
DIRITTI. TUTTO RUOTA INTORNO AL QUASI
È un libro vivo che chiede di essere usato "Non per sempre, non per tutti. Il quasi come orizzonte dei diritti". Alessandra Algostino restituisce l’essenza viva e inquieta dei diritti, che vanno vigilati e attraversati. E attorno ai quali nasce la dialettica dei conflitti, in antitesi alle guerre. Un libro che non indica una direzione definitiva ma invita a camminare, a riflettere, ad agire. L’autrice: «Il quasi lascia aperto l’orizzonte della trasformazione. Nel quasi si può scorgere la garanzia del diritto di disobbedire e di trasformare i rapporti sociali»
04 Marzo 2026
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«Il diritto lo vediamo, in questo momento storico, sempre più spesso calpestato, umiliato e pensiamo naturalmente alla giustizia internazionale in primo luogo. Eppure, io nella mia vita faccio fatica a ricordare altri momenti in cui il diritto sia mai stato così alla ribalta come lo è in questo momento storico. E non è poi così paradossale, se ci pensiamo, perché come sempre ci rendiamo conto di quanto le cose siano importanti quando sentiamo il pericolo di perderle». È così che Niccolò Nisivoccia, avvocato, scrittore ed editore, introduceva Alessandra Algostino, giurista e professoressa ordinaria di diritto costituzionale all’Università di Torino, alla presentazione del suo Non per sempre non per tutti. Il «quasi» come orizzonte dei diritti, nell’ultima edizione di Più Libri Più liberi. «Non una giurista che rimane chiusa nella sua stanza a studiare», diceva Nivoccia, «ma una giurista che restituisce il suo sapere e le sue competenze alla società». Presentato durante un incontro che si è fatto momento collettivo di riflessione politica, giuridica e umana sul modo di intendere i diritti come qualcosa di vivo e inquieto, come la base del cambiamento, Non per sempre non per tutti. Il «quasi» come orizzonte dei diritti è il quinto volume della collana Incrocio dei saperi, pubblicata da Forum Edizioni.
La «Costituzione antagonista», che vive nella partecipazione, la chiave per cambiare i rapporti di forza
Il libro nasce in forma di intervista, dalle domande di Andrea Lucatello (giornalista, conduttore radiofonico e opinionista) della redazione di Multiverso, e ruota attorno a una parola: “quasi”. Apparentemente fragile, questo termine diventa qui sinonimo di “apertura di possibilità”, uno spazio dove il diritto cerca di raggiungere la giustizia, senza pretendere di esaurirla.
Il diritto non è buono per natura ma va vigilato, conteso e attraversato. Come dice Algostino «Il diritto, così come anche i giuristi, deve stare nelle piazze. Dove si agisce il conflitto per il diritto. E non il diritto legato al dominio, alla sopraffazione e alla violenza. Intorno al diritto esiste una lotta, e questo lo vediamo oggi quanto mai forte ed evidente». È questo che rende il libro così politico: l’idea che intorno al diritto esista una lotta, e che quella lotta non sia solo teorica.
Tutta la discussione, e il libro, sono attraversati dal riferimento alla Costituzione, descritta come «Costituzione antagonista»: una Costituzione che si oppone alle politiche dominanti, che vive nel popolo che lotta, nelle manifestazioni, nelle piazze, nei corpi che bloccano le strade. La Costituzione vive nella partecipazione, che è la chiave per cambiare i rapporti di forza.
Anche quando le leggi diventano oppressive, quando nascono le leggi brutte o “tiranniche”, quando lo spazio politico si restringe, resta la possibilità di esercitare i diritti, di non lasciarli morire.
«I diritti vivono in quanto si esercitano. Nascono dai conflitti ma muoiono se non vengono esercitati. Quindi, c’è l’esigenza di continuare ad esercitare questi diritti».
Algostino: «Il conflitto si pone in antitesi alla guerra»
Il nodo centrale su cui Alessandra Algostino fonda tutto il suo testo è il conflitto. In un’epoca in cui viene confuso con la violenza, il libro rivendica la sua funzione democratica, poiché «la democrazia si accompagna a tre aggettivi: conflittuale, pluralista ed emancipante. Conflittuale nel senso del riconoscimento del conflitto come elemento fondamentale proprio per cambiare quella che è la realtà».
Il conflitto permette l’espressione delle voci subalterne e degli oppressi e ne riconosce l’esistenza e la legittimazione a lottare per la propria dignità: è il motore che anima la dialettica della storia.
È fondamentale sottolineare che, come dice Algostino, «il conflitto si pone in antitesi alla guerra». Il conflitto riconosce l’altro, la guerra lo nega e disumanizza. Una distinzione, così netta, che risuona fortissima nel nostro presente, attraversato da guerre, repressioni e criminalizzazione del dissenso.
Non per sempre non per tutti. «Nel quasi la garanzia del diritto di disobbedire»
«Il quasi», afferma l’autrice, «lascia aperto l’orizzonte della trasformazione, la dialettica dei conflitti, le differenze dell’emancipazione. Nel quasi si può scorgere la garanzia del diritto di disobbedire e di trasformare i rapporti sociali». In un contesto in cui le frasi predominanti sono “le cose vanno così” o “non siamo nessuno per cambiare le cose”, questo incontro si pone come una presa di parola contro il fatalismo e l’inerzia, anche nelle parole apparentemente semplici, scontate, ma oggi a rischio di Luciana Castellina (politica, giornalista, scrittrice, parlamentare ed eurodeputata): «la politica la fa la società civile, non le istituzioni». Il libro, allora, non nasce come un semplice testo da leggere e abbandonare in qualche cassetto. È un libro vivo, un dialogo, un libro che chiede di essere usato. Non indica una direzione definitiva ma invita a camminare, a cambiare, a riflettere, ad agire.
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Alessandra Algostino
Non per sempre non per tutti.
Il «quasi» come orizzonte dei diritti
Edizioni Junior, 2026
88 pagine, 15 euro






