PALESTINA: ANCHE UCCIDERE LA MEDICINA È GENOCIDIO

Il genocidio si attua anche eliminando i medici più esperti e capaci, perché si elimina la trasmissione del mestiere e la possibilità di salvare delle vite. L’agghiacciante racconto dei Sanitari per Gaza della situazione medica nella Striscia, tra edifici bombardati tre volte e reparti maternità colpiti scientificamente

di Maurizio Ermisino

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«Curare è un atto politico». Ce lo aveva detto Paola Prestigiacomo della Rete dei Sanitari per Gaza, all’incontro della Giornata della Terra il marzo scorso. È anche sulla salute e sulla sanità che si combatte la guerra in Palestina. Perché le morti non sono solo quelle dirette, ma anche quelle dovute alle ferite e alle malattie non curate, alle condizioni igieniche. Sono quelle dei bambini nati prematuri che non possono avere le terapie adatte. Il genocidio si attua anche eliminando tutti i medici più esperti e capaci, perché si elimina la trasmissione della conoscenza di questo lavoro e la possibilità di salvare delle vite. Il racconto della Rete dei Sanitari per Gaza della situazione medica a Gaza è qualcosa di agghiacciante. E allora curare è un atto politico. Il personale dell’associazione oggi lavora all’ospedale di Al-Qarara, con Emergency, la Flotilla e Palmed con incarichi di due o quattro settimane. «Lavori dove manca tutto» racconta Paola Prestigiacomo. «Devi avere una grande capacità di lavorare in emergenza, ti devi ingegnare in ogni modo. Ma tutti riportano la forza e la capacità di resilienza che apprendono dalla popolazione, la loro grande gentilezza. È come la magia del deserto: tutti quanti ritornano qui, si riprendono e ripartono». C’è la paura? «Sì. Ma passa in secondo piano. In ospedale quando devi salvare una vita tutto quello che ruota intorno lo dimentichi. Sei così preso dal fatto di dover fare qualcosa che la tua vita passa in secondo piano».

I morti? Sono almeno 320mila

Il racconto dei Sanitari per Gaza è sconvolgente già a partire dai numeri. «Le vittime sono oltre 74mila» ci spiega Paola Prestigiacomo. «Ma per vittime accertate si intendono coloro che giungono cadaveri, o parte di essi, in una morgue ospedaliera. Ci sono almeno 9mila persone sotto le macerie. Sono state usate le bombe termiche, che lasciano gli edifici quasi intatti e uccidono tutto ciò che è vivo e di quei morti non trovi niente. Ci sono intere palazzine totalmente distrutte: nei paesi arabi si vive tutti insieme e se bombardi la palazzina di un’intera famiglia nessuno verrà a reclamarne la morte». Come abbiamo sempre sospettato, il numero delle vittime è molto sottostimato. Parliamo quindi di qualcosa come 320mila morti. «Abbiamo imparato a calcolarle così: quelle che Israele ammette di aver ucciso vanno moltiplicate per quattro» ci spiega Paola Prestigiacomo. Poco tempo fa l’esercito ha ammesso che a Gaza ci sono almeno 80 mila morti. Dall’altra parte ancora ci sono i dispersi. E ci sono anche tutti i minori rimasti da soli, tantissimi bambini scomparsi, che Israele prende e porta sugli autobus, si dice, negli orfanotrofi in Cisgiordania. A settembre dello scorso anno un articolo affermava fossero circa 80mila. Se 80mila bambini sono rimasti orfani, ci saranno almeno 160mila genitori morti».

20mila malati e feriti in attesa di essere evacuati

Il tutto è aggravato dal fatto che i vertici di Israele hanno intimidito l’OMS riducendo di molto l’evacuazione dei pazienti. «Siamo stati quasi quattro settimane fermi. Una decina di giorni fa sono partiti un paio di voli con non più di 4 o 5 malati a bordo, gli altri erano ricongiungimenti familiari e ragazzi che venivano a studiare in Italia» ci racconta ancora Paola Prestigiacomo. «E siamo il Paese europeo che accoglie più persone di tutti, finora sono 1800 i gazawi accettati. Ma restano 20-21mila malati e feriti in attesa di essere evacuati. Molti stanno morendo perché non hanno le cure necessarie. La morte non è solo quella diretta. È anche chi rimane sotto le macerie, perché mancano le squadre di soccorso e le macchine per rimuovere le macerie. Ci sono le persone che muoiono di malattie croniche o perché non ricevono le cure basilari, per la pressione alta. E tutti i pazienti oncologici. L’Italia accetta i minori, o qualche giovane adulto. Ma perché può avere diritto alle cure un bambino e non può avere diritto una mamma che ha sette bambini?»

Rete dei Sanitari per Gaza
«Ci sono anche tutti i minori rimasti da soli».

Genocidio è anche colpire i reparti maternità

Il genocidio è un disegno preciso. Non può che essere questo se vengono scientificamente colpiti i reparti di maternità e quelli di terapia intensiva neonatale. «Viene presa di mira non solo la sanità, ma tutto quello che riguarda la riproduzione» spiega Paola Prestigiacomo. «Uno dei primi luoghi bombardati è stato il Centro per le donne a Gaza, poi la clinica riproduttiva. E poi il quarto piano dell’ospedale Al-Shifa, dove c’è il reparto maternità. “Danno collaterale”, lo conteggiano così gli israeliani. Ma se usano un drone con fotocellula sensibile agli infrarossi per inseguire un giornalista o un medico, o per colpire un reparto maternità, mi devi dire perché devono usare delle bombe equivalenti alla bomba atomica per distruggere il campo profughi di Jabalya. È allucinante. Già a dicembre le donne partorivano nelle tende perché era pericoloso partorire in ospedale, sia per il tragitto sia perché mentre il reparto di chirurgia non era attaccato, lo erano quelli di ortopedia, le terapie intensive, le terapie intensive pediatriche e i reparti maternità».

Come si può portare a termine una gravidanza in queste condizioni?

Ma il caso dell’ospedale Al-Shifa, che ha fatto scandalo, non è stato l’unico. «È successa la stessa cosa al Nasser e un mese fa a un ennesimo ospedale. Staccano continuamente la corrente e non fanno entrare più l’ossigeno perché hanno distrutto tutte le infrastrutture Se non fai entrare le bombole di ossigeno, il prematuro come lo tieni in vita? Una donna che non mangia, che sta in tenda, e vive una gravidanza nel terrore, con i droni intorno, con i topi che possono entrare e mordere, come può portare avanti una gravidanza? Un neonato spesso nasce sottopeso, nasce prima perché la madre ha avuto paura. Non è autonomo a respirare ed è immunodepresso. Potete immaginare le condizioni di vita di una donna che ha partorito e che allatta, in sporcizia totale, un bagno ogni duecento persone, senza la possibilità di lavarsi. Non ci sono assorbenti, non c’è il bidet, non c’è l’ostetrica che ti visita ogni tre ore per vedere se hai un’emorragia. Non mangi carne, devi bere poco perché se bevi di più rischi la gastroenterite. Che latte produci?»

Uccidere la medicina colta è un metodo per fare genocidi

Bombardare e uccidere la medicina colta è un metodo per fare genocidi. Se uccidi tutti i dottori e gli infermieri anziani fai un danno a chi trasmette il sapere e quindi ai medici e agli infermieri del futuro. E a tutti quelli che trarrebbero beneficio dal loro lavoro. «Io sono un’infermiera con 42 anni di servizio» commenta Paola. «Quanto posso insegnare a uno giovane? Se arresti tutti i primari, se colpisci l’infermiere di terapia intensiva, il capo tecnico di radiologia e del laboratorio analisi hai distrutto la possibilità di creare nuove figure in breve tempo. Il responsabile coordina il lavoro di tutti e inoltre sorveglia e addestra i nuovi. Se lasci solo la manovalanza a lavorare, i nuovi devono imparare rubando con gli occhi. Ma così non sempre si impara tutto e velocemente».

Il bombardamento in due o tre tempi per colpire le squadre di soccorso

Ma quello che dice tutto sul comportamento criminale di Israele è il bombardamento in due o tre tempi. «È quello che stanno facendo oggi nel Libano del Sud» chiarisce Paola. «Bombardano la palazzina; aspettano che arrivino le ambulanze e ri-bombardano le squadre di soccorso. E quando arriva la seconda squadra bombardano anche questa. Pensiamo alla storia di Hind Rajab. In quella macchina c’erano due ragazzine di 15 e di 6 anni. E un carro armato ha sparato 355 proiettili contro due ragazzine. Il senso di questo dove sta? Solo di mettere paura a tutti. Solo una dimostrazione di forza. Ma questa, e me ne assumo la responsabilità, è una dimostrazione di forza che mostra tanta paura, tanta fragilità. Quando chi è forte esibisce una tale violenza, forse sotto sotto inizia a capire che non è così forte come vorrebbe».

Immagini Rete dei Sanitari per Gaza

PALESTINA: ANCHE UCCIDERE LA MEDICINA È GENOCIDIO

PALESTINA: ANCHE UCCIDERE LA MEDICINA È GENOCIDIO