FELICEMENTE ITALIANI E FELICEMENTE CITTADINI DEL MONDO: I GIOVANI, OGGI

Giovani e immigrazione: da un'indagine dell'Istituto Toniolo emerge una generazione convinta che la diversità è ricchezza

di Paola Springhetti

«I giovani hanno compreso che ogni persona e ogni società sono un mosaico: l’altro non è più il diverso né l’antagonista, ma rappresenta aspetti di noi stessi, tutti utili a costruire una società di reti di appartenenza ibrida, nella convinzione che la diversità sia una ricchezza». Lo scrive l’antropologa Marta Sachy nel volume Felicemente italiani. I giovani e l’immigrazione (ed. Vita e Pensiero 2018, p 28).

Il volume raccoglie i risultati di una indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, che ha coinvolto un campione di oltre 200 giovani  tra i 18 e i 29 anni, sia italiani per nascita che  italiani con background migratorio. Sono emersi i modi di pensare, gli atteggiamenti, i valori di una generazione composta da nativi cosmopoliti nati e cresciuti nella società globalizzata, multietnica e multiculturale e da immigrati o figli di immigrati che si sentono e vogliono sentirsi italiani.

 

giovani e l'immigrazioneESSERE E SENTIRSI ITALIANI. Il rapporto tra i giovani e l’immigrazione si vede con chiarezza quando si affronta il tema della cittadinanza (pur tenendo presente che l’indagine si basa su interviste realizzate prima che si sviluppasse il dibattito sulla riforma della legge nel 2017). La maggioranza degli  intervistati pensa che gli immigrati che vivono in italia dovrebbero avere accesso alla cittadinanza, ma “guadagnandosela”, per esempio lavorando onestamente, conoscendone e condividendone la cultura, i valori, le regole.

Hanno peraltro ben chiaro che esiste una differenza tra sentimento e documento. Ovvero, che è possibile “sentirsi” italiani anche senza avere la cittadinanza e viceversa, averla senza sentirsi tali.

Ottenere la cittadinanza è un passaggio importante, per vari motivi. Ad esempio, significa conquistare il diritto di voto e «recarsi alle urne rappresenta un momento davvero speciale per questi ragazzi e ragazzi che addirittura sentono di esistere, di avere più consistenza di fronte a se stessi e agli altri, attraverso una partecipazione politica di cui dichiararsi orgogliosi» (Paula Baudet Vivanco, p.7). Ottenere la cittadinanza vuol dire inoltre affrancarsi dalla burocrazia a volte ricattatoria dei permessi di soggiorno, ma anche varcare finalmente le frontiere, non solo europee. E poi vuol dire avere uno strumento in più per superare le barriere culturali, un’arma per affrontare atteggiamenti discriminatori o razzisti. Insomma, sentirsi liberi e uguali agli altri.

Soprattutto, hanno chiaro che il senso di appartenenza  quello grazie al quale ti senti a casa nel luogo in cui vivi – ci costruisce attraverso la convivenza che magari sì, fa emergere differenze, ma crea somiglianze a capacità di reciproca comprensione.

 

I VALORI. Dalla ricerca sui giovani e l’immigrazione emerge che i giovani con background migratorio condividono gli stessi valori degli italiani di nascita: al primo posto mettono quelli relativi alla sfera relazionale, la famiglia prima di tutto e poi l’amicizia. Sono preoccupati per il lavoro, sono convinti di dover contare più su stessi che non sulle istituzioni e sono consapevoli delle disuguaglianze che pesano sul nostro Paese. È interessante però il fatto che gli italiani di nascita sono più pessimisti sul futuro.

Il rapporto con la religione è vago: «sembra che si siano allineati su una lunghezza d’onda di secolarizzazione. Il clima laico e secolarista della società italiana sembra influire allo steso modo sugli uni e sugli altri, al di là delle differenti provenienze e spesso anche dell’educazione familiare» (Paola Bignardi 103).

 

Giovani e l'immigrazioneCONTRO I LUOGHI COMUNI. È inoltre una generazione che, pur con qualche contraddizione e ingenuità, si ribella ai luoghi comuni sull’immigrazione: non credono che gli immigrati abbiano troppe pretese; non pensano che ci rubano il lavoro, perché in realtà svolgono le mansioni che gli italiani non vogliono più svolgere; preferiscono parlare di “ondata”migratoria piuttosto che di “invasione”; non temono la costruzione di luoghi di culto per altre religioni che non siano quella cattolica e così via. Insomma, mostrano una percezione del problema più articolata e ragionata di quella purtroppo oggi maggiormente diffusa: «il discorso tendenzialmente complesso dei giovani intervistati lascia chiaramente emergere il loro desiderio o il loro bisogno di problematizzare, forse soprattutto per smarcarsi dalle totalizzazioni volgarmente grossolane dei luoghi comuni proposti…» (Fabio Introini, 91).

Insomma i risultati della ricerca fanno ben sperare per il futuro: la generazione dei millennials sembra più aperta, critica, disposta al dialogo e all’accoglienza di quelle che la precedono.

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i giovani e l'immigrazioneAA.VV.
Felicemente italiani. I giovani e l’immigrazione
Ed. Vita e Pensiero 2018
pp. 168, €16.00

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