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VOLONTARIATO BENE IMMATERIALE DELL’UMANITÀ: LA RICHIESTA ALL’UNESCO
volontariato bene immateriale dell’umanità

VOLONTARIATO BENE IMMATERIALE DELL’UMANITÀ: LA RICHIESTA ALL’UNESCO

VOLONTARIATO BENE IMMATERIALE DELL’UMANITÀ: LA RICHIESTA ALL’UNESCO

È valore universale e indispensabile per la sua capacità di creare coesione sociale e innovazione. Ora si chiede di riconoscerlo

È partita da Padova, che nel 2020 è stata la Capitale europea del Volontariato, la richiesta all’Unesco di riconoscere il volontariato bene immateriale dell’umanità.

Il motivo principale è probabilmente la sua capacità di creare coesione sociale. I 6,3 milioni di volontari attivi, infatti, «portano in sé e fanno vivere principi fra i più essenziali per la convivenza e la collaborazione delle tante diversità che dovranno vivere insieme nel mondo che ci aspetta: il principio di solidarietà, soprattutto, nutrito dalla forte sensibilità per l’interesse altrui e la ricerca, su questa base, del bene comune», ha sintetizzato il vicepresidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, aderendo al comitato promotore dell’iniziativa.

«Il volontariato è l’unico in grado di rinsaldare i legami sociali», secondo il senatore questore Antonio De Poli – intervenuto alla presentazione dell’iniziativa in Senato il 16 giugno – tanto che «non può esistere un vero Piano di resilienza senza di esso». E non c’è dubbio che «il volontariato è un elemento di crescita morale e civile di ogni nazione ed è quindi un patrimonio universale, che appartiene a tutti».

 

volontariato bene immateriale dell’umanità
Paola Capoleva intervistata durante la presentazione dell’iniziativa al Senato

Ma il valore del volontariato è legato anche  alla duplice capacità di portare innovazione, da una parte, inclusione dall’altra. «Il volontariato è sempre stato, storicamente, elemento di innovazione nelle politiche sociali, ma anche in quelle ambientali – relative alla sostenibilità – e culturali. Ed è stato sempre anche elemento di inclusione», ricorda la presidente di CSV Lazio, Paola Capoleva. «Perché è sempre stato capace di intercettare bisogni e necessità e di trasformarli in proposte, iniziative, servizi (pensiamo ad esempio alle proposte di legge sulla salute mentale o ai centri antiviolenza). Ha tramutato un impegno associativo in proposte di servizi più vicini alle persone fragili e vulnerabili».

Per quanto riguarda invece l’inclusione, «possiamo dire che via via il volontariato ha fatto della propria azione un elemento di promozione della partecipazione e della responsabilità di tutti i soggetti, anche i più fragili. A questo proposito ricordo per esempio “Volontari inattesi”, la ricerca promossa da CSVnet (ne abbiamo parlato qui) sul volontariato degli immigrati, che da persone che ricevono sostegno e supporto dai volontari, diventano loro stessi cittadini attivi, attori dell’emancipazione e dell’inclusione di altre persone».

Il volontariato è dunque un capitale sociale insostituibile e in questa prospettiva assume un valore ancora maggiore il servizio civile, sul quale, secondo Capoleva, bisogna investire: «il Recovery plan indica il servizio civile come sostegno alle politiche giovanili, ma è necessario implementarlo ulteriormente, ipotizzando che i ragazzi continuino l’esperienza di servizio civile all’interno di un percorso che li porti a diventare essi stessi volontari, contribuendo così al rinnovamento del volontariato: abbiamo necessità di energie giovani all’interno di questo mondo».

Candidare il volontariato a bene immateriale riconosciuto dall’Unesco sarà anche  l’occasione «per avviare una grande campagna di promozione del volontariato in tutta Italia», dice Emanuele Alecci, presidente di Padova Capitale europea del Volontariato e del Csv di Padova e Rovigo. Intanto, sono stati attivati contatti e collaborazioni con le reti europee del volontariato perché sostengano la candidatura rendendola transnazionale. La Croce Rossa, ad esempio, si è già impegnata:  Francesco Rocca, presidente di Croce Rossa Italiana e membro del comitato promotore, ha ricordato che «i volontari sono sempre espressione di una comunità locale ed è importante riconoscere che solo che l’energia gratuita del volontariato è capace di tessere i fili di una comunità. Per questo anche parlando a nome di 192 associazioni internazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sosterremo con forza la campagna». Si prevede un anno di lavoro e di iniziative per portare a termine il percorso.

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Redazione

La redazione di Reti Solidali

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