caso la tempistica per la pubblicazione e gestione dell’avviso rappresenta una grossa criticità. L’ultimo avviso pubblico ad oggi pubblicato è quello relativo al fondo 2020, mentre siamo ancora in attesa dell’avviso 2021. Inoltre, l’avviso Comunità Solidali 2020 si è chiuso il 1° febbraio 2021, ma a distanza di 7 mesi non sono state ancora pubblicate le graduatorie; è un peccato se si pensa che moltissimi dei progetti proposti si proponevano di affrontare questioni urgenti come i pesanti effetti provocati dalla pandemia sulle fasce sociali vulnerabili, e ci auguriamo che i progetti selezionati possano partire quanto prima.

I ritardi di istruttoria ed erogazione dei fondi

È però utile analizzare quanto avviene ai progetti finanziati con gli avvisi precedenti, ovvero Comunità Solidali 2018 e 2019. Questo ci permette infatti di identificare ulteriori criticità, che andrebbero assolutamente evitate per l’edizione 2020 e per quelle successive, ovviamente con la collaborazione dell’amministrazione regionale e di tutti i soggetti interessati.

Nel caso di Comunità Solidali 2019 i tempi di istruttoria sono stati addirittura di un anno: l’avviso si è chiuso il 23/9/2019 e la graduatoria è stata pubblicata il 17/9/2020.

Molto lunghi sono stati anche i tempi necessari alla Regione per erogare l’anticipo dei fondi alle associazioni assegnatarie. Molte associazioni seguite dal nostro Centro di Servizio hanno riferito di averlo ricevuto attorno a metà maggio 2021, molti mesi dopo l’inizio ufficiale delle attività. È chiaro che il ritardo nell’arrivo dei fondi ha influito negativamente sulle attività programmate: la maggioranza delle associazioni non è stata in grado di sopperire con risorse proprie ed a finito per ritardare – in tutto o in parte – l’avvio del progetto.

La difficoltà per rimodulare i progetti

Altra forte criticità dell’edizione 2019 ha riguardato la rimodulazione delle attività e del relativo budget. Le proposte di progetto erano state presentate prima dell’inizio della pandemia, ed è logico che le associazioni avessero bisogno di rimodulare le attività previste, sia in base ai nuovi bisogni sociali, che alle restrizioni dettate dalle normative di emergenza. La stessa lettera spedita dalla Regione alle associazioni assegnatarie del finanziamento prevedeva la possibilità di richiedere modifiche al progetto, specificando che queste dovevano essere espressamente autorizzate dall’amministrazione regionale. Purtroppo, molte associazioni che hanno presentato alla Regione richieste di rimodulazione ci hanno riferito di aver aspettato mesi per ottenere una risposta; in alcuni casi tale risposta non è ad oggi ancora arrivata. È chiaro che queste associazioni si sono trovate nella difficile situazione di decidere se tenere fermo il progetto in attesa di risposte o se portare avanti a proprio rischio le attività, come se la rimodulazione fosse stata approvata.

Il nodo della rendicontazione

Una ulteriore questione che ci sembra importante segnalare riguarda la rendicontazione dei fondi. In questo caso faremo riferimento all’avviso 2018 perché si tratta dell’unico ad oggi concluso e rendicontato. Numerose associazioni assegnatarie del finanziamento hanno riferito di aver avuto difficoltà a capire quali fossero le regole a cui attenersi per la rendicontazione e di non essere riuscite, nonostante i ripetuti tentativi, a confrontarsi su questo con i referenti della Regione. La Regione ha scelto di non produrre linee guida o altri documenti che potessero guidare le associazioni; né alle associazioni è stata fornita una modulistica da utilizzare per la rendicontazione.

Nell’avviso si cita la Circolare del Ministero del Lavoro n. 2 del 2009 come documento di riferimento per la gestione economica dei progetti. Va tuttavia notato che non sempre i responsabili regionali sembrano essersi attenuti alle indicazioni riportate da questa circolare nell’esaminare le rendicontazioni presentate dalle associazioni. Un esempio significativo riguarda la possibilità di fare spese in contanti: la circolare prevede la facoltà di utilizzare questo strumento per cifre inferiori ai 1.000 euro, ma alcune associazioni si sono viste negare l’ammissibilità di spese effettuate in contanti anche per importi modesti.

Come CSV Lazio siamo sempre a disposizione delle associazioni per supportarle in tutte le fasi del progetto, compresa la gestione economica e la rendicontazione; ma la mancanza di procedure e regolamenti chiari spesso mette in difficoltà anche i nostri operatori.

Il saldo finale

Un ultimo problema riguarda l’erogazione – da parte della Regione – dell’ultima tranche di pagamento per i progetti 2018. Parliamo di interventi conclusi entro ottobre 2019; eppure alcune associazioni ci hanno riferito di aver ricevuto l’ultima parte del contributo a luglio 2021. In altre parole le associazioni assegnatarie del finanziamento hanno dovuto anticipare i fondi ed esporsi finanziariamente per circa 2 anni, continuando anche a pagare il premio per rinnovare la polizza fidejussoria.

Una sfida per le piccole OdV

Fino a questo punto abbiamo parlato di enti di Terzo Settore come se si trattasse di una categoria omogenea. Sappiamo tutti che non è così e che c’è una differenza enorme tra organizzazioni di volontariato e cooperative, o tra associazioni grandi e piccole. Le criticità sopra analizzate incidono soprattutto sulle OdV – e in particolare su quelle di piccole dimensioni. Si tratta di realtà presenti diffusamente sul territorio regionale e che, grazie alla presenza di volontari, svolgono iniziative importantissime sui territori di riferimento: la lentezza dei tempi di pagamento, o la mancanza di interlocuzione sono elementi negativi per qualunque organizzazione che gestisca un progetto, ma rischiano di avere effetti catastrofici sulle piccole realtà. Esporsi finanziariamente  per portare a termine un progetto ha determinato per alcune di esse un autentico collasso. Anche quando le conseguenze non sono tanto devastanti, è subentrata comunque una forte demotivazione: sono tanti gli ostacoli da superare, che si rinuncia a priori ad accedere ai finanziamenti pubblici – che vengono avvertiti come una “trappola” anziché come una una opportunità.

In questo modo si rischia seriamente di operare una selezione a monte degli enti che avranno accesso ai fondi regionali, finendo per finanziare solo le organizzazioni più strutturate in grado di esporsi finanziariamente e di mettere in campo una serie di risorse, dai lavoratori dipendenti a consulenti specializzati su materie come la rendicontazione.

Quali soluzioni?

Il quadro dei fondi regionali fin qui tracciato può sembrare molto problematico, ma siamo convinti che buona parte delle questioni elencate possano essere superate in tempi ragionevolmente brevi, grazie ad una più stretta collaborazione tra tutti i soggetti interessati: organizzazioni di Terzo Settore assegnatarie dei finanziamenti, funzionari regionali, operatori del CSV Lazio.

Gli uffici della Regione Lazio preposti alla gestione di questi finanziamenti andrebbero probabilmente potenziati e messi in grado di svolgere il loro ruolo di programmazione e controllo in modo più spedito ed efficace.

Sarebbe anche auspicabile la redazione e diffusione da parte della Regione di linee guida chiare e trasparenti per la gestione e rendicontazione dei progetti finanziati.

Anche il CSV Lazio è disposto a mettere in gioco risorse proprie, offrendo percorsi di formazione e consulenze individualizzate sulla progettazione,  gestione e rendicontazione dei progetti e mettendoli a disposizione di tutti gli enti di Terzo Settore che utilizzano volontari. Questo contributo del CSV  sarà tanto più efficace quanto più si baserà su una collaborazione diretta con la Regione e su regole chiare e condivise.

Tutti i soggetti coinvolti avrebbero in questo modo la possibilità di lavorare al meglio, supportandosi a vicenda per facilitare il lavoro di tutti. Riteniamo che solo così l’importante investimento della Regione potrà davvero determinare un processo virtuoso di cambiamento e miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

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