
PALESTINE 36: TUTTO È INIZIATO MOLTO TEMPO FA
Abbiamo visto Palestine 36 in una proiezione organizzata dall’associazione Cultura è Libertà al Cinema Aquila di Roma. A raccontarne la storia, il valore e l'urgenza sono la regista, Annemarie Jacir, in collegamento video dai Haifa, e la presidente di Cultura è Libertà, Alessandra Mecozzi
29 Giugno 2026
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«Meglio mezzo pane che niente». Radio Gerusalemme, la radio in lingua inglese istituita dalla potenza coloniale britannica ha appena iniziato a trasmettere la notizia della decisione della Commissione Peel. Ha appena detto che non ci sarà uno stato palestinese indipendente, ma che ci sarà uno stato ebraico indipendente in Palestina, che possa accogliere quante più persone in arrivo dall’Europa crede possibile, in modo che possano fuggire dalle difficoltà in cui stanno vivendo. È un momento chiave della storia della Palestina, e lo viviamo in quello che è il cuore del film Palestine 36 di Annemarie Jacir, che abbiamo visto in una proiezione speciale organizzata dall’associazione Cultura è Libertà al Cinema Aquila di Roma e che uscirà dopo l’estate nelle sale distribuito da Wanted Cinema. In quella trasmissione radiofonica c’è un passaggio beffardo e dolorosissimo. Quello in cui lo speaker dice che il popolo ebraico un giorno sarà grato agli arabi per aver alleviato le loro sofferenze. Come è andata a finire lo sappiamo. È per questo che Palestine 36 è un film importantissimo. Perché c’è ancora chi crede che i problemi in Palestina siano iniziati con il 7 ottobre del 2023, o con la Nakba del 1948. No, è iniziato tutto molto prima, nel 1936, con le scelte del Regno Unito, potenza coloniale che ha trattato la Palestina come una colonia, i palestinesi come proprio sottomessi, pedine da spostare a piacimento su un tavolo per farne entrare altre. Sì, gli ebrei a loro volta sono state pedine perché lo stato di Israele doveva essere un avamposto strategico in quelle terre, l’unico modo per mantenere il controllo occidentale in medio oriente. L’Inghilterra disponeva a piacimento di popoli e terre. La Germania e l’Italia annientavano e cacciavano la popolazione ebraica spingendola nelle terre di Palestina. Tutto quello che succede da allora, tutto quello che succede oggi è colpa nostra. Dell’Europa. Dell’Occidente.
È incredibile che viviamo le stesse cose che hanno vissuto i nostri nonni
In quel momento, sin dalle prime parole che escono dalla radio, i volti dei palestinesi sono terrei, attoniti, furibondi. I membri della famiglia al centro della storia non fanno in tempo neanche a guardarsi negli occhi fra loro, a parlarne. La luce salta, fuori si cominciano a sentire scoppi e spari. È la rivolta che è scoppiata immediatamente. «È stata la prima rivolta di massa contro i coloni in Palestina» ci ha raccontato la regista Annemarie Jacir, in collegamento video dai Haifa. «È stato un incredibile momento che volevo esplorare, un momento che era pieno di possibilità. Nel 1939 la rivolta è fallita. Trovavo che fosse un momento da celebrare, da esplorare. Tutto non è cominciato con la Nakba, la grande cacciata dei palestinesi, che è avvenuta nel ‘48. È una cosa che è nata molto prima, È così rilevante nelle nostre vite oggi: è incredibile che viviamo le stesse cose che hanno vissuto i nostri nonni».

Il 7 ottobre tutto quello che avevamo preparato per il film è crollato
A quei primi squilli di rivolta, la potenza occupante inglese risponde alzando muri, portando armi e soldati, dividendo le persone, in modo che si possano fare la lotta fra loro. Anche queste sono scene viste in tempi recenti. In scena, poco prima, avevamo visto una pistola. E sappiamo che, se in scena appare una pistola, sappiamo che prima o poi sparerà. Lo diceva Anton Čechov. E quella pistola sarà al centro di uno dei momenti chiave del film, forse l’apice. Segno che Palestine 36 non è solo un film che racconta efficacemente un momento della storia di un popolo, ma che è costruito sapientemente anche a livello drammaturgico. Ed è stato costruito pazientemente anche a livello produttivo. «Ci son voluti 10 anni tra la ricerca i finanziamenti e le riprese: si tratta di un film davvero grande per la Palestina» ha raccontato la regista. «Sentivamo che la storia fosse davvero importante da raccontare: nessuno aveva mai girato un film sulla Palestina degli anni Trenta. Poi abbiamo iniziato la produzione: l’intero film è stato preparato per essere girato in Palestina. Abbiamo trovato i villaggi. Molti villaggi sono stati distrutti: li abbiamo trovati e ricostruiti. Abbiamo ricostruito i bus britannici, i carri armati inglesi, i bus. L’intero processo è durato un anno. Il giorno di inizio delle riprese avrebbe dovuto essere a il 14 ottobre del 2023. Una settimana prima, il 7 ottobre, abbiamo perso tutto quello che avevamo preparato. È iniziato il genocidio. Tutto quello che avevamo preparato per il film è crollato». «E ci è voluto un intero anno in cui abbiamo fermato la produzione 4 volte» continua. Il West Bank era completamente bloccato. Abbiamo trovato un villaggio in Giordania, al confine con la Siria, e abbiamo girato lì per un anno. Poi siamo tornati in Palestina».
Girato e filmati d’epoca si fondono alla perfezione
Per ricostruire quel mondo lontano degli anni Trenta in Palestina al girato sono state mescolate delle immagini di repertorio, filmati di quell’epoca, soprattutto della BBC, che sono stati restaurati e colorati in modo che potessero fondersi e diventare un tutt’uno con le immagini di finzione. È un lavoro così pregevole che quasi non si vede lo stacco tra i due tipi di immagini. «I primi anni di lavoro sono sono stati impiegati in ricerca» spiega la regista. «Non esiste nessun film sugli anni Trenta. Ma c’è una grande quantità di materiale storico girato in quel periodo. Bacio le mani agli accademici e agli storici che hanno scritto tanto: abbiamo documenti, lettere, memoir, storie di persone che sono sopravvissute a quel periodo; ci sono fotografie e filmati. Gli inglesi erano bravissimi a filmare qualsiasi cosa nelle loro colonie». «Ho usato parte dell’archivio nel film. Li ho usati nel processo di scrittura, li hanno usati gli scenografi e i costumisti. Ho deciso che gli archivi sarebbero parte del film ma non in bianco e nero, abbiamo restaurato quelle immagini e le abbiamo colorate».
Tra i produttori c’è BBC Films: è una storia palestinese, ma anche inglese
Tra i produttori di Palestine 36 c’è la BBC, proprio il broadcaster inglese. E quella sulla sua partecipazione al film è una delle domande più frequenti che vengono poste alla regista. «Tutti mi chiedono della BBC» ci spiega infatti. «Quando ho iniziato a scrivere il progetto, un produttore mi ha detto: “dovresti venire nel Regno Unito per i finanziamenti. È una storia palestinese, ma è anche una storia inglese”. C’è un cast britannico, i coproduttori sono inglesi. BBC Films però è molto diverso da BBC News che sta cancellando le voci palestinesi. BBC Films è una compagnia di produzioni cinematografiche. Sono stati dei partner eccezionali. È hanno voluto mostrare gli anni del colonialismo inglese». «I protagonisti non sono persone che conosciamo, non sono i leader, i famosi di quegli anni. Sono persone normali colpite da quel particolare momento. E prendono delle decisioni. È un film sulla rivolta. Ma ci dovrebbero essere 50 film di questo tipo, sul ’48, sul ’67, su oggi».
Cultura è Libertà: il supporto al Women Cinema Festival a Gaza
«È un’anteprima» ci ha spiegato Alessandra Mecozzi, presidente di Cultura è Libertà. «Tranne i festival di Toronto, Roma, Bari, dove è stato presentato, il film non è stato ancora proiettato. Uscirà nelle sale in autunno. So quanto è importante conoscere un periodo storico che è meno noto, meno discusso, del periodo dalla Nakba in poi. Come dice Annemarie, il dramma non è cominciato con la Nakba, ma molto prima, nel periodo coloniale britannico». «È la storia di una rivolta durata tre anni contro il dominio britannico e quella immigrazione ebraica che i britannici sostenevano, finanziavano, e armavano anche» continua. «Con i fondi che abbiamo raccolto con questa serata avremo la possibilità di supportare il Women Cinema Festival a Gaza. È un pensiero per il futuro. Che questo nasca a Gaza, in una situazione come quella, è qualcosa che conferma quanto meraviglioso sia il popolo palestinese e le sue donne». Palestine 36 è l’unico lungometraggio girato in Palestina negli ultimi due anni. Ora sta girando il mondo insieme al suo team. Con la convinzione, come scrive Mahmoud Darwish, che «ogni bella poesia è un atto di resistenza».
L’iniziativa è stata promossa da Cultura è Libertà in collaborazione con l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), AssopacePalestina, BDS Roma.






