ROMA, LA METROPOLI CONTINUA

Una ricerca analizza la storia e la vita sociale del quadrante sud di Roma. In collaborazione con il CSV Lazio un focus sull’associazionismo, che ha radici profonde sia nella città compatta sia nei territori della città diffusa

di Ilaria Dioguardi

Un libro «che esprime la qualità di fare ricerca, offre tante dimensioni, è profondamente interdisciplinare», dice Alberto Marinelli, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dell’Università di Roma. La metropoli continua. Storia e vita sociale del quadrante sud di Roma, a cura di Roberta Cipollini, Francesca Romana Lenzi, Francesco Giovanni Truglia (Sapienza Università Editrice) analizza la vita sociale del quadrante sud della capitale alla luce della storia e delle memorie dei suoi territori.

Città compatta e città diffusa

Questo libro fa parte di un percorso iniziato nel 2013, con l’analisi delle specificità del quadrante est di Roma nel lavoro “La metropoli ineguale. Analisi sociologica del quadrante Est di Roma” di Roberta Cipollini e Francesco Giovanni Truglia (editore Aracne). «Il nostro obiettivo era quello di analizzare le peculiarità delle zone urbanistiche in cui la città è suddivisa, che sono 155 in tutta Roma», spiega la professoressa Roberta Cipollini. La ricerca si era avvalsa di imponenti fonti statistiche reperite sia tramite l’Ufficio di Statistica del Comune di Roma sia dai dati forniti dal censimento Istat del 2011. «L’indagine dava conto della grande eterogeneità e complessità dei territori urbani, in particolare emergeva la grande dicotomia tra centro e periferia, tra “città compatta” e “città diffusa”, quest’ultima caratterizzata dalle zone urbanistiche prossime o oltre il GRA (Grande Raccordo Anulare). La città compatta risultava caratterizzata da un certo grado di coesione sociale e dalla presenza di servizi culturali legati alla formazione, che garantivano maggiore coesione sociale. Molto più problematica era la situazione della città del GRA, dove vivono oltre un milione e 200 mila persone e che risultava povero di infrastrutture. Abbiamo capito che occorreva un’altra chiave di lettura aggiuntiva: la storia e la memoria dei territori».

Il fermento di vita sociale e l’associazionismo

La collaborazione tra il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma e CSV Lazio ha permesso la consultazione degli archivi delle associazioni, una disponibilità di dati rilevanti ai fini di un’analisi di una vita sociale. «Non è stata questa l’unica fonte innovativa, abbiamo fatto riferimento a fonti dell’Inail, del Miur e a molte altre non esplorate in precedenza. Il risultato di questa sistematizzazione è stato un’immagine diversificata di Roma, soprattutto tra territori anulari ed extra anulari, che non sono compartimenti stagni: c’è una contaminazione a nostro avviso anche di culture, di memorie, di stili di vita che hanno reso, alla luce della ricerca, particolarmente interessante tutto il fermento di vita sociale esistente soprattutto nelle aree più esterne», continua Cipollini.
Nel libro un nucleo centrale dell’analisi della vita sociale è stato l’associazionismo, che ha investito altre dimensioni come gli orientamenti residenziali, l’incidentalità, la sicurezza domestica, l’andamento della pandemia da Covid-19, la localizzazione dei luoghi di incontro. «Nel bel saggio “La città solidale. La dimensione associativa del quadrante Sud” presente nel libro, scritto da Ksenija Fonovic (CSV Lazio) e da Stefania della Queva (Istat), emerge che l’associazionismo ha radici profonde nei luoghi della città, sia nella città compatta sia nei territori della città diffusa in cui la vita sociale può contare nel retroterra di storie, memorie e relazioni già consolidato. È forte qui la presenza delle associazioni sia in forme tradizionali che innovative, assai più rara nei nuovi quartieri di edilizia media, che sono spazialmente attigui ma non hanno lo stesso retroterra di storie, valori e relazioni», spiega Cipollini. Questo capitolo propone una mappa geolocalizzata della distribuzione territoriale degli enti del terzo settore, con una mappa dinamica per una lettura qualitativa della densità associativa quale infrastruttura della relazionalità sociale dei micro-territori.

la metropoli continua
Un momento della presentazione del volume a la Sapienza

Una presenza interculturale consolidata

Molta attenzione merita quanto è emerso in riferimento alla localizzazione degli immigrati a Roma. «L’insediamento degli immigrati è un patrimonio sul quale si posa uno sguardo distratto, invece è un vanto per questa città. Spesso se ne parla mettendo in evidenza il conflitto, trascurando il fatto che convivono decine di nazionalità in una condizione pacifica, di confronto, è un fenomeno di relazione su basi spontanee, sul contatto, sulla condivisione anche delle criticità della quotidianità (che a Roma non mancano, in particolare oltre il GRA) in quartieri come Torre Angela, Pietralata, Tor Pignattara, Garbatella, Laurentino, Ostia», dice Roberta Cipollini. «Emerge una presenza di interculturalità consolidata, solida, che trova la sua ragione e la sua radice nella storia dei territori e nell’abitudine al confronto con la diversità e che fa di Roma un esempio, un emblema di pacifica convivenza interculturale». «Il CSV Lazio ha collaborato a questo libro ma ne è anche un fruitore» dice Renzo Razzano, vice presidente vicario del Centro di Servizio per il Volontariato. «Una migliore conoscenza delle dinamiche sociali è fondante per il terzo settore, il cui lavoro è per sua natura fatto di relazioni, di comunità. I dati presenti nella ricerca andrebbero ulteriormente approfonditi, quelli dell’Istat hanno scarsi riferimenti territoriali. È fondamentale una mappatura attiva e attenta a forme di cittadinanza attiva».

La città “viaggia da sola”

Roma mostra una forte intensità della vita sociale che tende a contraddire la tesi della “fine della città” e l’affermarsi di un “urbano diffuso”, individualizzato, che scorrerebbe indistinto nelle zone suburbane. «La lettura di Roma fornita in questo libro è un modo di vedere Roma. La città è difficile da cogliere, è una fluidità, è indeterminata, indefinita, viaggia per geometrie spaziali imprevedibili, non riusciamo più a gestirla a misura d’uomo. Abbiamo bisogno di una chiave interpretativa che ci dia un senso», afferma Maurizio Bonolis, Professore Emerito di Sociologia generale dell’Università La Sapienza. «Roma è piena di piccole città, che si ricostruiscono nella vita quotidiana. Il Pigneto è un esempio di quartiere che rivive nella città, questo quartiere ha ricreato a Roma un “polmone umano”. Non torneremo mai indietro, alla città con la chiesetta e il campanile. Quello che possiamo fare è cercare di intervenire indirizzando la città, che comunque viaggia da sola». «La qualità della vita sociale», afferma Alberto Marinelli, «dovrebbe essere l’obiettivo della governance».

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la metropoli continuaRoberta Cipollini, Francesca Romana Lenzi, Francesco Giovanni Truglia (a cura di)

La metropoli continua. Storia e vita sociale del quadrante sud di Roma

SUE (Sapienza Università Editrice)

pp. 522 € 40,00

 

 

 

 

 

Immagini: DANIELE DI PIETRO

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