SOCIAL FORUM ABITARE: «IL DIRITTO ALLA CASA ENTRI NEI LEP»

In corso a Roma la terza assemblea del SFA. Ieri al Quarticciolo presentata proposta di Programma Nazionale in dieci punti. De Luca (Forum Diseguaglianze): «Le risorse non sono più un problema quando si tratta di finanziare il Ponte sullo Stretto. Quarticciolo Ribelle: «Basta criminalizzare gli abitanti delle case popolari»

di Antonella Patete

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Inserire il diritto all’abitare tra i Livelli essenziali delle Prestazioni, quegli standard che lo Stato centrale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, indipendentemente da dove nascono e vivono. La casa come diritto esigibile, al pari della sanità, è forse la proposta più importante lanciata ieri, 4 giugno, durante l’apertura della terza assemblea nazionale del Social Forum dell’Abitare: uno spazio di incontro e confronto nato per mettere insieme esperienze di lotta, sperimentazione e ricerca portate avanti, in questi anni, da movimenti sociali, sindacati, associazioni, cooperative, comitati di quartiere, tra cui Arci, Acli, Cgil, Sunia, Banca Etica, Cnca, Gruppo Abele, Fiopsd, Nonna Roma, per fare solo alcuni nomi. «Nei confronti del diritto alla casa c’è bisogno di una responsabilità dello Stato che non viene più esercitata, evitando di lasciare soli i livelli territoriali più vicini ai cittadini», ha detto Sabina De Luca del Forum Disuguaglianze e Diversità, aprendo la prima giornata, che ha avuto luogo nei giardini della Palestra Popolare del Quarticciolo, una delle periferie più note d’Italia dopo essere stato investita da quel decreto Caivano che, secondo gli attivisti del comitato di quartiere, vorrebbe rispondere ai problemi della borgata con il pugno di ferro della logica securitaria.

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La casa come diritto garantito dallo Stato su tutto il territorio nazionale è il primo punto del Programma nazionale in dieci punti presentato da Social Forum Abitare

De Luca (Forum Diseguaglianze): «Partire dalle persone più vulnerabili»

Oltre al bilancio dei primi tre anni di attività l’appuntamento, che andrà avanti fino al fino al 6 giugno, prevede l’avvio di una mobilitazione dal basso per una legge sulla casa e sull’abitare, a partire proprio dai cittadini e dai quartieri. «Con l’overtourism e la speculazione immobiliare, negli ultimi anni, da bene e diritto a cui tutti dovrebbero poter accedere le case si sono trasformate in oggetti da cui estrarre rendita», ha spiegato De Luca, ricordando la solitudine dei Comuni e delle realtà locali lasciati soli a gestire un problema strutturale con risorse insufficienti. «Il punto fondamentale è partire dalle persone più vulnerabili», ha detto ancora. «I quartieri residenziali pubblici devono essere al tempo stesso soggetto e oggetto della proposta di legge nazionale a cui vogliamo lavorare». Pretestuoso, secondo De Luca, il tema delle risorse che impedirebbero non solo l’accesso alla casa, ma anche la manutenzione ordinaria e l’efficientamento energetico e tecnologico del patrimonio edilizio pubblico. «Al di là delle logiche emergenziali che lo sottendono, consideriamo il Piano casa del governo Meloni un Non-Piano. Un programma per l’abitare che possa dirsi tale non può che avere un orizzonte di medio-lungo termine e una dotazione finanziaria significativa. Cosa che, come abbiamo visto, non rappresenta un problema quando si tratta di destinare oltre 13 milioni di euro a un’infrastruttura come il Ponte sullo Stretto. Insomma, la ristrettezza delle risorse, che viene sempre invocata come ostacolo, sembra invece non esserlo quando si decide di dirottarle su altre finalità».

Dalla regolamentazione degli affitti allo stop alle speculazioni, un Programma nazionale in dieci punti

La casa come diritto garantito dallo Stato su tutto il territorio nazionale è, dunque, il primo punto del Programma nazionale in dieci punti per una politica sul diritto all’abitare che metta al centro la giustizia sociale e ambientale. Il Programma precisa, poi, che occorre un piano nazionale per l’incremento e la manutenzione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, affitti calmierati con contratti lunghi e stabili per chi non riesce ad accedere al mercato libero e limitazione degli affitti turistici brevi. Ma è presente anche il tema della transizione ecologica con il contrasto alla povertà energetica e quello delle speculazioni, che vanno fermate attraverso la collaborazione tra il pubblico e il privato e il coinvolgimento del non profit. Inoltre, poiché abitare non significa soltanto avere un tetto, il Programma prevede l’attivazione di programmi di rigenerazione urbana con riqualificazioni che includano aree verdi, trasporti, scuole e negozi di prossimità. La mappatura e il recupero di migliaia di immobili pubblici e privati vuoti da anni significa, poi, avere più case disponibili senza consumare nuovo suolo. Gli ultimi due punti riguardano, infine, la riforma della fiscalità immobiliare con, tra le altre cose, l’abolizione della cedolare secca sul libero mercato e la tracciabilità dei canoni, e il rafforzamento delle strutture della Pubblica Amministrazione coinvolte a tutti i livelli nella costruzione del Programma Nazionale, adottando come prassi ordinaria la co-programmazione e co-progettazione.

Alessia (Quarticciolo Ribelle): «Gli abitanti delle case popolari criminalizzati»

Il valore simbolico di aprire i lavori del Social Forum al Quarticciolo emerge dall’esperienza del comitato di quartiere e dell’Ambulatorio Popolare Roma Est che, negli ultimi anni, hanno contribuito a cambiare il volto del rione. «In questi anni ci siamo scontrati con problemi giganteschi riguardanti le case popolari, ma soprattutto con la colpevolizzazione delle persone che ci abitano», ha detto Alessia del Quarticciolo Ribelle. «Come se i problemi derivassero dal fatto di non tenere bene le case o – peggio ancora – di essere dei criminali che non meritano il diritto all’abitare». Per questo uno dei primi impegni del Comitato di quartiere è stato quello di ristabilire la verità rispetto a una dinamica raccontata spesso in maniera fuorviante. «Non è vero che la maggior parte degli abitanti delle case popolari siano abusivi», ha spiegato. «Emerge chiaramente dai dati dell’Ater, ovvero dal censimento del 2024, che mette in evidenza le inefficienze dell’Istituto. Solo una minima parte delle irregolarità dipende dalle occupazioni, le altre derivano da una serie di problemi stratificati nel tempo e complicati dal susseguirsi di diverse leggi e regolamenti». Ci sono poi i problemi strutturali degli edifici, con «solai che cedono continuamente» e «infiltrazioni che quando piove è una tragedia». A questo si somma la questione degli sgomberi, una decina negli ultimi tempi, a fronte di una 170 appartamenti vuoti nel quartiere. «Assistiamo a una contraddizione: si fanno gli sgomberi e poi ci sono tanti appartamenti vuoti che non possono essere assegnati perché non sono ristrutturati. È un cane che si morde la coda».

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La casa come diritto esigibile è forse la proposta più importante lanciata ieri durante l’apertura della terza assemblea nazionale del Social Forum Abitare

Lorenzo (Ambulatorio Popolare Roma Est): «La casa come determinante per la salute»

Su come avere una situazione abitativa precaria incida sugli altri aspetti della vita, e sulla salute in particolare, si è soffermato, infine, Lorenzo dell’Ambulatorio Popolare Roma Est. «La casa ha un posto importante tra i determinanti della salute», ha osservato. «Lo abbiamo visto durante il Covid quando è emerso con chiarezza che non era possibile fare la quarantena in 40 metri quadrati, ma non solo: le case del Quarticciolo sono pene di amianto, situazione di cui, oltre l’Ater, si dovrebbe fare carico anche la Asl». Sono tante poi le denunce di infiltrazioni d’acqua nelle abitazioni con la conseguente presenza di muffe «che aumentano il rischio di asma nei bambini, di polmoniti e di BPCO negli adulti e negli anziani, di patologie articolari. Anche di questo le istituzioni non si occupano. Come Ambulatorio sappiamo che non saranno le istituzioni a risolvere questi problemi se non ci sarà un’attivazione dal basso che porti a percorsi di miglioramento delle condizioni materiali», ha concluso. E la battaglia per salute non può essere indipendente rispetto a quella per l’abitare».

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