HELP UKRAINE: IL VADEMECUM DELLA REGIONE LAZIO PER L’EMERGENZA UCRAINA

  Sarà disponibile in tre lingue, italiano inglese e ucraino il vademecum Help Ucraina per l’assistenza ai profughi provenienti dall’Ucraina

di Lucia Aversano

Richiesta di beni di prima necessità, permesso di soggiorno temporaneo e accesso ai servizi sanitari, sono questi i punti principali illustrati nel vademecum presentato ieri in serata dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per la gestione dell’emergenza Ucraina (qui il sito).

Già lo scorso 3 marzo, il Comune di Roma aveva attivato una task force per la gestione dell’emergenza, mentre il 5 marzo la Regione aveva firmato il decreto per istituire l’Unità di Crisi per accogliere i profughi annunciando che la Protezione civile era pronta ad attivare un piano di accoglienza da 10mila posti tra alberghi, case vacanze e istituti religiosi. Con il vademecum appena presentato, la macchina per la gestione della crisi entra a pieno regime.

«Grazie alla collaborazione della Protezione Civile, la Prefettura, Roma Capitale e Anci, abbiamo lavorato per offrire canali di comunicazione attraverso i quali si potrà accedere a tutta una serie di servizi che vanno dall’assistenza sanitaria al diritto allo studio e al lavoro», ha spiegato il presidente Zingaretti durante la presentazione del vademecum, aggiungendo che «il vademecum sarà in lingua italiana, ucraina e inglese, e lo stesso 112, il numero delle emergenze, ha integrato la propria struttura con interpreti di lingua ucraina per fare da ponte di collegamento con i diversi servizi che sono stati attivati sul territorio.»

I 100 posti lettodel Servizio Sanitario Regionale

Tra le varie iniziative poste in essere, il Servizio Sanitario regionale ha attivato 100 posti letto per i pazienti che stanno arrivando, o che potrebbero arrivare, dall’Ucraina. «Con Ares 118 – continua Zingaretti – abbiamo attivato sia il canale di intercessione, sia i posti letto in ospedale, in particolare per i bambini e le bambine. Allo stato attuale sono 12 i bambini ricoverati presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù e in questi giorni partirà il primo volo militare italiano per il trasporto di 30 bambini che hanno urgenza di assistenza medica. Il volo atterrerà a Pratica di Mare e i pazienti verranno trasferiti tramite l’Ares 118 al Bambino Gesù.»

Oltre a ciò la Protezione Civile ha attivato la prima colonna mobile, che andrà al confine ucraino in Romania per garantire il presidio medico sanitario e portare nuove attrezzature utili per la salute, e ulteriori medicinali. Ma le azioni non si esauriscono solo nell’assistenza sanitaria e nell’accoglienza.

Sempre stando alle dichiarazione del Presidente della Regione Lazio, presto verrà attivato un bando finanziario, con le risorse del Fse (Fondo Sociale Europeo) attraverso il quale le persone ospitate potranno ricevere assistenza legale; sostegno ai percorsi scolastici; il sostegno all’alfabetizzazione linguistica e il sostegno psicologico. Si sta ragionando anche sull’inserimento, nel bando, di bonus occupazionali per le persone che si trovano all’interno di questo percorso e l’acquisto di strumenti informatici per permettere alle persone ospitate di poter comunicare con i familiari rimasti in patria.

L’appello del Terzo settore al Governo

Attraverso la decisione di esecuzione Ue 2022/382, l’Unione del Consiglio d’Europa attua per la prima volta nella storia la direttiva 55/2001. Tale strumento legislativo garantisce, in casi di emergenza, una protezione immediata, scevra dalle lungaggini burocratiche previste dal sistema asilo e la possibilità di rilascio di un titolo di soggiorno della durata di un anno, alle persone che fuggono da situazioni di conflitto.

Sebbene sia una buona notizia questa, le associazioni che siedono al Tai (Tavolo Asilo e immigrazione) hanno chiesto al Governo di rivedere alcuni punti del Decreto Legge del 28 febbraio 2022, che attua la decisione di esecuzione Ue 2022/382. Alcuni giorni fa (8 marzo) infatti, le 32 organizzazioni nazionali che fanno parte del Tavolo Asilo e Immigrazione, hanno inviato una nota urgente al Presidente del Consiglio Mario Draghi, alla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e al Ministro delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, con all’interno alcune proposte di modifica al decreto.

Le organizzazioni infatti richiedono innanzitutto che la protezione temporanea venga garantita anche alle persone che hanno lasciato l’Ucraina prima del 24 febbraio, o che comunque si trovavano in Italia al momento dello scoppio della guerra e che a causa del conflitto non possono più tornare a casa; richiedono inoltre l’ampliamento della protezione ai cittadini terzi che si trovavano in Ucraina e che sono impossibilitati a rientrare nel loro paese di origine, e l’ampliamento del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) poiché, scrive il Tavolo, «la previsione di 5.000 nuovi posti nel sistema Cas appare squilibrata rispetto a quelli previsti nel Sai (3.000 n.d.r.) finendo per consolidare la già presente netta dualità nel sistema italiano di accoglienza che oggi è profondamente sbilanciato verso i Cas senza la realizzazione di alcun effettivo piano di svuotamento/assorbimento verso il Sai nonostante la norma, purtroppo largamente disattesa, preveda che, espletati i primi adempimenti, il richiedente “è trasferito nei limiti dei posti disponibili, nelle strutture  del Sistema di accoglienza e integrazione”».

 

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