TERREMOTO. CON I CANI TRA LE MACERIE DI AMATRICE

Le Orme di Askan addestra cani per il recupero tra le macerie. La testimonianza di un volontario che partecipato alle ricerche. Tra disperazione e riconoscenza.

di Ilaria Dioguardi

Stefano è partito sei ore dopo la forte scossa di terremoto delle ore 3,36 di mercoledì 24 agosto per raggiungere le zone colpite dal sisma. Fa parte da due anni del Gruppo cinofilo da soccorso Le Orme di Askan ed è stato il suo primo intervento di ricerca con i cani tra le macerie. «Io e mia moglie siamo partiti da Aprilia con due cani meticci, di cui uno addestrato per le ricerche tra le macerie, l’altro l’abbiamo portato con noi perché non potevamo lasciarlo da solo. Eravamo tre persone (di cui due unità cinofile) e tre colleghi. Un’unità cinofila è composta da un cane e una persona». Mentre Stefano mi parla della sua esperienza, sento dalla sua voce che le emozioni sono tante, tutte ancora vive, e lo saranno per sempre. Ha passato ore a cercare insieme al proprio cane, in un misto di speranza e disperazione, gioia per i ritrovamenti di persone vive, rabbia per chi non ce l’ha fatta, tra la durezza di ciò che vedeva intorno a lui e il calore e la bontà della gente del posto e dei soccorritori.

Con i cani tra le macerie: senza punti di riferimento

«Abbiamo effettuato due interventi ad Accumoli, poi la Centrale della Regione ci ha attivato ad Amatrice, in coordinamento con l’Ucl Vigili del Fuoco. La prima difficoltà è stata logistica: per raggiungere Amatrice ci sono solo due entrate, di queste una dopo poco tempo non c’era più perché il ponte era crollato.

cani tra le macerie
Una delle aree di ricerca ad Amatrice

C’era un grande caos, dovuto ai tanti camion di aiuti e in seguito di viveri, e alle istituzioni che arrivavano con tante auto blu. Altre difficoltà erano dovute alla confusione creata dalla polvere, dall’agitazione più che comprensibile degli abitanti e dalla concitazione della gente che aveva voglia di aiutare.
Abbiamo lavorato per sei ore di seguito nel centro storico. Il nostro unico punto di riferimento era la torre con l’orologio. Ci dicevano le vie in cui dovevamo andare a cercare le persone sotto le macerie, ma il Gps ci indicava strade che non esistevano più, non conoscendo la zona era molto complicato orientarsi. Camminavamo in un ambiente molto complicato, sia per noi sia per i cani, costituito solo da tetti, muri, finestre. Tecnicamente è la polvere l’aspetto che non è previsto durante le esercitazioni e a cui non ci si può preparare. Durante gli interventi andavamo su un posto, chiedevamo ai soccorritori se serviva aiuto, isolavamo il cane, che ha bisogno di concentrarsi e non deve essere distratto. Addentrandosi nelle macerie, il cane segnala se avverte una presenza umana tramite l’abbaio, ma anche con movimenti della postura: si può irrigidire o girare intorno a se stesso. Per questo è importante che ci sia un’altra persona ad osservare i movimenti del cane un po’ da lontano, in modo da notare movimenti che possono risultare dei segnali importanti. Per ogni ritrovamento ci sono due o tre segnalazioni da parte dei cani. Una volta che un cane dà la segnalazione, si fa cercare ad un’altra unità cinofila, e anche ad una terza se possibile, per avere un’ulteriore conferma e non rischiare di impegnare risorse umane inutilmente. L’unità cinofila dà una segnalazione di massima ai soccorritori della zona, che poi intervengono prontamente sul posto per cercare le persone, vive o morte.
Noi dell’associazione Le Orme di Askan ci prepariamo molto per affrontare al meglio queste ricerche, tutte le settimane facciamo esercitazioni per ricerche su macerie, in mezzo ai boschi, in ambienti rurali, studiamo la psicologia canina».

Bontà e umanità, riconoscenza e disperazione

«L’aspetto di questi due giorni ad Accumoli e ad Amatrice che mi fa venire la pelle d’oca è la bontà e l’umanità della gente, ho incontrato volontari con spirito di unità da tutta Italia e non solo, erano presenti anche dei cinofili irlandesi: non so come abbiano fatto ad arrivare così presto nella zona colpita dal terremoto.
Abbiamo trascorso due giorni tra le macerie, poi sono arrivate altre unità cinofile e abbiamo lasciato posto a loro che avevano cani più riposati: un cane troppo stanco non lavora bene e non è utile alle ricerche. Inoltre, dopo 36-48 ore la speranza di trovare persone vive si assottiglia sempre di più.
Oltre alla stanchezza sul posto, i cani “respirano” la tensione delle persone, sin dalla partenza da casa hanno accumulato la preoccupazione e lo stress trasmesso da noi, senza contare il fatto che il sisma si è avvertito anche a casa nostra e i cani l’hanno sentito.
Di quest’esperienza mi sono rimasti particolarmente impressi la riconoscenza e la disperazione delle persone. Mi ricordo che una mamma ci indicava una via dove andare a cercare il figlio sepolto dalle macerie. In queste circostanze purtroppo bisogna essere anche freddi e un po’ cinici: se si sta contribuendo ad una ricerca in un posto in quel momento, non si può dare ascolto a tutti e lasciare un lavoro a metà».

Le Orme di Askan

Maurizio Teofili è il presidente dell’associazione Le Orme di Askan, che ha tre sezioni: a Roma, in Umbria (a Narni) e in Puglia (a Fasano). «Non sono intervenuto direttamente alle ricerche dopo i crolli causati dal sisma nel centro Italia perché stavo facendo un’esercitazione con i cani in Slovenia.

cani tra le macerie
I volontari di Le orme di Askan in occasione di un’esercitazione. Foto di Adriana Tiratterra

So che dal Lazio hanno partecipato alle ricerche molte associazioni di gruppi cinofili da soccorso, oltre alla nostra. Dal racconto delle persone intervenute direttamente, posso dire che ci sono state molte difficoltà per quanto riguarda la viabilità; è stato complicato arrivare ad Amatrice, si sarebbe dovuto fermare il traffico prima, si sono creati ingorghi causati anche dai controlli che venivano effettuati in entrata del paese, e dalla gente che voleva aiutare ma non era organizzata. Altre difficoltà in loco sono state operative. Non bisogna sottovalutare il fatto che le difficoltà sono anche molte a livello psicologico per i soccorritori, a cui bisogna dare un supporto per sostenere lo stress di un’esperienza del genere».
Nella sezione di Roma dell’associazione sono 18 soci con 16 cani, che sono addestrati dai volontari e sono di loro proprietà. «Ci addestriamo tre volte alla settimana, anche alla ricerca di persone in superficie e sotto le macerie. I cani li manteniamo noi, abbiamo dei contributi dalla regione Lazio tramite la partecipazione a bandi, quindi in base a punteggi che riusciamo ad ottenere. Stiamo cercando di far realizzare dal comune di Roma un campo con macerie, quelli presenti in Italia sono lontani, ad esempio a Padova e a Lugo di Ravenna. Giriamo molto per formare i nostri cani e per fare attività su macerie, dove ce n’è bisogno, siamo andati anche in Marocco e in Albania. Per ogni cane, escludendo il cibo, spendiamo circa 700 euro l’anno, dobbiamo fare tante vaccinazioni, anche quella antirabbica. Dobbiamo mettere in conto che, quando andiamo a fare attività su macerie, i cani rischiano molto: se tutto va abbastanza bene, tornano a casa con dissenterie e coliti, c’è il rischio che possano mangiare qualsiasi cosa. Non c’è una razza adatta agli interventi su macerie, tutte lavorano molto, ognuna con le sue caratteristiche. Le razze che vanno per la maggiore sono il pastore belga, il border collie, il labrador, il golden, ma anche i meticci svolgono molto bene il proprio lavoro».

In copertina un’immagine di Adriana Tiratterra

TERREMOTO. CON I CANI TRA LE MACERIE DI AMATRICE

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