
SOCIAL FORUM DELL’ABITARE, AL VIA LA STAGIONE DELLA CONSULTAZIONE DAL BASSO
Si è chiusa il 6 giugno a Piazza Vittorio la terza assemblea della coalizione che unisce sindacati, movimenti, Terzo settore e reti di ricercatori e studenti. In cantiere la realizzazione di una proposta di legge alternativa al Piano Casa del governo Meloni. Trovato (CNCA): «Si apre una nuova stagione». Alzetta (Spin Time): «Mettiamo insieme tanti sguardi diversi». Cedri (Nonna Roma): «Crisi strutturale, nessuna organizzazione può affrontarla da sola»
08 Giugno 2026
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Tre giorni di incontri, dibattiti, proiezioni, scambi di esperienze di lotta e resistenza da un capo all’altro della Penisola. E il proposito di lavorare, tutti insieme, alla costruzione di una proposta di legge dal basso fondata su due elementi: l’attivazione di politiche pubbliche di lungo periodo e la riduzione dell’impatto della speculazione finanziaria, e non solo, sul tema casa. Si è chiusa domenica 6 giugno a Piazza Vittorio, dopo aver fatto tappa al Quarticciolo e a Spin Time, la terza assemblea del Social Forum dell’Abitare, che ha richiamato nella Capitale sindacalisti, attivisti, reti di studenti e ricercatori ed esponenti del Terzo settore provenienti da tutta Italia. «Le città, i quartieri, stanno diventando sempre più il terreno di conquista della speculazione finanziaria e ciò che dovrebbe essere un diritto accessibile a tutte e tutti come la casa sta diventando sempre più un bene di scambio e un’ulteriore fonte di accumulazione di ricchezza per pochi», hanno scritto alla vigilia della tre giorni romana gli attivisti del Social Forum dell’Abitare, di cui fanno parte in modo stabile almeno una ventina di realtà tra cui Acli, Arci, Unione Inquilini, Sunia, Gruppo Abele, CNCA e Nonna Roma, ma che nei suoi tre anni di vita ha coinvolto circa 500 soggetti pubblici e privati. «Abbiamo l’ambizione di non voler essere espulsi dalle nostre città, dalle università, dalle case che abitiamo e dai luoghi della socialità. Per farlo abbiamo bisogno di approfondire, progettare e agire».

Non c’è più spazio da perdere, una carovana girerà tutta l’Italia
Insomma, è come dire che leggere i territori, analizzare le dinamiche di sistema, riflettere sulle tante cause e concause che hanno trasformato la casa da bene a miraggio non basta più. E che è arrivato il tempo di passare all’azione perché, come ammoniva lo stesso titolo della manifestazione “Non c’è più spazio da perdere”. «L’appuntamento di Roma ha aperto una nuova stagione, quella della consultazione dal basso per una proposta di legge sul tema della casa e dell’abitare», conferma Stefano Trovato, vice presidente del CNCA e componente del coordinamento nazionale del Social Forum dell’Abitare. «L’assemblea finale ha stabilito la creazione di una vera e propria carovana che girerà tutto il Paese: sarà uno strumento di consultazione, ma anche di mobilitazione generale rispetto al Piano Casa del governo Meloni, che noi riteniamo figlio del piano europeo». Aggiunge Andrea Alzetta, attivista di Spin Time con una lunga militanza alle spalle nei movimenti di lotta per la casa romani: «In Italia c’è bisogno di una legge per il diritto all’abitare che metta insieme i tanti sguardi diversi sul diritto alla casa negato e segni un’inversione di tendenza. Pensiamo a una grande consultazione dal basso, che colleghi il diritto alla casa al diritto alla città, per mettere nell’angolo il Piano Casa del governo Meloni e costituire l’inizio di un percorso in grado di unificare le resistenze globali».
La mobilitazione contro il Piano Casa del governo e il DDL Sfratti
A spiegare le ragioni del rifiuto del Piano Casa Europeo e di quello presentato a fine aprile dal governo è ancora Trovato: «Derivano entrambi dalla stessa logica», spiega il vice presidente del CNCA: «il diritto alla casa, che dovrebbe essere un diritto universale, viene condizionato dall’intervento dell’economia privata, cioè della speculazione. Se il Piano Europeo prevede l’intervento del privato nella costruzione dell’housing sociale, il Piano del governo Meloni apre sostanzialmente agli investimenti privati sulle ristrutturazioni degli stabili e prevede addirittura un commissario con poteri speciali che interloquisca con i grandi fondi immobiliari e le banche per realizzare una nuova politica sulla casa». C’è poi la questione dei nuovi alloggi, 100mila in 10 anni, numero che Trovato reputa «del tutto insufficiente, come è stato più volte documentato dai sindacati e dai movimenti per il diritto alla casa». Ma nel mirino c’è anche il DDL Sfratti, presentato contestualmente al Piano Casa, che mira a velocizzare drasticamente le tempistiche burocratiche e giudiziarie che consentono ai proprietari di rientrare in possesso dei propri alloggi. «Di fatto si tratta di un nuovo decreto sicurezza per colpevolizzare le persone povere», è il commento del vice presidente del CNCA.
A Roma la crisi abitativa riguarda un numero sempre maggiore di cittadini
Nel frattempo a Roma l’emergenza casa non si ferma. «Mentre si svolgeva il Social Forum per l’Abitare siamo riusciti a ottenere il rinvio di circa 40 giorni dell’esecuzione dello sfratto di una madre single con quattro figli minori», racconta Alessandra Cedri, operatrice sociale di Nonna Roma e consulente legale dell’Agenzia per il Diritto all’Abitare del Municipio VII di Roma Capitale. «Si tratta però di una misura temporanea, che non modifica l’esito della vicenda. È un esempio di ciò che vediamo sempre più spesso: situazioni estremamente complesse, nelle quali gli strumenti a disposizione dei servizi e del territorio non sono sufficienti a garantire una risposta strutturale».
Solo negli ultimi mesi allo sportello dell’Agenzia per il Diritto all’Abitare del VII Municipio si sono presentati circa 300 nuclei familiari dei quartieri Tuscolano-Cinecittà in condizione di disagio abitativo. «Parliamo di persone e famiglie colpite da sfratti, aumento dei canoni di locazione, perdita del lavoro o impoverimento economico, che sempre più frequentemente non riescono a trovare risposte adeguate sul mercato abitativo», sottolinea l’operatrice sociale. «La crisi abitativa non riguarda più soltanto le situazioni di maggiore marginalità sociale, ma coinvolge una fascia sempre più ampia della popolazione. Per questo crediamo sia fondamentale costruire una convergenza tra tutte le realtà che, a diversi livelli, si occupano del diritto all’abitare: sportelli, associazioni, movimenti, servizi territoriali e Terzo settore». In particolare, l’Agenzia lavora a livello municipale per intercettare i bisogni delle persone e costruire risposte insieme ai servizi e alle realtà del territorio. «In questa fase, rafforzare presidi di prossimità come questo è fondamentale per tenere insieme intervento sociale e costruzione di risposte condivise», conclude Cedri. «Anche la convergenza va costruita partendo dalla prossimità, ma mantenendo uno sguardo che si apra al nazionale, e su questo il Forum può fornire spunti e azioni collettive. Di fronte a una crisi che ha ormai carattere strutturale, servono infatti risposte strutturali: nessuna organizzazione può affrontarla da sola».
Foto di copertina Social Forum dell’Abitare






