
QUI VIVE JEEG. LA PERIFERIA OLTRE LE GEOGRAFIE DELLO STEREOTIPO
Nel progetto artistico di Fabio Moscatelli c'è l'altro lato della medaglia. Di Tor Bella Monaca, delle periferie. Un’arte della realtà che scavalca il filo spinato delle narrazioni monodimensionali di realtà complesse e vitali. L’invito a un atto di ribellione contro il luogo comune
21 Maggio 2026
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Quando ti trasferisci a Roma, tra le prime cose che ti vengono dette ce n’è sicuramente una in particolare, pronunciata con quel tono a metà tra l’avvertimento e la sentenza: “Stai lontano da quella zona”.
È un consiglio che arriva subito, quasi insieme alle indicazioni per i migliori supplì o ai segreti per evitare il traffico. E tu, inizialmente, ascolti. Ti fidi di quella geografia della paura tracciata spesso da chi in quelle strade non ha mai camminato.
È proprio così che funziona l’arte dello stereotipo: un passaparola incessante che crea una realtà propria, una visione distorta che non rispecchia del tutto il vero, ma che finisce per sostituirlo nell’immaginario collettivo. Lo stereotipo è una gabbia invisibile, un muro di cinta che isola interi quartieri prima ancora che lo faccia l’urbanistica. Ma per tornare con i piedi per terra, in quella realtà bisogna andarci. Bisogna attraversare quel confine immaginario, bisogna affrontarla, bisogna prenderla di petto.
Sicuramente non è tutto rosa e fiori. Le periferie romane hanno le loro cicatrici, le loro fatiche e le loro contraddizioni, come nessun aspetto della vita ne è esente. Ma l’errore che commettiamo troppo spesso è concentrarci su un solo lato della medaglia, paralizzati dalla paura di scoprire l’altro.
Le fotografie di Fabio Moscatelli, presentate nella mostra Qui vive Jeeg, ci mostrano esattamente quell’altro lato: quello nascosto, quello messo a tacere, quello che pulsa con dignità dietro la maschera del degrado.
Questa iniziativa è stata resa possibile grazie ad Antimafia Pop Academy (AP), che ha organizzato il Treseizero Media Pop Fest 2026. L’associazione ha voluto smontare le narrazioni tossiche e unidimensionali che spesso gravano sulle periferie. In questo contesto, il lavoro di Moscatelli agisce come quella che potremmo definire “arte della realtà”: un’estetica che permette di scavalcare quel filo spinato creato dai media, portandoti finalmente nel cuore di Tor Bella Monaca, intesa come parte integrante, dinamica e necessaria della città.
Qui vive Jeeg: un atto di ribellione contro il luogo comune
L’allestimento scelto riflette perfettamente la filosofia della AP Academy: le immagini non sono chiuse in una galleria asettica, ma sono appese direttamente sulle reti metalliche. Le fotografie sono esposte agli sguardi dei passanti, diventando parte del paesaggio urbano. Da questi scatti emerge una realtà complessa e vitale, dove riesci quasi a sentire l’odore del sugo che sobbolle nelle cucine o la sensazione della pioggia che scende sull’asfalto lucido, riflettendo la verticalità dei palazzoni in enormi pozzanghere.
Il racconto fotografico di Moscatelli, cerca l’anima del quartiere attraverso i volti. Incontriamo il sorriso radioso di una signora dai capelli rosso acceso che guarda fuori dalla finestra, immersa in una luce calda che trasforma l’ambiente domestico in un rifugio di serenità. Vediamo il corpo tatuato di un giovane che posa con fierezza davanti al cemento, usando la propria pelle come un diario di appartenenza. E incontriamo persino l’immagine surreale di un uomo a cavallo tra i lotti, una visione che rompe ogni logica urbana e ci ricorda che la periferia è anche un luogo di sogni e libertà inaspettata.
Persino il buio non fa paura. Le finestre illuminate di un palazzo nella notte sono costellazioni di storie umane dove ogni luce rappresenta una vita.
In definitiva, attraverso il progetto “Qui vive Jeeg” e la visione di Antimafia Pop Academy, veniamo invitati a un atto di ribellione contro il luogo comune. Tor Bella Monaca non è un “problema da evitare”, ma un laboratorio di energie e possibilità, un pezzo di cuore di Roma che aspetta solo di essere guardato per quello che è veramente: una comunità che resiste e che, nonostante tutto, fiorisce.






